Ascesi del desiderio

© 2009 Edizioni Qiqajon
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Testimoni, 5/2009
di SERGIO ROTASPERTI
Nascostamente nel quotidiano rischiamo di vivere i nostri rapporti fondandoli sul bisogno o interesse. La pratica del digiuno vuole farci passare da "predatori" a servitori degli altri

Testimoni, 5/2009

Il digiuno è soprattutto educazione
del desiderio e degli affetti,
per giungere a una piena comunione
con se stessi, con Dio
e ogni nostro fratello e sorella.

di SERGIO ROTASPERTI

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COSTI BENDALY
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Costy Bendaly è un laico impegnato nella vita della chiesa ortodossa. Ha sempre lavorato nell'insegnamento e nella ricerca nell'ambito della psicologia, della pedagogia e della filosofia contemporanea. Il volume, pubblicato dalle edizioni della comunità monastica di Bose è uno studio che vuole affrontare il digiuno ortodosso con un approccio che integra i dati della psicologia contemporanea, più precisamente della psicanalisi (p. 5). Suddiviso in tre parti, nella prima si sottolinea la dimensione psicologica del digiuno, nella seconda l'aspetto più biblico e teologico e infine, alcuni suggerimenti pratici e molto utili per poter valorizzare la pratica del digiuno, specie in campo ortodosso dove sono proposti tempi prolungati di digiuno.


La dimensione psicologica del digiuno

La pratica dei digiuno deve essere compresa alla luce del valore del cibo che ogni persona vi attribuisce. Senza la giusta comprensione di esso. si rischia di cadere o in un vuoto ritualismo religioso o di appiattirlo a un semplice bisogno psicologico. A partire dalla psicologia del profondo, l'autore contestualizza la pratica del digiuno nel valore del cibo a partire dalla fase iniziale della vita. Senza entrare nei dettagli, emerge con chiarezza che nei pasti si sviluppa la dimensione affettiva e relazionale.

Scrive Bendaly: «come ogni comportamento umano sorto dall'istinto, quello alimentare trascende nell'uomo il semplice registro del soddisfacimento istintivo, rivestendo delle dimensioni affettive che hanno la più grande importanza a livello esistenziale» (p. 11). Il cibo è dunque «simbolo di comunione» e anche le deviazioni di esso, quali per esempio l'anoressia e la bulimia, stanno a indicare che esiste un livello psicologico e relazionale da proteggere, custodire e far crescere.

La tesi dell'autore è che la pratica del digiuno non è altro che l'educazione del desiderio di comunione, passando dal fagocitare ogni cosa ripiegati su se stessi (come il bambino che pretende il rapporto simbiotico con la madre) a una relazione affettiva matura. Il processo di differenziazione che porta il bambino a staccarsi dal bisogno di dipendenza (alimentare ma non solo) dalla madre e dall'averla solo per se stesso è dunque un cammino evolutivo necessario per costruire nel futuro relazioni sane e durature: «nell'ottica di questa evoluzione, sempre da riprendere e da assumere con un impegno personale libero, bisogna collocare la dimensione psicologica del digiuno» (p. 29).


Il digiuno cristiano atto eucaristico

In questa prospettiva, il digiuno non si identifica con l'astensione parziale o totale dell'alimentazione quotidiana. Molto più profondamente esso si innesta nelle dinamiche affettive e relazionali, presentandosi come strumento di educazione degli affetti e delle emozioni.

Scrive l'autore: «al di là di un'ascesi del bisogno alimentare, il digiuno è dunque un'ascesi del desiderio. Tale ascesi vuole riprendere e proseguire il processo di "conversione" dell'oralità: con la messa in opera di una disciplina destinata a tenerne in scacco il vettore "consumazione" per promuovere, in compenso, il vettore comunione"» (p.32).

Il digiuno è dunque la pratica che investe sulla dimensione comunionale. Esso, in particolare, ha come scopo quello di superare il "consumismo" delle relazioni. E lo sappiamo, nascostamente nel quotidiano rischiamo di vivere i nostri rapporti fondandoli sul bisogno o interesse. La pratica del digiuno vuole farci passare da "predatori" a servitori degli altri, puntando sulla differenziazione, sull'alterità, sul ridimensionamento di noi stessi.

Digiunare è dunque ristabilire il giusto rapporto con il Creatore, il creato, e ogni creatura a partire dalle vittime della società del consumo. Il digiuno allora è anche contestazione della legge dell'avidità che corrompe le relazioni, rende i poveri più poveri (cf. Is 58,67)

L'aspetto più interessante e nuovo che l'autore mette in luce è la dimensione dell'incontro. Il digiuno cristiano è un atto di oblazione, perché ci si consegna totalmente a Dio che totalmente si è offerto. L'Eucaristia è, per eccellenza, il cammino inverso dell'avidità e dell'egoismo. In altri termini, il digiuno ci fa essere più eucaristici, come Gesù nella sua offerta al Padre e nel suo svuotarsi (Fil 2.7) per amore dell'uomo.

Un volume ricco di spunti, riflessioni e aperture, da valorizzare soprattutto in questo tempo quaresimale.

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