Gustavo Zagrebelsky - Le età della vita

26 febbraio 2017

Il professor Gustavo Zagrebelsky è intervenuto oggi, introdotto da fr. Guido, per approfondire il tema delle età della vita, oggetto di riflessione del suo ultimo libro.  La domanda sul tempo, sullo scorrere dei giorni attanaglia ogni uomo e ogni cultura. “Quanto tempo ancora ho per realizzare ciò che non sono riuscito a fare?” Ogni uomo ad un certo punto arriva ad interrogarsi sul tempo che resta e sull’età della vita, e nessuno può dire di essere davvero un esperto. 

Il professor Zagrebelsky ha ribadito che la divisione della vita in diverse età è un dato culturale che si riscontra in diverse culture del presente e del passato. La società occidentale invece suddivide tradizionalmente la vita in tre fasi: la giovinezza, la maturità e la vecchiaia. La prima è l’età della spontaneità di quella presunta felicità, è il tempo della visione soggettiva del mondo e delle insicurezze. La maturità è invece il tempo della responsabilità, il momento di visione oggettiva del mondo, è l’età della sicurezza. La vecchiaia, che può rischiare di diventare una mera passività, un’esistenza che attende la fine, dovrebbe essere il tempo della trasmissione delle esperienze vissute, il luogo di deposito di esperienze, errori e successi del tempo passato.  

Ma siamo certi che nella nostra società tiene ancora questa suddivisione tripartita? Il professore ci ha condotti ad osservare come oggi si assista al desiderio di protrarre la giovinezza fino all’estremo. Facendo attenzione alle pubblicità che invadono gli spazi televisivi si vede bene come esistano prodotti per la giovinezza, e per la vecchiaia (che ancora non cessa di essere un mercato) ma non vi è alcun prodotto per la maturità. In questa nuova suddivisione quando non è più possibile essere giovani si sprofonda subito nella vecchiaia, vissuta come tempo del crollo e del declino. 

Il rischio secondo Zagrebelsky è di andare verso l’idea che l’età della vita sia una soltanto, o perché ancora in piena vecchiaia si avrà la percezione di essere ancora giovani, o ancora peggio perché si prospetterà il miraggio catastrofico dell’immortalità. Il passaggio dal protrarre la giovinezza fino all’estremo, al pensarsi immortali non è poi così distante. Questa fuga nell’illusione non è altro che il tentativo dell’uomo di oggi di eliminare l’ansia del tempo, la consapevolezza che i giorni passano, eppure è solo questo pungolo, questa sana inquietudine che ci dà lo stimolo per vivere e per vedere il bello nell’età della vita in cui ci troviamo.


Gustavo Zagrebelsky,
Università di Torino e di Napoli.

17 ZagrebelskyPresidente emerito della Corte Costituzionale della Repubblica Italiana e professore di Giustizia costituzionale presso l’Università di Torino. Si è occupato dei princìpi del diritto costituzionale, anche attraverso analisi storiche e teoriche dei rapporti tra procedimenti giuridici e forme della democrazia, tra ordine del diritto e questioni di giustizia, tra meccanismi costituzionali e pratica politica. Tra i suoi libri recenti: Imparare democrazia (Torino 2007); Intorno alla legge. Il diritto come dimensione del vivere comune (Torino 2009); Simboli al potere. Politica, fiducia, speranza (Roma-Bari 2012); Fondata sulla cultura. Arte, scienza e Costituzione (Torino 2014); Contro la dittatura del presente. Perché è necessario un discorso sui fini (Roma-Bari 2014).


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