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La novità del Dio che viene

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Il venire di Dio nella sua visitazione fa arretrare il male, in un mistero di capovolgimento: la luce squarcia la notte dei ciechi, le gambe degli storpi tornano a danzare, gli esclusi ritrovano l’abbraccio della comunione, la dolcezza delle parole torna a carezzare le orecchie dei sordi, la vita ridesta quanti dormivano nel sonno della morte, la novità della gioia raggiunge i poveri e li rialza…

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Il profeta, voce della Parola

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Figura dell’Avvento è Giovanni il Battezzatore, la Voce forte e umile che risuona nel deserto, il Precursore, colui che corre dinanzi al Veniente, per preparagli la strada, per aprirgli un cammino, per disporre i cuori all’accoglienza, per annunciare che la salvezza si è avvicinata, che «la notte è avanzata, il giorno è vicino» (Rm 13,12).

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Liturgia ispano-mozarabica

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Il rito ispanico, è il modo utilizzato dalla chiesa di Spagna per celebrare le azioni liturgiche durante i primi dieci secoli della sua storia. Usato all’inizio dai cristiani ispano-romani, si conservò anche sotto la dominazione dei visigoti, epoca nella quale i grandi padri della chiesa visigota lo arricchirono notevolmente, e sotto l’occupazione dei musulmani.

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Il Veniente, fra promessa e attesa

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Attesa, promessa, presenza: sono queste le tre melodie che si intrecciano nel tempo dell’Avvento. L’attesa scava uno spazio di accoglienza, un “vuoto attivo”, una tensione verso un volto amato, una voce desiderata, una visita consolante; la promessa inaugura un orizzonte di senso, delinea una direzione, dice un senso, dischiude possibilità, organizza la speranza; la presenza genera comunione, incontro, nel faccia a faccia, nell’«occhio contro occhio» di chi vede «il ritorno del Signore» (Is 52,8).

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