Messaggio del cardinale Kurth Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani

XXV Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa
IL DONO DELL'OSPITALITÁ
Monastero di Bose, 6-9 settembre 2017
in collaborazione con le Chiese ortodosse

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MESSAGGIO DEL CARDINALE KURTH KOCH, PRESIDENTE DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE DELL’UNITÀ DEI CRISTIANI

A Fratel Luciano Manicardi, Priore di Bose
a Fratel Enzo Bianchi, Presidente del Comitato Scientifico
ai fratelli e alle sorelle del Monastero di Bose
e ai partecipanti al

XXV CONVEGNO ECUMENICO INTERNAZIONALE DI SPIRITUALITÀ ORTODOSSA
Il dono dell’ospitalità
6-9 settembre 2017

Vorrei innanzitutto, a nome del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e mio personale, porgervi il mio cordiale saluto, in primo luogo ai vostri illustrissimi ospiti, a Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartholomeos, a Sua Beatitudine il Patriarca Theodoros di Alessandria e di tutta l’Africa, egli eminenti metropoliti, vescovi, monaci e cristiani rappresentanti delle Chiese ortodosse, come pure a tutti i distinti partecipanti di questo 25° Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa.

In questo anniversario del convegno vorrei anche rendere grazie a Dio e congratularmi con la Comunità di Bose per questa iniziativa diventata, nel corso degli anni, un importante appuntamento per i rapporti tra ortodossi e cattolici, come ho sperimentato personalmente lo scorso anno quando ho avuto la gioia di essere vostro ospite.

I tema del vostro congresso, Il dono dell’ospitalità, tratta del cuore della spiritualità cristiana. Non a caso il più grande mistero della fede cristiana, la anta Trinità, è rappresentato sotto i tratti dell’“Ospitalità di Abramo”, che avete scelto anche come logo di questo vostro Convegno. Nel suo gesto paradigmatico, Abraham fa l’esperienza che nell’ospitare lo straniero, l’uomo ospita Dio stesso: “Chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato”. (Gv 10,40).

Ma più profondamente, e paradossalmente, colui che riceve fa anche l’esperienza di essere ricevuto da Dio. L’icona dell’ospitalità di Abramo non rappresenta solo l’ospitalità dell’uomo, ma anche l’ospitalità di Dio. Simboleggia l’Eucaristia, nella quale la Trinità invita ognuno di noi a partecipare alla Sua divina comunione. Al banchetto celeste dei salvati, il Signore, come nella parabola, “si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli” (Lc 12,37).

a Santa Trinità, quindi, non è affatto un concetto astratto. Il filosofo russo Nicolaï Fiodorov dichiara provocativamente: “La Trinità è il nostro programma sociale!”. Oggi la questione dell’ospitalità è una delle principali sfide delle società contemporanee alle porte delle quali bussano tanti uomini e donne costretti a lasciare il loro Paese. Di fronte a questa sfida sarebbero in antagonismo, secondo la famosa distinzione di Max Weber, due tipi di etiche: un’“etica della convinzione” e un’“etica della responsabilità”. È ovviamente superficiale ridurre le scelte etiche a questa alternativa: ogni etica, a livello sia personale che politico, deve essere nello stesso tempo guidata da convinzioni e applicata con responsabilità.

Ma come applicare la convinzione con responsabilità? Papa Francesco, il Patriarca Bartholomeos e l’Arcivescovo Ieronymos, nella loro dichiarazione congiunta firmata a Lesbo i l 16 aprile 2016, hanno dimostrato che la vera responsabilità non è di limitare l’ospitalità, ma al contrario di estenderla, e al contempo rispondere alle cause stesse che portano uomini e donne a lasciare le loro case per cercare migliori condizioni di vita. In un modo simile, Papa Francesco e il Patriarca Kirill, nella loro dichiarazione congiunta del 12 febbraio 2016, chiamavano a risolvere soprattutto le cause delle migrazioni, siano i diversi conflitti o l’ineguale distribuzione delle ricchezze. Queste recenti dichiarazioni mostrano che la questione delle migrazioni e dell’ospitalità è un tema essenziale delle relazioni tra cattolici e ortodossi, e in generale, delle relazioni ecumeniche.

Sono grato alla Comunità di Bose di aver organizzato un incontro su questo tema e non ho dubbio che esso sia l’occasione di proficui scambi, permettendo nello stesso tempo ai partecipanti di fare l’esperienza fraterna di questo accogliere ed essere accolti. Possa questo convegno essere l’occasione per noi, ortodossi e cattolici, come i pellegrini di Emmaus, di camminare insieme discutendo, accompagnati da Cristo. Che possiamo, come i discepoli di Emmaus, offrire la nostra ospitalità al Signore e riconoscere alla frazione del pane Colui che è morto e risuscitato per noi! Possa questo nostro cammino comune avvicinare il giorno quando potremo non solo riconoscerlo, ma comunicare insieme al Suo Corpo e al Suo Sangue, entrando insieme nella Sua divina ed eterna ospitalità!

Con questo augurio vi assicuro la mia vicinanza e la mia fraterna preghiera, chiedendo su tutti voi la benedizione del Signore.

Kurt Cardinale Koch
Presidente

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