Il profeta, voce della Parola

Capsella di Astorga, 900 circa, Cattedrale di Astorga (Spagna)
Capsella di Astorga, 900 circa, Cattedrale di Astorga (Spagna)

Figura dell’Avvento è Giovanni il Battezzatore, la Voce forte e umile che risuona nel deserto, il Precursore, colui che corre dinanzi al Veniente, per preparagli la strada, per aprirgli un cammino, per disporre i cuori all’accoglienza, per annunciare che la salvezza si è avvicinata, che «la notte è avanzata, il giorno è vicino» (Rm 13,12).

Figura dell’Avvento è Giovanni il Battezzatore, la Voce forte e umile che risuona nel deserto, il Precursore, colui che corre dinanzi al Veniente, per preparagli la strada, per aprirgli un cammino, per disporre i cuori all’accoglienza, per annunciare che la salvezza si è avvicinata, che «la notte è avanzata, il giorno è vicino» (Rm 13,12).
Fidelis amicus, «l’amico fedele» è il titolo con il quale la tradizione mozarabica designa Giovanni: l’amicizia è come un dittico, a due tavole, in cui un volto illumina l’altro, una biografia completa l’altra, una storia si scrive a quattro mani, quelle di Cristo e quelle del Battista.

Giovanni, l’amico fedele,
precedette il Cristo nella nascita,
lo precedette predicando nei deserti di un luogo solitario,
lo precedette battezzando.
(MHM, I domenica di Avvento, illatio)

Precessit nascendo, precessit in desertis heremi predicando, precessit baptizando, recita efficacemente il testo latino. Gli amici camminano insieme, l’uno precede e l’altro segue, l’uno diminuisce e l’altro cresce (cf. Gv 3,30), l’uno è «la lampada che arde e risplende» (Gv 5,35), l’altro è «la luce del mondo»: chi la segue «non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8,12).
«Come avete udito – commentava Agostino –, Giovanni fu lodato per la testimonianza da lui data su Cristo, ed elogiato in quanto tra i nati di donna non era nato nessuno più grande di lui. Più grande di lui era però il nato dalla Vergine. Quanto più grande? L’araldo stesso ci dica la distanza che passa tra lui e il giudice, di cui è l’araldo. Giovanni infatti precedette il Cristo sia nel nascere che nell’annunciarlo, ma lo precedette come un umile servo obbediente senza mettersi al di sopra di lui. In realtà tutti gli ufficiali giudiziari camminano davanti al giudice, ma – pur avviandosi per primi – vengono dopo di lui per dignità. Quanto grande fu dunque la testimonianza resa a Cristo da Giovanni? Tanto grande, da fargli dire che non era degno di sciogliere i lacci dei suoi sandali».
La preparazione, inaugurata da Giovanni, è la via della conversione. «Una voce grida: “Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio”» (Is 40,3). L’Avvento è un’attesa operosa, intessuta di opere e giorni per prepararsi il cuore:

Giovanni, preparando la via al Giudice e Redentore,
chiamò i peccatori alla conversione
e, per acquistare un popolo per il Salvatore,
battezzò nel Giordano coloro che confessavano i loro peccati.
Non conferiva la pienezza della grazia che rinnova l’uomo,
ma esortava ad attendere la presenza del Salvatore pieno di misericordia.
Non rimetteva i peccati a quanti andavano a lui,
ma prometteva che in futuro vi sarebbe stata la remissione dei peccati
per coloro che avrebbero creduto,
affinché quanti discendevano nell’acqua della conversione
sperassero la medicina del perdono
da parte di colui che sarebbe venuto pieno del dono della grazia e della verità.
(MHM, I domenica di Avvento, illatio)

Ma se Giovanni precorre e preannuncia il Cristo veniente, anticipandone gesti e parole, resta comunque la distanza tra la figura e il compimento, l’annuncio e la pienezza, il già e il non ancora.

Cristo, dunque, veniva battezzato da Giovanni,
con elemento visibile e con Spirito invisibile.
Tutti venivano guidati, per mezzo dell’obbedienza, alla misericordia
per mezzo del figlio della sterile, al Figlio della Vergine,
per mezzo di Giovanni, uomo grande, al Cristo, uomo Dio.
(MHM, I domenica di Avvento, illatio)

Giovanni sta sulla soglia della transizione fra antica e nuova Alleanza, fra primo e secondo Testamento: Giovanni è figura dell’obbedienza ai comandi di Dio, mentre il Cristo è pienezza della misericordia del Padre; Giovanni è il figlio di Elisabetta, una donna sterile, che esulta fin dal seno di sua madre dinanzi al Figlio della Vergine (cf. Lc 1,44); Giovanni è l’homo magnus, l’«uomo grande», perché «fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui» (Mt 11,11): dopo di lui, infatti, viene l’homo Deus, il Dio fatto uomo!
Come scriveva Agostino: «Se Giovanni è la voce, Cristo è la parola: Cristo prima di Giovanni, ma presso Dio; Cristo dopo di Giovanni, ma presso di noi. Giovanni impersona la voce nel mistero: non era certo l’unico a essere voce. Ogni uomo che proclama il Verbo è, quindi, voce del Verbo. In quante parole, anzi, in quante voci esce la parola concepita interiormente! Quanti ne suscitò di annunciatori il Verbo che è sempre presso il Padre! Inviò i patriarchi, inviò i profeti, inviò tanti e tanti suoi messaggeri. Restando Verbo, mandò le voci e, dopo le molte voci inviate in precedenza, venne l’unica persona del Verbo quasi sul proprio veicolo della voce sua, della carne sua. Quindi, raccogli, per così dire, in una sola tutte le voci che precedettero il Verbo e concentrale tutte nella persona di Giovanni. Di tutte queste egli rappresentava il mistero. Pertanto, è detto voce propriamente, quasi segno distintivo e mistero di tutte le voci».


Capsella di Astorga
Asturie, ca. 900 argento dorato su struttura di legno, con intarsi in vetro, 16 x 3o x 19,5 cm, Museo della Catedrale, Astorga.

Capsella di AstorgaLa capsella di Astorga, una delle più complete tra le opere pre-romaniche sopravvissute in argento dorato, offre uno scorcio della sontuosa qualità degli oggetti a cui ha dato origine il patrocinio reale nelle Asturie.

Lo scrigno recita: A GNVS / DEI / + ADEFON / SVS REX / + SCEMENA / REGINA — un riferimento ai suoi offerenti, Alfonso III il Grande (re dal 866 al 910) e la regina Ximena, che consegnò lo scrigno alla cattedrale di Astorga durante il mandato del vescovo Genadio (909-919).

Sul lato anteriore del coperchio sono incisi i nomi e i simboli degli evangelisti Luca e Giovanni (Lv CAS / 10 HAN), mentre quelli di Marco e Matteo, una volta sul retro, ora sono persi. I lati sinistro e destro del coperchio contengono angeli in piedi, uno con l’incisione ANGE / LVS, l'altro GABRI / HEL. Intorno alla parte superiore del coperchio, ai bordi, si trovano i resti di una merlatura. I lati della capsella sono divisi in due registri, ciascuno con arcate continue. All'interno di ogni arco al piano inferiore si alternano figure alate frontali o di profilo, e in ogni arco in alto, c'è la forma di albero, forse un riferimento all'albero della vita. Ogni arco e i pennacchi circostanti sono decorati con una cornice cloisonné rialzata di vetro blu e rosso incastonato a freddo. La tecnica del cloisonné è una chiara derivazione gota infatti era la tecnica tipica delle fibule ad arco utilizzate da queste popolazioni. In Italia furono prodotte magistralmente dai Longobardi.

La decorazione sul fondo della capsella è costituita da una Croce della Vittoria con alfa e omega sospesi sulle sue braccia.
Molto probabilmente il tema principale della decorazione dello scrigno si basa sul cantico dell’Agnello di Apocalisse 5,11-12.

chiusura della capsellaLa forma della capsella di Astorga, con il suo coperchio alto, e alcuni dei disegni degli alberi nei pennacchi trovano la loro corrispondenza più vicina nella capsella in agata di Fruela offerta alla Cattedrale di Oviedo nel 910.

Sia il segno distintivo degli inserti di vetro, sia il modo in cui sono disposti sono quasi identici a quelli sulla Croce della Vittoria presentata alla Cattedrale di Oviedo da Alfonso III nel 908. Le figure sulla capsella possono anche essere collegate alle miniature del X secolo sempre di area Asturiana.

Il X secolo in Spagna si rivela un laboratorio artistico del tutto originale: diversi influssi convergono a creare un nuovo stile sia dal punto di vista artistico che dal punto di vista delle botteghe. L’interconnessione tra le raffigurazioni in tecniche diverse (oreficeria, miniatura…) racconta degli scambi e della facilità con la quale gli artisti, di provenienze e influssi religiosi differenti, si trovavano a collaborare.

Per quanto riguarda la funzione originale della capsella, fu prodotta per ospitare particole o reliquie. Le notizie fino XVIII secolo, affermano che conteneva le reliquie di Santi Diodoro e Deodato.