Sul cammello che passa per la cruna
È necessario svincolare il cristianesimo da ogni istituzione politica e confessionale per restituirlo alla sua vocazione originaria
RECENSIONI AI LIBRI E CD DI BOSE
Paul Ricoeur
Un cristianesimo svincolato da ogni istituzione politica
La Stampa - Tutto libri, 19 settembre 2009
di GABRIELLA CARAMORE
PAUL RICOEUR
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Qiqajon, pp. 158,€10,50
Una raccolta di testi scelti del filosofo francese, a cura di Enzo Bianchi, il priore della Comunità di Bose che ha tra le sue iniziative la casa editrice Qiqajon diretta da Guido Dotti sarà tra gli ospiti di Torino Spiritualità: sabato 26, al mattino (h 11, Cortile Palazzo Carignano) dialogherà con il filosofo Salvatore Natoli su «Vivere senza menzogna», a partire dalla «Lettera a un reliqioso» di Simone Weil; nel pomeriggio (h.16,30, ,alla Cavallerizza) terrà un seminario sulle Beatitudini. Un'altro monaco di Bose, Luciano Manicardi, guiderà sabato 26 un seminario sulle Confessioni di Agostino.
Parlava di «linguaggio in festa» Paul Ricoeur per indicare il libero fluire dell'intelligenza, l'accendersi dell'immaginazione nel ragionare. Ed è un vero sollievo per la mente incontrare un pensare come il suo, che teorizza la necessità di una tensione «inventiva» sia in ambito teologico che in ambito filosofico. Soprattutto mentre da noi le dispute intorno alla dialettica tra pensiero «laico» e pensiero «religioso» sono diventate sempre più asfittiche, ripetitive, chiuse in se stesse. Questa disputa Paul Ricoeur, senza cercare interlocutori pretestuosi, la fa innanzitutto con se stesso, da sempre, essendo filosofo che non può rinunciare all'orizzonte «di una grande speranza, infinitamente eccedente rispetto al bene dell'individuo e della società», ed essendo cristiano, della chiesa riformata di Francia (fu anche «predicatore laìco»), che sa bene quanto l'esercizio di una intelligenza critica sia necessario alla comprensione delle Scritture e della stessa logica estrema dell'amore.
Paul Ricoeur (1913-2005), infaticabile esploratore dei territori del linguaggio, è stato un sostenitore della necessità del «conflitto delle interpretazioni»: inevitabile,come inevitabile è la diversità di ciascun individuo, gruppo sociale, cultura; ma che può essere fecondo, e non aggressivo o escludente, proprio in quanto permette di approfondire la dimensione peculiare dell'individuo e in quanto non rinuncia a una tensione ultima alla verità. Un movimento attraverso l'alterità, dunque, attraverso la finitezza di ciascuna creatura, che conduce non a un soggettivismo esasperato, e neppure a una indifferenza delle rispettive posizioni, ma a una messa a fuoco della «responsabilità», che trasforma ogni vita singola in «destino».
Questo stesso movimento in una sorta di dialogo interiore tra il filosofo e il credente - lo si ritrova dispiegato e variamente articolato anche nei testi che costituiscono l'ultima raccolta uscita in italiano per le edizioni Qiqajon, {link_prodotto:id=859}, testi che lo stesso Ricoeur aveva, in parte, suggerito, nei suoi incontri con Enzo Bianchi e con la Comunità di Bose. Sono brevi saggi, confessioni, sermoni, monologhi in forma di dialogo, che riguardano (per una prima parte) la logica paradossale, estrema di Gesù, nel linguaggio delle Beatitudini e delle parabole: una logica che ci disorienta - come quella della «felicità» dei poveri, o della pagliuzza nell'occhio del vicino,o del cammello che passa per la cruna di un ago - ma solo per «rì orientarcì», a un livello più radicale e più alto, nelle potenzialità della nostra umanità.
Scrive Enzo Bianchi, che ha voluto e curato questa raccolta: «Il pensiero di Ricoeur lascia spazio al paradosso e gli riconosce la forza di spiazzare, di intrigare, di inquietare, di disorientare, fornendo così all'uomo l'occasione di rimettersi in cammino, rompendo con la pigrizia delle abitudini, impedendogli di progettare la propria esistenza come "totalità senza rotture", come linearità senza discontinuità". Proprio in quanto percorso da una valenza simbolica dirompente, il paradosso, l'iperbole, la stravaganza, anche, del linguaggio evangelico ha il potere di indurci a scavare verità sepolte, di trascinarci oltre noi stessi, di convertirci alla logica del dono e della "sovrabbondanza" invece che a quella della "retribuzione" e dell'equivalenza. Per questo non sopporta alcuna concezione dogmatica, per questo non può essere determinato da nessun magistero rigido e definitivo».
Nella seconda parte della raccolta Ricoeur esplora le possibilità della parola evangelica nel mondo e nelle società contemporanee. Che è immensa, nel senso che potrebbe davvero «ri-orientare» il cuore stesso dell'umanità; ma debole al tempo stesso, perché non può passare per gli strumenti della forza, se non destinandosi a essere inefficace e priva del suo sapore. «Il nuovo tipo di testimonianza dovrebbe essere interamente dissociato da qualunque aspetto istituzionale: testimonianza di una parola senza poteri di alcun genere», cioè senza nessun «accredito». politico, perché solo così potrebbe eventualmente agire su un fare politico libero e votato al riconoscimento del prossimo come «fratello in Cristo».
È necessario svincolare il cristianesimo da ogni istituzione politica e confessionale per restituirlo alla sua vocazione originaria: che è quella di «decidere» - e qui forte risuona il richiamo alla responsabilità del cristiano - di fare del «servo sofferente», di Gesù Cristo, «colui che organizza la nostra vita, la comprensione di noi stessi, e dei nostri rapporti con gli altri».
GABRIELLA CARAMORE
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Qiqajon, pp. 158,€10,50