Comunicato stampa conclusivo

XV Convegno Ecumenico Internazionale di spiritualità ortodossa
IL CRISTO TRASFIGURATO NELLA TRADIZIONE SPIRITUALE ORTODOSSA
Bose, 16-19 settembre 2007
in collaborazione con le Chiese Ortodosse

XV Convegno Ecumenico Internazionale di Spiritualità OrtodossaCOMUNICATO STAMPA CONCLUSIVO

PATRIARCATO ECUMENICO DI COSTANTINOPOLI
PATRIARCATO DI MOSCA
MONASTERO DI BOSE
Regione Piemonte – Università di Torino

Bose, 20 settembre 2007

Mercoledì 19 settembre si è concluso presso il Monastero di Bose (BI) la XV edizione del Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa (16-19 settembre 2007). Organizzato con il patrocinio del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli e del Patriarcato di Mosca, il Convegno ha prolungato una pluriennale tradizione di incontri ecumenici, che intende offrire un’occasione di scambio fraterno e di riflessione condivisa sui temi essenziali della vita spirituale, dove le tradizioni dell’Oriente e dell’Occidente cristiani intersecano gli interrogativi profondi dell’uomo contemporaneo.

I lavori del convegno di quest’anno si sono concentrati sul mistero della Trasfigurazione di Cristo. L’episodio narrato dai vangeli sinottici (Mt 17,1-9; Mc 9,2-10; Lc 9,28-36), in cui Gesù di Nazareth si trasfigura “su un monte alto” davanti ad alcuni discepoli, è sempre stato considerato dalla teologia cristiana d’Oriente e d’Occidente una rivelazione del mistero della divinità di Cristo: ma nella tradizione spirituale d’Oriente la trasfigurazione di Cristo adombra anche la trasfigurazione dell’uomo, che è chiamato “a diventare Dio”, primizia della trasfigurazione dell’intera creazione.

Il Convegno ha approfondito gli aspetti biblici e liturgici, teologici e antropologici di questo mistero centrale della fede cristiana, così ricco di sollecitazioni e prospettive per l’uomo contemporaneo. È stata studiata la riflessione dei padri, ma anche l’espressione artistica che la Trasfigurazione ha trovato nella ricerca creativa di monaci, innografi, iconografi in tutto l’Oriente cristiano, dal Sinai al Monte Athos, da Bisanzio alla Santa Russia, fino ai nostri giorni.

Accanto ai maggiori specialisti a livello internazionale, erano presenti metropoliti, vescovi e monaci delle Chiese ortodosse, della Chiesa cattolica e delle Chiese della Riforma che hanno inviato innumerevoli messaggi di fraterna partecipazione.

Al termine della giornata inaugurale, domenica 16 settembre, presso la Chiesa monastica di Bose, l’Ensemble Odhecaton — nell’ambito di “SettembreMusica, Festival Internazionale della Musica Torino-Milano” — ha eseguito la Missa "Pange lingua" di Josquin Desprez.

Trasfigurazione di Cristo, trasfigurazione dell’uomo

XV Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa

La Trasfigurazione di Cristo è caparra della resurrezione e profezia della trasfigurazione di ogni carne in Dio. È soprattutto la Chiesa d’oriente che ha saputo custodire e narrare questo mistero nella sua tradizione ascetica e nella sua vita liturgica.

“La Trasfigurazione occupa una posizione centrale nella vita della nostra Chiesa”, ha scritto il patriarca di Costantinopoli Bartolomeos nel messaggio di saluto al Convegno, “e la sua esplorazione spirituale può essere decisiva per la comprensione delle verità della nostra fede e per lo stesso cammino spirituale di ciascun fedele verso Dio”. Parole che hanno trovato una piena convergenza nel messaggio augurale del patriarca di Mosca Alessio II: “Nell’Ortodossia, il tema della Trasfigurazione, e l’idea ad essa legata della divinizzazione … occupa un posto di particolare rilievo. La Trasfigurazione rivela il mistero divino di ciò che sono chiamati a diventare l’uomo e il mondo attorno a noi”.

Se è vero, come ha scritto il cardinale Walter Kasper nel messaggio al Convegno, che “la Chiesa ha fatto non poche esperienze di come sia difficile cogliere a parole il Mistero di Cristo”, e di come esso sia “diventato più di una volta, attraverso le epoche, segno di divisione, causa di scontro, motivo di intolleranza, comodo paravento per ignorare gli altri e vivere orgogliosamente della cosa propria”, proprio la Trasfigurazione del Signore, festa celebrata da tutte le Chiese cristiane, può diventare occasione di un’epiclesi di santità che conduca le chiese alla comunione visibile…

Il convegno ha permesso di seguire un vero e proprio itinerario per cogliere il mistero della trasfigurazione in tutta la sua profondità, ma anche in tutto il suo significato per gli uomini del nostro tempo. Il punto di partenza di questo percorso era fondato nell'ascolto attento della Parola di Dio contenuta nella Scrittura (Enzo Bianchi, L’evangelo della Trasfigurazione: esegesi biblico-spirituale). Già Gregorio di Nazianzo vide nella Trasfigurazione la sintesi del Vangelo, l’annuncio dossologico del mistero pasquale: annunciato davanti alla Chiesa, raffigurata da Pietro, Giacomo e Giovanni, e davanti all’Antico Testamento, Mosè ed Elia, la Legge e i profeti, apparsi a condividere la gloria del Figlio.

Ma nella Trasfigurazione, come hanno sempre compreso i padri greci, non c’è solo l’esito della vita di Gesù, la sua passione e resurrezione, l’abbassamento e la gloria; nella Trasfigurazione è rappresentata la verità della vita quotidiana di Gesù, la vita di Gesù come vita filiale, una vita vissuta nella logica del dono, del servizio degli altri, dell’amore fino alla morte. È questa vita vissuta per amore che mostra lo splendore della gloria di Dio, che si rivela trasfigurata agli occhi dei discepoli. Non a caso i padri greci, da Giovanni Crisostomo a Gregorio Palamas, hanno sempre letto questo evento come una trasfigurazione dello sguardo dei tre testimoni.

Ecco perché la trasfigurazione rappresenta un evento centrale nell’annuncio cristiano. Sin dal primo millennio le Chiese hanno sentito il bisogno di celebrarlo, di renderlo eloquente nella dinamica della vita spirituale. Le prime testimonianze di una festa liturgica della Trasfigurazione ci vengono da Gerusalemme (V sec.): la festa entrò nel calendario della chiesa di Costantinopoli alla fine del VII secolo, probabilmente grazie ad Andrea di Creta, e fu introdotta in Occidente da Pietro il Venerabile († 1156), abate di Cluny (Fotios Ioannidis, La Trasfigurazione di Cristo in Pietro il Venerabile). Alla dimensione propriamente liturgica, omiletica e innologica, era dedicata la seconda parte della giornata inaugurale del Convegno, con uno sguardo rivolto sia alla tradizione bizantina (Kostantinos Karaisaridis, La Trasfigurazione di Cristo nella liturgia e nell’innografia bizantina; Michel Van Parys, Dall’Oreb al Tabor: il Cristo trasfigurato nell’omiletica bizantina), sia alla tradizione slava e russa (Aleksander Sorokin, L’interpretazione della Trasfigurazione nella tradizione esegetica e omiletica russa).

Al percorso spirituale, che uniforma la vita cristiana al mistero contemplato nella Trasfigurazione, era dedicata la seconda giornata del Convegno, che muoveva dalla riflessione dei padri (Ramy Wannous, La Trasfigurazione in Giovanni Damasceno; Ilarion Alfeev, L’esperienza della luce divina in Simeone il Nuovo Teologo), per indagare poi l’evoluzione del tema negli autori ascetici del medioevo bizantino (Antonio Rigo, La Trasfigurazione in Gregorio il Sinaita, negli autori spirituali suoi predecessori e in quelli contemporanei) e latino (André Louf, Il Cristo trasfigurato nella “Scala dei monaci” di Guigo II il Certosino), fermandosi alle soglie della controversia palamita (Ioannis Polemis, La dottrina di Gregorio Palamas sulla visione della Luce divina e la contemporanea spiritualità athonita).

Nella grande tradizione monastica d’Oriente e d’Occidente, al di qua dello sviluppo speculativo della scolastica occidentale, il luogo dove avviene il percorso spirituale che conduce alla trasfigurazione non è né la ragione, né i sensi, ma il cuore: “Il Cristo è nel tuo cuore … custodisci il tuo cuore, poiché da esso viene la vita”, scrive Guigo. La ragione qui depone i propri mezzi, è solo l’amore che conosce Dio: “La ragione non gusta che di passaggio”, precisa ancora Guigo, “ma è l’amore che coglie il sapore nella sua realtà”.

Questa dimensione esperienziale della vita spirituale, che nella trasfigurazione di tutto l’essere dell’uomo trova la sua meta, è anche il tratto distintivo della rinascita della spiritualità ortodossa, e in particolare del monachesimo (Serafim Belonožko, Il Cristo trasfigurato e la vita monastica in Ignatij Briančaninov), nella Russia del XIX secolo, dove l’incontro tra la riscoperta dei padri e la ricerca esistenziale di filosofi, scrittori e artisti, offrirà gli elementi per una nuova sintesi tra la tradizione cristiana e le sfide contraddittorie della storia contemporanea (Sergij Govorun, Serafim di Sarov e Antonio il Grande. Trasfigurazione di epoche, culture, anime). Ma è soprattutto nello splendore del mistero contemplato e celebrato nell’icona che la Chiesa d’Oriente non cessa di annunciare agli uomini la bellezza che attende la storia umana e tutto il cosmo trasfigurati (Stamatis Skliris, La luce della Trasfigurazione nella iconografia bizantina; Engelina Smirnova, Iconografia russa della Trasfigurazione. Alcune peculiarità).

La giornata conclusiva del Convegno, con le relazioni del professor Sergej Choružij e dell’archimandrita Iustin Marchis, era dedicata ad alcuni grandi testimoni della trasfigurazione del secolo XX, che hanno saputo attraversare il buio della persecuzione e del martirio, dell’odio e della violenza che sfigurano il volto umano, senza mai disperare della luce dell’amore di Cristo: il vescovo serbo Nikolaj Velimirović († 1956), san Silvano del Monte Athos († 1938), il teologo romeno Dumitru Stăniloae († 1993). È la loro testimonianza che ha aperto alla riflessione del metropolita di Diokleia Kallistos Ware sul Significato della Trasfigurazione nel mondo contemporaneo.

Al termine del Convegno p. Michel van Parys a nome del comitato scientifico ha tratteggiato le conclusioni.

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