Enzo Bianchi e Armando Matteo - Crisi della chiesa?

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9 giugno 2019

Domenica 9 giugno si è svolto un dialogo a due voci tra fr. Enzo e don Armando Matteo, docente presso la Pontificia Università Urbaniana di Roma, sul tema della situazione di crisi della chiesa e della fede cristiana in Italia. Questa crisi, ha ricordato fr. Enzo aprendo l’incontro, è particolarmente visibile nei nostri giorni ma ha radici che rimontano fino agli anni ’60 quando, a seguito dell’innescarsi di profonde mutazioni economiche, sociali e antropologiche, i cristiani, un tempo maggioranza nel paese, sono rapidamente divenuti minoranza, e negli ultimi tempi minoranza irrilevante. Nelle due sessioni della giornata, don Armando Matteo ha offerto una riflessione a cui fr. Enzo ha risposto enunciando possibili risposte: la mattina è stata dedicata alle giovani generazioni, il pomeriggio al drastico calo della pratica religiosa delle donne, tradizionale punto di forza della chiesa.

Sulla prima tematica, don Armando Matteo è partito dai dati forniti da diverse indagini demoscopiche, che indicano in chi ha meno di quarant’anni gli appartenenti a generazioni per le quali la fede tradizionale, più che malvista, è sconosciuta e oscura, e comunque tale da non suscitare interesse, ma che non per questo possono essere definite atee tout court. Tali dati, da lui incrociati con i numerosi incontri avuti con giovani grazie anche alla sua lunga attività di assistente nazionale della FUCI, lo hanno portato a evidenziare le responsabilità della mancata trasmissione della fede da parte delle generazioni precedenti, e in più in generale a sottolineare la cultura maggiormente individualistica e segnata dal culto dell’eterna giovinezza, impostasi dal secondo dopoguerra in poi: ciò ha provocato una grave crisi della famiglia, il che ha avuto ricadute gravissime non solo sulla scuola ma anche nella vita cristiana, sia della parrocchia che dei singoli. A fronte di questa analisi fr. Enzo ha evidenziato quattro urgenze: la necessità di adeguare il cristianesimo alle nuove generazioni, riducendo il carico dottrinale e insistendo maggiormente sulla fede in Gesù Cristo e nel Vangelo; riscoprire il ruolo fondamentale della preghiera personale, quale respiro della vita di ciascuno; a partire da questo ritrovare una spiritualità che, in controtendenza rispetto al mondo contemporaneo, si fondi sulla grazia più che sull’impegno, sullo Spirito santo più che sulle virtù umane, che sia relazionale più che individualistica; a livello ecclesiale, sviluppare la capacità di accogliere i giovani al centro della Chiesa, fino a farli divenire i suoi soggetti anziché l’oggetto della sua attenzione altalenante.

Nel pomeriggio, don Armando Matteo ha esposto la situazione del rapporto tra donne e chiesa, segnato da una crisi profonda e per molti versi inattesa: dal drastico calo del numero delle religiose italiane – la cui età media assai elevata non permette di guardare con fiducia al futuro prossimo –alla crescente disaffezione delle donne nei confronti della chiesa, particolarmente acuta tra quelle nate dopo il 1970: ciò si verifica in molti campi, dalla frequenza alla messa domenicale al progressivo calo dei matrimoni religiosi fino alla diminuita obbedienza al magistero della chiesa sui temi di bioetica, ma ha ricadute rilevanti anche sulla vita delle parrocchie, in molti casi costrette a fare i conti con il venire meno di catechiste e altre figure di “operatore pastorale” tradizionalmente affidate alle donne. Questa lontananza crescente, su cui si è interrogato anche papa Francesco (cf. Evangelii gaudium nn. 103, 104) ha cause molteplici: il clericalismo ancora oggi prevalente in molte realtà ecclesiali, che fa sì che la stessa parrocchia diventi un piccolo centro di potere, dalla cui gestione le donne sono irrimediabilmente escluse; il linguaggio inadeguato, se non addirittura retrogrado, troppo spesso adottato da preti e vescovi poco attenti alla realtà in cui operano; il contrasto stridente tra alcuni documenti ufficiali impregnati di spirito di apertura e una prassi ecclesiale ancora improntata a chiusure e condanne; lo scandalo degli abusi sessuali e della loro copertura da parte delle autorità ecclesiastiche. All’intervento di don Armando Matteo ha risposto fr. Enzo con alcune considerazioni che indicano, se non soluzioni dettagliate, strade da intraprendere per invertire la rotta. Fermo restando che ammettere le donne al ministero ordinato è impossibile per la chiesa cattolica, è al contrario auspicabile, e doveroso, che almeno la predicazione sia affidata anche a laici e laiche, formati e approvati dalla chiesa. Al tempo stesso, è cruciale che la chiesa si riscopra fraternità (cf. 1Pt 2,17; 5,9) e che imbocchi con fermezza la strada della sinodalità: non solo in Vaticano ma anche in ogni parrocchia, ognuno possa prendere la parola e contribuire alle decisioni, perché, come ripeteva la chiesa nel Medioevo, “Ciò che riguarda tutti, da tutti deve essere discusso e deciso”. Ma la chiesa, senza chiudersi in se stessa, deve trovare anche la forza di accompagnare ogni uomo e ogni donna, anche chi si accosta ad essa solo per una fase più o meno breve della sua vita, e senza pretendere nulla in cambio, sull’esempio di Gesù, che seppe consolare e curare chiunque si accostava a lui (cf. Mc 5,25-34 ; Lc 13,10-13). In un mondo che esorcizza la morte fin nelle parole, la chiesa e i cristiani devono saperla guardare senza paura, fondandosi su Cristo, speranza di ogni vivente, perché la speranza della risurrezione e della vita eterna torni a dare senso a ogni vita.

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