Eucaristia e servizio dell'uomo

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HUMANITAS Teologia, 06-2011
di OVIDIO VEZZOLI
La riflessione di J. Turck si propone di richiamare l'attenzione sull' efficacia della celebrazione del mistero eucaristico nella vita della Chiesa

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HUMANITAS Teologia, 06-2011
di OVIDIO VEZZOLI

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JACQUES TURCK
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La riflessione di J. Turck si propone di richiamare l'attenzione sull' efficacia della celebrazione del mistero eucaristico nella vita della Chiesa e nella comunità degli uomini. Senza inoltrarsi in questioni che investono la teologia sacramentaria relativamente all 'Eucaristia, il teologo francese si interroga circa la dimensione missionaria e, più precisamente, la diakonia che connota il mistero eucaristico celebrato nella assemblea dei discepoli del Signore di ogni tempo.

In cinque capitoli, Turck, mantenendo il riferimento alla lettera enciclica di Benedetto XVI, Deus caritas est, avvia a un cammino di vera riscoperta delle conseguenze etiche che scaturiscono dalla partecipazione alla cena del Signore, non prima di avere richiamato gli aspetti costitutivi del mistero pasquale, espressione della carità di Dio verso ogni uomo: l. Una Chiesa protagonista di trasformazioni sociali (pp. 17-25); 2. Una Chiesa con il mandato della carità di Dio (pp. 27-44); 3. Al di là delle ideologie del miglioramento del mondo (pp. 45-80); 4. La carità di Dio, mistero di configurazione (pp. 81-109); 5. Che cosa dobbiamo fare? (pp. 111-131).

[...]

La comunità cristiana che fa Eucaristia si comunica all'integralità del dono salvifico e si visibilizza come immagine e presenza della Chiesa una, santa, cattolica e apostolica. La comunione con il vescovo, in quanto principio visibile e fondamento dell'unità nella sua Chiesa locale, è garanzia per la comunità cristiana di non rinchiudersi in un gruppo ristretto e di mantenere una dimensione ecclesiale aperta alla comunione. Per la comunità cristiana la celebrazione dell'evento eucaristico attraverso il rito non è rievocazione emotiva di un avvenimento del passato legato all' episodio dell 'ultima cena, ma "memoriale" della sua Pasqua di croce e di gloria, e in obbedienza al suo comandamento: «Fate questo in memoria di me» (cfr. Le 22, 19; l Cor Il, 24.25). È in forza del memoriale riattualizzato nel contesto rituale della comunità che coloro che vi partecipano sono immessi nello stesso movimento di consegna e di dono gli uni per gli altri (cfr. ICor 10,16-17; 11, 17-34). L'esperienza della «frazione del pane-cena del Signore» mette i discepoli nella condizione di incontrare non un ricordo, ma il Kyrios a Emmaus (cfr. Lc 24, 13-35), sul lago di Tiberiade (cfr. Gv 21, 1-14), nelle manifestazioni nel giorno della domenica (cfr. Le 24, 36-53). In questi pasti si realizza la presenza del crocifisso-risorto in mezzo ai suoi; egli si fa incontro a loro come il vero ospitante, il vincolo della comunione e colui che invia per la missione.

Anche nel discorso sul pane di vita (cfr. Gv 6, 26-58) rimane esplicita la dinamica che interpella la fede personale del credente chiamato a «mangiare di questo pane» (cfr. Gv 6, 51); è mediante la partecipazione a questo dono che è dato al discepolo di discernere la vita del Signore, alla comunione del quale è chiamato, e di divenire segno di fraternità in obbedienza al comandamento nuovo (cfr. Gv 13, 34 ss.). «È importante restituire alla carità tutta la sua forza di virtù teologale, ancorata al cuore dell'Eucaristia: una chance per società come le nostre, nell'era della globalizzazione» (p. 133).

OVIDIO VEZZOLI 

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