Conclusioni del Convegno

XV Convegno Ecumenico Internazionale di spiritualità ortodossa
IL CRISTO TRASFIGURATO NELLA TRADIZIONE SPIRITUALE ORTODOSSA
Bose, 16-19 settembre 2007
in collaborazione con le Chiese Ortodosse

p. Michel Van Parys CONCLUSIONI DEL CONVEGNO

 

Conclusioni lette da p. Michel Van Parys a nome del
comitato scientifico del Convegno

 

 

 

Ascolta le conclusioni del convegno (in francese):

Il XV Convegno internazionale di spiritualità ortodossa organizzato congiuntamente dalla comunità monastica di Bose e dai Patriarcati di Costantinopoli e di Mosca ha avuto per argomento Il Cristo trasfigurato nella tradizione spirituale ortodossa. Come nei colloqui precedenti, c’è stata una bella varietà di partecipanti laici, uomini e donne, religiosi, religiose, monaci, monache, vescovi e metropoliti.

Ma questo XV Colloquio ha comportato una novità: fin qui i convegni di Bose si svolgevano in due tempi poiché includevano una sezione greca e una russa, ciascuna dedicata ad argomenti diversi. Questo Convegno sulla Trasfigurazione di N.S. Gesù Cristo ci ha consentito di imperniare le due sezioni su un tema unico che è al cuore di ogni tradizione spirituale ortodossa, sia essa greca, russa, romena o serba. Abbiamo potuto assistere in tal modo ad una bella sinfonia ortodossa una e unica nella sua ispirazione e diversa in funzione delle epoche storiche e dei contesti culturali.

Due testimonianze giunte dal monachesimo latino, quelle di Guigo II il Certosino e quella di Pietro il Venerabile, hanno conferito maggior ampiezza a questa sinfonia, sottolineando in tal modo che Oriente e Occidente cristiani sono invitati a sedersi assieme ai piedi di Gesù per ascoltare la parola del Vangelo, come fr. Enzo Bianchi ci ha aiutato a fare, e a salire assieme sul monte per contemplare la gloria del Cristo e seguirlo nel suo esodo di sofferenza per la salvezza dell’umanità. Gesù Cristo è l’esegesi vivente del mistero di Dio e dell’economia della salvezza. La parola italiana «convegno» (dal latino con-venire venire assieme) che in francese ha dato couvent esprime felicemente cosa sono i Convegni di Bose: degli incontri. L’amicizia tra discepoli del Cristo è ciò che li contraddistingue. Noi ci addomestichiamo, ci ascoltiamo tra noi con simpatia e questa simpatia così necessaria anche oggi per far cadere le paure e far sparire i pregiudizi deve andare di pari passo con il rigore. La qualità scientifica delle presentazioni tese all’oggettività storica e attente ai dati della filologia e alle evoluzioni delle tradizioni liturgiche, dottrinali, iconografiche eccetera, è ciò che deve sostenere lo slancio della reciproca simpatia.

Le chiese d’Occidente si mettono alla scuola del Cristo il Maestro ben amato della spiritualità ortodossa e le chiese ortodosse si mettono all’ascolto del Cristo il Maestro ben amato della spiritualità dell’Occidente. In termini più teologici noi dobbiamo intensificare con discernimento la ricezione delle meraviglie di santità e di amore del Cristo Gesù che lo Spirito santo ha operato e che ancora oggi viene operando nelle nostre rispettive tradizioni spirituali.

Vorrei ora soffermarmi rapidamente su degli elementi che durante il convegno mi sono parsi particolarmente fecondi o capaci di far nascere ulteriori riflessioni. Un tale sommario sarà inevitabilmente soggettivo e incompleto e me ne scuso.

Innanzitutto il mistero della Trasfigurazione: come il battesimo di Gesù nel Giordano la Trasfigurazione ci rivela il mistero della Santa Trinità. L’amore di Dio padre per il Figlio unico unigenito suggellato dall’amore Dio cioè dallo Spirito Santo.

La rivelazione della Santa Trinità mostra che il Cristo Gesù è il centro o il cuore della storia della salvezza, della nostra salvezza. La legge e i profeti rendono testimonianza al fatto che Gesù è il Messia del popolo Ebreo eletto e il salvatore delle nazioni pagane. È il servitore sofferente, è il Signore Risuscitato che tornerà nella gloria di Dio Padre. La presenza simultanea di Gesù, dei profeti e dei tre apostoli prescelti la voce del Padre, l’ombra dello Spirito Santo ci rivelano il mistero della Chiesa e del Regno di Dio. Ogni battezzato è poi invitato a comunicare alla gloria di Dio trasfigurato. In questa vita ci disponiamo a questa comunione nella gloria attraverso l’ascesi e la preghiera, portando la croce e pentendoci dei nostri peccati. Nella vita eterna noi comunicheremo alla gloria di Cristo conformandoci a lui.

L’ortodossia bizantina si è impegnata, in particolare a partire dai nuovi esicasti del Trecento, a contemplare la luce increata manifestata dal Cristo trasfigurato. Il monachesimo latino è stato più sensibile all’ingiunzione della voce del padre “Ascoltatelo!”, come detto nelle Scritture. L’una e l’altro, tuttavia, spingono il monaco e il cristiano ad entrare nell’esperienza dell’incontro personale con il Cristo (Guigo II il Certosino, Gregorio il Sinaita, in Silvano del Monte Athos).

Tutti i grandi spirituali d’Oriente e d’Occidente si ritrovano nel considerare la Trasfigurazione di Gesù e la nostra comunione per grazia a questa esperienza, nella misura in cui ciò è possibile in questa vita, quale anticipazione della gloria futura ed escatologica. “Noi sappiamo che al momento di quella manifestazione noi saremo simili a lui perché lo vedremo quale egli è” (1Gv3,2). San Simeone Nuovo Teologo si è fatto cantore di questa certezza mistica: del fatto che l’amore divino diventa anche luce di Dio.

In un approccio più storico diverse questioni potrebbero ancora essere approfondite.

Quali sono le fonti patristiche di questa mistica della luce? Si è addotta giustamente l’influenza di san Gregorio di Nazianzo il Teologo. Come si è diffusa nell’Oriente bizantino la festa della Trasfigurazione del Cristo alla data del 6 agosto e in che fase si è trasmessa poi in Palestina e da là all’Impero Bizantino? Perché infine l’Oriente bizantino ortodosso ha privilegiato la visione della gloria luminosa del Cristo sul Tabor quale paradigma privilegiato dell’esperienza mistica cristiana? Qualche elemento di risposta ci è stato suggerito quando si è tentato un parallelo tra sant’Antonio il Grande e san Serafino di Sarov o quando si è ricordato il legame stabilito da san Giovanni Damasceno tra preghiera e ortodossia della fede.

Tutti abbiamo altresì notato come la spiritualità esicasta a partire dall’inizio del Trecento e fino ad oggi abbia fecondato le culture dei popoli nella Slavia Orthodoxa, in Grecia e in Romania. Mi sembra che siamo qui davanti ad un fatto molto importante per la chiesa di oggi: una spiritualità forte, autentica, ispirata dal Vangelo e dalla tradizione che agisce come un lievito nella pasta della società. È stato il ruolo svolto da san Gregorio il Sinaita e la sua influenza in Grecia, Bulgaria e Romania. Più volte abbiamo sentito parlare di san Paisij Veli?kovskij e del monastero di Optina. Abbiamo udito parlare del rinnovamento esicastico in Romania che ha promosso un rinascimento teologico con il nome di padre Dumitu St?niloae e altri, e che è divenuto l’anima della resistenza all’ideologia totalitaria comunista. Riprendo anche la questione posta cent’anni fa dall’archimandrita Ilarion Trojckij: “progresso o trasfigurazione?”. Mi sembra che questo interrogativo illustri bene l’alternativa tra due modelli di civiltà, quale che sia il valore dell’identificazione fatta dall’archimandrita Ilarione tra progresso dell’Occidente europeo e trasfigurazione dell’Oriente ortodosso.

Già il messaggio del Patriarca Ecumenico ci aveva avvertiti che non bisogna separare la gloria della Trasfigurazione dalla croce, or ora lo abbiamo ascoltato nella bella relazione del metropolita Kallistos. L’insegnamento spirituale di sant’Ignatij Brjan?aninov ce lo ha ricordato. San Silvano dell’Athos ci propone come schema che porta alla gloria del Cristo trasfigurato la sua “beata umiltà” kenotica.

Infine e non è l’ultimo dei meriti di questo convegno, abbiamo potuto misurare che l’iconografia è un luogo teologico, il mistero si esprime attraverso la bellezza nella sua traduzione artistica. Avremmo potuto citare per l’Occidente moderno la sinfonia creata da Olivier Messine e dedicata alla Trasfigurazione.

Vorrei concludere queste rapide conclusioni su un grande grazie alla comunità di Bose che l’arcivescovo di Atene Christodulos ha chiamato nel suo messaggio tò philérgon monastýrion, un monastero operoso, solerte, che anche onora il lavoro, credo che tutti noi abbiamo tratto giovamento del lavoro fatto prima del convegno, durante il convegno e che sarà proseguito dopo il convegno (anche solo per pulire tutte queste stanze), ma anche per predisporre la pubblicazione dei contributi che abbiamo qui ascoltato. Penso di esprimere il sentimento di tutti i partecipanti a questo colloquio, manifestando la nostra riconoscenza a tutte e a tutti, a coloro che sono più in vista ma anche a coloro, fratelli e sorelle, che umilmente, un po’ dietro le quinte, fanno un così grande lavoro.

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