Passione civile e il dono della letizia ne "Il soffio del mite"

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Il Centro, 6 febbraio 2013
di Federica D'Amato
Inconfutabile ormai che nelle parole sia racchiuso il rebus indecifrabile del mondo, ma se solo noi sapessimo accogliere, comprendere e pronunciare le nostre parole in modo responsabile

    Il Centro, 6 febbraio 2013
di Federica D'Amato

  Il soffio del mite

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BARBARA SPINELLI
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Qiqajon, 2012

   

Inconfutabile ormai che nelle parole sia racchiuso il rebus indecifrabile del mondo, ma se solo noi sapessimo accogliere, comprendere e pronunciare le nostre parole in modo responsabile, quale scenario di letizia sboccerebbe dalla realtà! Ad esempio si potrebbe iniziare con il lasciare più spazio al silenzio, con gli altri e con noi stessi; poi dovremmo essere più curiosi di indagare l'etimo dei lessemi, ovvero la loro origine in senso sincronico e diacronico, per scoprire, come diceva il poeta Piero Bigongiari, che “tutto matura lontano dalla nostra cecità ma a portata di mano”. Solo avendo duramente appreso quest'arte del parlare tacendo potremmo avvicinarci a un libro tanto ridotto nelle dimensioni quanto vasto nelle conclusioni, “Il soffio del mite”, in cui si incontrano due realtà diversissime eppure comunicanti: la sua autrice, Barbara Spinelli, e la casa editrice Qiqajon della Comunità monastica di Bose.

Barbara Spinelli è giornalista che ha fatto la storia dell' informazione italiana, tra i fondatori de La Repubblica, poi firma di Corriere della Sera e Stampa, saggista acuta e autorevole nell'interpretazione del vivere contemporaneo, mentre la Comunità monastica di Bose è il nido spirituale di una delle voci più influenti della cultura europea, il priore Enzo Bianchi. Mai incontro fu più felice, se in questo libro l'esperimento della convivenza tra passione civile e letizia evangelica si compie nella maturità di un dono: il soffio del mite, appunto, mite il cui etimo latino (mits) richiama il tenero, il dolce, la maturità perfetta del frutto, così come quando ci riferiamo a un clima ponderato, privo di sbalzi termici, che pone in equilibrio il rosa tiepolo del mattino e il blu reale della sera.


 

Ma chi è “il mite” di Spinelli? Di certo è una figura che vive ispirata dalla ruah divina, quella «[...] strana corrente che spira dove vuole, e tu ne senti la voce ma non sai di dove venga né dove vada; e ha la forza di farti rinascere di nuovo, anche davecchio,nonpiù dalla carne ma dall'alto, dove soffia lo spirito ventoso (cf. Gv 3,7-8)». Il mite è l'azzurro ragazzo Elis dagli occhi rotondi cantato dal poeta George Trakl, è l'idiota principe Myskin di Dostoevskij, che con la bellezza salverà il mondo, è Giona che rifugge il comando divino, è colui che «[...] si nota per come incede, per il tono della voce, per come traversa l'oscuro, forte di una luce che non si sa bene da dove venga.

Il mite non è nei cieli ma quaggiù, tra noi: è uno di noi». Sembra che Spinelli abbia avvertito l'esigenza di esemplare questo ritratto del mite per fare i conti con «i tempi di collera, di intranquillità» che viviamo, per dare alle parole il loro giusto peso, per confrontarsi dialetticamente con chi per primo ha affrontato l'argomento, il maestro Norberto Bobbio e il suo memorabile “Elogio della mitezza”, infine per rileggere più a fondo la figura del mite per eccellenza, Gesù, e consegnarcela in un atto di cortesia riflessiva che stupisce per acume dialettico, ricchezza delle fonti citate,ma soprattutto per la docile fermezza della trattazione, quasi che la preziosità del contenuto abbia irradiato d'ardore l'uniformarsi dei concetti sulla pagina. Impossibile riportare tutte le sfumature tematiche che l'autrice lega a questa figura umile e melanconica, ma è importante soffermarsi su due aspetti: la letizia e la natura prepolitica del mite, qualità sulle quali ognuno di noi - nel tempo che vede lo squallido dilagare di passioni tristi -, dovrebbe investire.

FEDERICA D'AMATO

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BARBARA SPINELLI
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Qiqajon, 2012