Se la «logica di Gesù» disorienta l'umanità
di FRANCESCO ROAT
Arriva in Italia un testo di grande profondità del filosofo francese Paul Ricoeur che riesamina la narrazione evangelica. Testi scelti a cura di ENZO BIANCHI
RECENSIONI AI LIBRI E CD DI BOSE
L'Adige, 26 ottobre 2009
di FRANCESCO ROAT
Arriva in Italia un testo di grande profondità del filosofo francese Paul Ricoeur che riesamina la narrazione evangelica
Testi scelti a cura di ENZO BIANCHI
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Non è irriverente l'approccio critico dell'intellettuale «cristiano riformato" Paul Ricoeur (1913-2005) ai vangeli, che egli disseziona con grande acume/rigore analitico mai disgiunto da una fede la quale, tuttavia, non intende essere cieca o ingenua ma costantemente propensa ad interrogarsi e ad interrogare i testi biblici attraverso una riflessione ermeneutica volta innanzitutto a cogliere «il centro dell'umano e il volto del Dio narrato da Gesù di Nazaret», come sottolinea Enzo Bianchi - priore di Bose - nella sua bella introduzione al libro di Ricoeur {link_prodotto:id=859} (edizioni Qiqajon, 156 pagine, 10,50 euro).
Non a caso la prima notazione del filosofo francese intorno alle parabole evangeliche è una sorta di scommessa nata da un profondo convincimento interiore; ossia il ritenere a tutt'oggi possibile che i racconti del Cristo, indirizzati a uomini di duemila anni fa, riescano a meravigliare, colpire al cuore, intrigare chi sia disponibile ad ascoltarlì/leggerlì ancora, pure in questi nostri tempi postmoderni all'insegna del disincanto. Sarà che tali storie sono sempre di argomento profano; in quanto nelle parabole non compaiono né figure ultraterrene né miracoli, pur intendendo parlarci del regno di Dio. Sarà che non è l'uomo religioso, il devoto a venire interpellato in queste narrazioni, ma «l'io profano". Sarà infine che esse non hanno mai un carattere moralistico o paternalistico; non impongono cioè una condotta ma ci inducono semmai a riflettere sui nostri e gli altrui comportamenti, ci fanno mettere in discussione, ci provocano stimolandoci a riconsiderare il senso dell'agire e le modalità del porci gli uni nei confronti degli altri.
Certo, ammette di buon grado Ricoeur, le parabole e i detti del Cristo comunicano un insegnamento; ma non in modo banale, diretto o dogmatico. L'etica che essi esprimono o ci sollecitano a trovare emerge piuttosto in maniera indiretta, attraverso messaggi ora aforistici, ora paradossali, spesso volutamente iperbolici, talvolta contraddistinti dall'uso audace dell'ossimoro (l'accostamento di termini contrastanti/opposti). Questa insomma sarebbe la provocatoria e spiazzante logica di Gesù. Si pensi, ad esempio, all'affermazione tratta da Luca 17,33: «Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva" o quest'altra - tratta sempre dallo stesso vangelo (Le 6,27) -: «Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano". Per non parlare degli stravaganti comportamenti che certi protagonisti delle storie narrate da Gesù assumono; come l'ospite di un banchetto che manda a cercare dei nuovi convitati per strada per rimpiazzare gli assenti, o il padre del figliuol prodigo che sembra esagerare un po' troppo nell'accoglienza del suo ragazzo scapestrato, o quell'imprenditore che dà agli operai che hanno lavorato solo a fine giornata la stessa paga di quelli che hanno sgobbato tutto il dì. Così molte parabole a prima vista possono sembrare forzature o bizzarrie; ma non se si pensa - come fa Ricoeur - che la loro funzione sia sì quella di metterei in crisi e disorientare, ma al fine di un inedito ri-orientamento.
Lo scopo dei racconti del Cristo, in altri termini, è volto a promuovere un'autentica conversione: letteralmente a far mutare prospettiva, indirizzo o rotta rispetto al vivere e al sentire da parte dell'uditorio (degli esseri umani). Conversione cui deve però seguire la prassi di un conseguente/coerente agire; altrimenti tutto rimane a livello teorico o di buone intenzioni. Però di esse, come dice il proverbio, ahìnoì è lastricato !'inferno. Ma la destabilizzante e sorprendente «logica di Gesù" si ritrova puntuale un po' ovunque nei Vangeli anche al di là delle innumerevoli parabole. Dove abbiamo a che fare con una logica e un logos (discorso) del tutto altri e innovativi da quelli consueti degli uomini. Giacché porgere l'altra guancia a chi ci ha percosso sul viso non è più l'ìnvìto a seguire la vecchia legge dell'occhio-per occhio, dente per dente. E dunque una logica nel segno della sovrabbondanza, dell'eccedenza, della generosità. In una parola: dell'amore. Di un'azione caritatevole che può far stupire se siamo invitati a comportarci in modo opposto rispetto a quello in cui ci comporteremmo. In un certo senso, quindi, alla logica autoritaria di una serie di comandamenti calati dall'alto, Cristo, oltre a riassumerli in quello onnicomprensivo dell'amore, si rivolge ad un'umanità più consapevole e adulta e non vuoi prescrivere più un'etica fatta di rigide norme imposte. La morale del cristiano perciò dovrebbe essere frutto di una decisione, si diceva, fondata sull'autonomia del libero arbitrio. Non sempre purtroppo - ieri come oggi - troviamo nei seguaci di Gesù coerenza tra comportamento e principi etici. Ma Ricoeur ci sollecita a tener sempre presente l'atteggiamento pietoso del Cristo nei confronti dell'adultera. E forse allora potremmo convenire con lui che «essere testimone dell'evangelo significa avere questa attitudine di compassione e di indulgenza per la fragilità umana".
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