Messaggio di Karekin II, Catholicos Di Tutti Gli Armeni

XXVII Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa
CHIAMATI ALLA VITA IN CRISTO
Nella chiesa, nel mondo, nel tempo presente
Monastero di Bose, 4-6 settembre 2019
in collaborazione con le Chiese ortodosse

MESSAGGIO DI BENEDIZIONE DI SUA SANTITÀ KAREKIN II, CATHOLICOS DI TUTTI GLI ARMENI, IN OCCASIONE DEL XXVII CONVEGNO ECUMENICO INTERNAZIONALE DEL MONASTERO DI BOSE

Dalla sede madre della Santa Etchmiadzin, centro spirituale di tutti gli armeni, salutiamo con gioia ed estendiamo la nostra benedizione pontificale e i migliori auguri su di voi, cari partecipanti al XVII Convegno ecumenico internazionale, dal titolo “Chiamati alla vita in Cristo”.

La vita umana, in quanto frutto dell’amore incondizionato di Dio e della sua infinita misericordia, chiama di per se stessa a vivere in comunione di amore con Dio e a sviluppare i doni di grazia di Dio rivolti agli esseri umani. Quando chiama ciascuno di noi alla vita, Dio pronuncia le stesse parole rivolte al profeta Geremia: “Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato” (Ger 1,5). Secondo la concezione biblica, il verbo “conoscere” indica qui una relazione non solo a livello puramente intellettuale, ma una relazione d’amore. In realtà, è l’amore la forma più perfetta di conoscenza, e il fatto che gli uomini sentano e percepiscano di essere continuamente amati da Dio è la rivelazione più grande di un’esistenza umana.

La rivelazione assoluta dell’amore di Dio è Gesù Cristo, il Figlio di Dio con la sua incarnazione e la salvezza sulla croce, che ha già plasmato la vita umana come chiamata in Cristo: “Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”. San Gregorio di Tatev, il grandissimo padre della Chiesa armena, interpreta la vita condizionata dall’incarnazione di Cristo dal punto di vista della vita eterna, la cui via passa per la nostra partecipazione ai sacramenti della Chiesa e la nostra recettività ai doni di Dio: “Qui egli ci ha chiamati alla vita solo con l’anima, là ci risusciterà con anima e corpo”. La nostra vita cristiana, scaturita dal santo battesimo, è dunque una partecipazione alla vita di Cristo, cioè una “nuova nascita” che ci rende “partecipi della natura divina” (2 Pt 1,4). Rivolgendosi ai cristiani della comunità di Corinto, il santo apostolo Paolo li descrive come “santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata” (1 Cor 1,2). In tal senso, il più alto segno di una vita in Cristo è la santità, e la via per la santità è la via della croce tracciata da Cristo. Questa strada è stata imboccata dai santi della Chiesa universale, la cui vita è stata una risposta affermativa alla chiamata divina, una interpretazione pratica della vita in Cristo.

Secondo l’apostolo, la chiamata alla vita cristiana coinvolge sia il livello individuale che quello collettivo. È Dio che “chiama” (Gal 5,8), e i cristiani sono “chiamati” a formare la “Chiesa” di Cristo. L’invito alla vita in Cristo non è quindi solo individuale, ma anche universale per natura, coinvolgendo individui, famiglie, società e tutto il genere umano senza distinzione di nazione o cultura.

Sfortunatamente, il mondo moderno civilizzato accorda scarsa importanza alla chiamata di Dio e ai bisogni spirituali in genere e, autoproclamandosi difensore dei diritti umani e della dignità, per creare la felicità del genere umano predilige mezzi che sono contrari e spesso addirittura ostili al piano di salvezza di Dio. Questa è la contro-chiamata del mondo che tenta il genere umano a gustare il frutto proibito, con il triste esito dell’espulsione dal paradiso. In altre parole, la salvezza senza Dio;il progresso senza la grazia di Dio. L’apparente sviluppo della vita, fondato esclusivamente sugli sforzi umani, ha condotto oggi all’anticreazione, l’antinaturale, e dunque a innovazioni antiumane, che mettono in pericolo la percezione spirituale dell’uomo in quanto immagine di Dio e della famiglia come unità creata da Dio. È dunque imperativo oggi respirare collettivamente una nuova vita nella missione cristiana e interpretare la chiamata alla vita in Cristo con la nostra partecipazione alle “doglie” della creazione (Rm 8,22).

Con questi pensieri, eleviamo di cuore preghiere al Dio onnipotente perché faccia intendere a ciascuno di noi la chiamata alla vita in Cristo, cosicché possiamo rispondere affermativamente, vivere santamente, rafforzare la vita della Chiesa e assicurare la coesistenza pacifica della società umana sotto il segno della croce che redime. Preghiamo e ci auguriamo che il lavoro del XXVII Convegno ecumenico internazionale del monastero di Bose sfoci in nuove acquisizioni. Che la grazia, l’amore e la pace di nostro Signore Gesù Cristo sia con tutti voi! Amen.

Con benedizioni,
Karekin II
Catholicos Di Tutti Gli Armeni

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