Perdonare e dimenticare

Perdonare è dimenticare. La vita comune è fatta di piccoli perdoni e di conseguenza di piccoli oblii. Il non volere dimenticare ci irrigidisce ed il nostro irrigidimento radica ancor più il nostro fratello nell’atteggiamento che ci ha ferito.
Quasi tutti siamo suscettibili. La suscettibilità è un rifiuto della nostra fatica personale. Essere riconoscenti per un atteggiamento che ci ferisce è una ricetta insuperabile per vincere la suscettibilità.
Ci si può amare sinceramente anche se ci sono malumori. Bisogna lottare contro di essi valutandoli per quello che sono: piccole cose. Considerarli cose grosse, può suscitare delle tentazioni a mancare gravemente di carità. La carità ha sempre come base la verità.
La suscettibilità richiama tenerezza: rischia invece di richiamare l’educazione e l’educazione rovina tutto. L’educazione è quasi un istinto di difesa contro reazioni che noi temiamo. La tenerezza è l’amore di Cristo verso i nostri fratelli e le nostre sorelle sempre infermi.
La rigidità è un altro istinto di difesa. Sembra dire: “attenzione”! Ma amare con il cuore di Cristo è avere pazienza, molta pazienza…

L’amore fraterno che ama ognuno in particolare. Non chiunque e in qualunque modo; ma ognuno come il Signore l’ha creato, ognuno come il Cristo lo ama. L’amore fraterno che ama ognuno come prossimo dato da Dio, prescindendo dal nostro legame di parentela, di popolo, di razza o di semplice simpatia. Che riconosce ad ognuno il diritto sopra noi stessi, diritto che deriva fondamentalmente dall’essere fratelli nella creazione e nella redenzione…

Madeleine Delbrel, “Comunità secondo il vangelo”, Gribaudi 1996