La chiesa di ogni giorno - Enzo Bianchi

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6 maggio 2018

Ascolta un passaggio dell'incontro:

Domenica 6 maggio fr. Enzo Bianchi, fondatore della comunità di Bose, ha tenuto la seconda delle tradizionali giornate dedicate a temi di vita cristiana (la precedente aveva trattato della vita interiore), come sempre molto partecipate. Tema di questa Domenica era la vita ecclesiale, in particolare

“la vita di ogni giorno nella Chiesa come ciascuno di noi può viverla, come il vangelo ci chiede di viverla e come oggi va vissuta”:

come si vive oggi e nel nostro contesto italiano l’ecclesialità?

Fr. Enzo ci ha accompagnati nella lettura della mutazione del cristianesimo in atto ai nostri giorni: “abbiamo lasciato una spiaggia, siamo in mare aperto, ma non sappiamo dove approderemo”. È la fine dell’era “costantiniana”: il cristianesimo non permea più la società, che da diversi decenni è diventata “globale, non più monolitica, non più cristiana”. La Chiesa è ormai una minoranza, infatti sempre meno sono le persone che partecipano alla eucarestia domenicale e anche i movimenti vivono un calo di aderenti e di forza di propulsione.

Inoltre, la realtà dei fedeli è meno compatta e definita rispetto ad alcuni decenni fa: certamente permane l’insieme dei credenti che, battezzati da piccoli, partecipano alla eucarestia domenicale nella propria parrocchia, ma aumentano le persone convertite in età adulta, i credenti “pellegrini” o “nomadi”, che fanno riferimento a monasteri e santuari, o partecipano solo ai grandi eventi, e quelle persone che si nutrono di lettura della Bibbia e di conferenze su temi cristiani, vivono con una certa fede, ma senza una vera e propria vita ecclesiale.

Dall’altra parte, anche i non credenti sono sempre meno definiti, e si dicono più che atei, indifferenti. C’è dunque un’ampia “terra di mezzo” dove non ci sono né atei, né persone con una vita ecclesiale. In questo contesto l’evangelizzazione non può certo avvenire come prima. La Chiesa “non è più un guscio, ma una carovana nel deserto” e la fede che unisce le persone che vi sono coinvolte “sfugge” a uno sguardo esterno, “la vede solo Gesù Cristo”. Fatte queste premesse, quali ipotesi sul futuro del cristianesimo in occidente?

Fr. Enzo ne ha riportate quattro: la scomparsa del cristianesimo come è avvenuta in altre regioni del mondo in altre epoche; la dissoluzione del cristianesimo nel patrimonio umanistico occidentale; una continuazione segnata dalle medesime dinamiche, solo non più come maggioranza a livello sociale e, infine, ed è questa l’ipotesi che anche fr. Enzo sostiene: la fine di un cristianesimo e l’inizio di un altro. Un cristianesimo costituito da “comunità significative, fatte da cristiani responsabili, che stanno insieme agli altri uomini portando avanti il cammino di umanizzazione, ma sapendo che la speranza che hanno dentro va oltre ogni umanesimo”.

Nel pomeriggio fr. Enzo ha descritto ampiamente le caratteristiche da riscoprire perché ci sia un futuro del cristianesimo: la comunità sotto il primato del Vangelo, una fraternità concretamente vissuta, e la sinodalità, cioè il camminare insieme con una partecipazione attiva di tutti, ad ogni livello. Concludendo, fr. Enzo ha annunciato che nella prossima giornata affronterà il tema: “La vita nella compagnia degli uomini, nel mondo, nella storia”.

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