Messaggio del Cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio consiglio per l'unità dei cristiani

XXVI Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa
DISCERNIMENTO E VITA CRISTIANA
Monastero di Bose, 5-8 settembre 2018
in collaborazione con le Chiese ortodosse

Card. Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristianiMESSAGGIO DEL CARDINALE KURT KOCH, PRESIDENTE DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA UNITÀ DEI CRISTIANI

A Fratel Luciano Manicardi, Priore di Bose,

a Fratel Enzo Bianchi, Presidente del Comitato Scientifico,

ai fratelli e alle sorelle del Monastero di Bose
,
ai partecipanti 

Desidero prima di tutto, a nome del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e mio personale, porgere il mio più cordiale saluto agli illustri ospiti, agli eminenti metropoliti, vescovi, monaci e cristiani rappresentanti delle Chiese ortodosse, come pure a tutti i distinti partecipanti di questo XXVI Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa dedicato a Discernimento e vita cristiana.

L’immagine del vostro convegno è un mosaico del XII secolo dello stupendo Duomo di Monreale che illustra il dubbio di Tommaso. Il soggetto è un classico dell’iconografia cristiana: l’incredulo Apostolo Tommaso, su invito di Cristo, tende la mano e la mette nel costato del Signore, entrando, per così dire, nella sua ferita. Diventa credente facendo l’esperienza della ferita di Cristo, interpretando questa esperienza e facendo la scelta della fede, dicendo: ‘Mio Signore e mio Dio!” (Gv 20. 28).

Il cammino dell'Apostolo Tommaso è un cammino di discernimento, con le sue tre dimensioni: esperienza, interpretazione, scelta.

Guardando questo mosaico e pensando al tema del vostro convegno, mi sono reso conto che anche il lavoro ecumenico è un modo di mettere la mano nelle ferite di Cristo, di penetrare nelle divisioni che sono come le piaghe del suo corpo che è la Chiesa. Ho pensato che il lavoro ecumenico è par excellence un lavoro di discernimento - un discernimento spirituale, teologico e pastorale.

Discernimento spirituale perché, come fecero i Padri del Concilio Vaticano IL dobbiamo riconoscere i segni dei tempi, individuando l’azione del “Signore dei secoli” nelle diverse iniziative per l'unità (UR 1). Perché dobbiamo anche riconoscere la presenza dei doni di Dio nelle altre comunità cristiane, accogliendoli come un dono anche per noi stessi (Evangelii Gaudium 246).

L’impegno ecumenico è anche, ovviamente, un lavoro di discernimento teologico. Deve discernere, facendo un lavoro ermeneutico, tra il “modo di enunziare la dottrina” e il “deposito vero e proprio della fede” (UR 6), valutando fino a che punto diverse formulazioni possano essere legittime espressioni dell’unica fede. L'impegno ecumenico deve discernere tra le differenze compatibili con la comunione eucaristica e quelle che non lo sono, differenziando le “cose adiafore” e le “cose necessarie”. Deve discernere tra i fattori teologici delle divisioni e gli altri fattori di natura politica, sociale, culturale o psicologica. Deve, infine, discernere le verità nella loro gerarchia, “in ragione del loro rapporto differente col fondamento della fede cristiana” (UR 11).

In terzo luogo, il lavoro per l’unità è anche un’opera di discernimento pastorale. Deve individuare in quali circostanze la communicatio in sacris può essere talvolta raccomandata per “far partecipare ai mezzi della grazia” (UR 8). Soprattutto, deve discernere quando e come, nonostante le loro divisioni, i cristiani possono già essere insieme testimoni del Vangelo di Cristo, "perché il mondo creda” (Gv 17, 21).
Questi esempi mostrano che tutta l’opera ecumenica, nella sua dimensione spirituale, teologica, pastorale, è segnata dalla necessità di discernere, per conoscere meglio le ferite del Corpo del Signore. Forse, mettendo come

Tommaso la mano in queste piaghe di Cristo, diventeremo più credenti? Questa potrebbe essere la grazia del Movimento ecumenico.

Guardando di nuovo il mosaico del dubbio di Tommaso e pensando al tema del convegno. Discernimento e vita cristiana, ritorna alla mia mente una recente dichiarazione di Papa Francesco che fa precisamente il collegamento tra discernimento e vita, che io vorrei citare per concludere: “La sapienza del discernimento - dice il Papa - riscatta la necessaria ambiguità della vita. Ma bisogna penetrare l’ambiguità, bisogna, entrarci, come ha fatto il Signore Gesù assumendo la nostra carne. Il pensiero rigido non è divino perché Gesù ha assunto la nostra carne che non è rigida se non nel momento della morte” (Discorso alla Comunità de La Civiltà Cattolica, 9 febbraio 2017).

Con l’augurio che il presente convegno ci aiuti a discernere questo "pensiero divino”, vi assicuro la mia vicinanza e la mia fraterna preghiera, chiedendo su tutti voi la benedizione del Signore.

 

Kurt Cardinale Koch
Presidente

Con il sostegno di             Con il contributo di       
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