Patriciu Vlaicu

Leggi tutto: Patriciu VlaicuNato nel 1970, Patriciu Vlaicu si è laureato in teologia alla Facoltà di teologia ortodossa di Cluj-Napoca (Romania) per poi approfondire gli studi con una serie di dottorati in diritto e diritto canonico presso l’Università di Parigi Sud, l’Insitut Catholic e l’Università “Babes Bolyai” di Cluj-Napoca. Attualmente è conferenziere in diritto canonico alla Facoltà di teologia ortodossa di Cluj-Napoca, coordinatore del Dipartimento per la formazione continua della Metropolia romena in Europa occidentale e meridionale e del Dipartimento canonico e giuridico del Centro ortodosso di studi e ricerca “Dimitru Staniloae”, e membro dell’Alto consiglio dell’AIDOP (Agenzia internazionale di diplomazia e opinione pubblica) e della Commissione di dialogo teologico ortodosso-cattolica.


Il discernimento e il principio teologico dell’economia

SINTESI

La vita della Chiesa è segnata dalla manifestazione dell’economia divina in concreti atteggiamenti e azioni ecclesiali. I Padri della Chiesa mostrano il legame tra l’economia divina e l’economia ecclesiale e ci danno la chiave per interpretare questo principio.
Dal xviii secolo, nella letteratura teologica e canonica, si fa menzione del principio dell’economia come atteggiamento di misericordia concretamente manifestato da puntuali eccezioni alla norma. Possiamo parlare di economia riferendoci solo alla deroga nel senso di indulgenza?
Con l’aiuto dei testi canonici, possiamo capire che il principio dell’economia esprime la buona gestione della totalità dei mezzi a disposizione della Chiesa, al servizio della comunione, della pastorale e della missione. Il discernimento ecclesiale è l’operazione che ci aiuta a gestire l’economia canonica in tutte le sue manifestazioni.

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Vassiliki Stathokosta

Leggi tutto: Vassiliki StathokostaDiscernere insieme la verità. L’accordo cristologico nel dialogo tra ortodossi calcedonesi e chiese orientali

Vassiliki Stathokosta ha studiato teologia all’Università di Salonicco, poi all’Istituto ecumenico di Bossey e alla Scuola teologica di Friburgo. A partire dal dottorato i suoi interessi si sono focalizzati sulla storia del movimento ecumenico da un punto di vista ortodosso. Dal 2009 insegna teologia del movimento ecumenico alla Facoltà di teologia dell’Università di Atene. È inoltre consulente per gli affari ecumenici del Patriarcato di Alessandria ed è stata più volte delegata della Chiesa di Grecia in vari incontri di dialogo.

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Karekin Hambardzumyan

Leggi tutto: Karekin HambardzumyanRiconoscere l’altra tradizione. Il dialogo teologico tra Chiesa armena e Costantinopoli nella Cilicia armena del XII secolo

Laureatosi al Seminario teologico “Gevorkian” (Armenia), Karekin Hambardzumyan ha conseguito un dottorato in esegesi all’Università di Sheffield, nel Regno Unito. Nel 2008 ha fondato il Centro culturale giovanile “Tsirani” e dallo stesso anno è membro della Confraternità della Santa Etchmiadzin. Tiene dei corsi di armeno classico ed è preside del Seminario teologico  “Gevorkian”, dove insegna anche ermeneutica.

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John Erickson

Leggi tutto: John EricksonNato e cresciuto in Minnesota, John Erickson ha aderito alla Chiesa ortodossa in America nel 1964. Ha studiato filosofia all’Università di Yale e teologia al Seminario “St. Vladimir”. Dal 1973 al 2009 vi ha poi insegnato diritto canonico e storia della chiesa, e ha svolto l’incarico di decano tra il 2002 e il 2007. Nel 2006 è stato ordinato presbitero.
Le sue pubblicazioni si concentrano spaziano dalla musica liturgica alla storia dei cristiani ortodossi in America e al dialogo tra ortodossi e cattolici.


Il tempo del discernimento. Storia e memoria

SINTESI

Storia e memoria: negli ultimi cinquant’anni antropologi e psicologi, teorici sociali e filosofi hanno riflettuto sulla relazione di questi termini associati. Spesso hanno attirato l’attenzione su un ulteriore elemento: dimenticare. Come fanno notare, la costruzione della storia è un processo selettivo. Poiché alcuni fatti (o “fatti alternativi”) sono strumentalizzati, altri vengono dimenticati. Mentre alcuni ricordi sono promossi come rappresentanti della memoria collettiva, altri sono repressi. Nei memoriali, nelle celebrazioni e nelle commemorazioni, chi o che cosa viene ricordato? Chi o che cosa viene dimenticato, inavvertitamente o espressamente? Domande come queste hanno assunto nuova urgenza negli ultimi decenni, e non solo per gli ortodossi. Troppo spesso in passato abbiamo permesso alle vecchie lamentele di diventare indicatori dell’identità e trasformare ferite reali o percepite in armi. Serve ora un discernimento delle vie verso il perdono e la riconciliazione.

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Filofej (Artjušin)

Leggi tutto: Filofej (Artjušin)Dopo aver studiato al seminario di Rjazan’ (2000-2004) e di Mosca, dove si è licenziato nel 2006 con la traduzione del De Iosepho Patriarcha di sant’Ambrogio di Milano, ha proseguito la sua formazione all’Accademia teologica di Mosca e presso la Pontificia Università Gregoriana, conseguendovi nel 2013 il dottorato in scienze bibliche (Raccontare la salvezza attraverso lo sguardo: Portata teologica e implicazioni pragmatiche del “vedere Gesù” nel Vangelo di Luca, Roma 2014).
Dal 2014 insegna introduzione all’esegesi biblica presso il Dipartimento di Studi Biblici dell’Accademia teologica di Mosca. I suoi interessi scientifici includono lo studio dei vangeli sinottici, i moderni metodi esegetici e la traduzione dei padri occidentali.


Il discernimento nelle lettere di san Paolo

SINTESI

Tra gli scritti del NT, le epistole di San Paolo sono una fonte teologica suprema per la dottrina biblica del “discernimento” (diákrisis). La varietà e l’alternanza dei termini greci che circoscrivono questo fenomeno insieme spirituale e culturale rende palese l’intuito pragmatico dell’Apostolo che, nel far appello all’uomo, si rifà continuamente al mistero (mystèrion) di Dio rivelato in Gesù Cristo. Pertanto l’evangelo di Paolo punta propriamente sull’inafferrabilità oggettiva del disegno imperscrutabile di Dio, e cioè l’apofatismo del discernere da una parte; dall’altra, invece, su un’apertura estrema: l’immanenza di Dio nei confronti dell’uomo in un contesto apocalittico pregno di tematiche salienti quali responsabilità umana, vigilanza, perseveranza, divisione (krísis). Tra quei due poli (l’immanenza e la trascendenza, l’imminenza e la lontananza, il già e il non ancora) ruota la dialettica del discernere: sia per la comunità, sia per il singolo fedele messo a confronto con un bisogno esistenziale: il saper crescere nella misura di Cristo (Ef. 4, 13), nella carità amorevole, in un ascolto reciproco, nell’osservare i segni dei tempi, nello scrutare quotidianamente le parole della Scrittura. Il discernimento, secondo Paolo, è un principio attivo, impensabile senza una risposta immediata e un agire proporzionato, da parte dell’uomo.

Il dono e insieme l’arte del discernimento si sintetizzano nell’iconografia russa della Santissima Trinità di Andrej Rublev. La sua ricca spiritualità e profondità teologica chiamano le comunità cristiane a un risveglio interiore e promuovono uno sguardo relazionale, un’accoglienza reciproca, ma anche un giudizio intensificato dall’amore trinitario di Dio nei confronti dell’uomo.
Parole chiave: lettere paoline, discernimento, pragmatica, mistero, dialettica, amore, apocalittica, rivelazione, giudizio, apofatismo, icona, Trinità, comunità, relazione.

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