Una trama sottile. La via crucis di Maria Lai per Ulassai

Dio, arte, archeologia
ciò che resta di Cristo nel Vangelo
non è la sua presenza fisica o umana
è il suo morire e la sua resurrezione.

Maria Lai

Un nodo segna un legame, ma è anche un’asperità lungo il filo. Così come le nostre relazioni: sono legami che si rafforzano, ma sanno essere anche aspre e dure quando richiedono il dialogo e la difficile arte del comprendersi.

Nel 1981 Maria Lai, che ha forgiato il proprio carattere in una Roma artistica in cui una donna veniva ancora vista con sospetto, tornata nella sua Sardegna dona alla città di Ulassai un’esperienza unica, e tante opere che la costellano.

L’esperienza è quella della performance (siamo noi adesso a chiamarla così, all’epoca era qualcosa di sconosciuto, la scelta di Maria Lai si muoveva in un territorio inesplorato) Legarsi alla montagna, in cui l’artista chiede agli abitanti di questa piccola comunità di legare le loro abitazioni con un filo, il quale poi si sarebbe ricongiunto alla montagna che sovrasta le case.

Quello che all’apparenza poteva sembrare semplice in realtà si è poi rivelato faticoso, ma allo stesso tempo rivelativo. Gli abitanti del paese hanno presentato le loro perplessità a Maria soprattutto perché questi legami rivelavano gelosie, inimicizie, tutto quello che forma la trama delle nostre relazioni. Come legarsi gli uni agli altri se questo poi nella realtà non è così vero?

Maria non si è data per vinta, ha discusso con gli abitanti di Ulassai tutto il tempo necessario, ha trovato degli escamotages per riuscire a raccontare tutte le trame sentimentali che legvano le case: i nodi quindi si sono intrecciati tra un tetto e l’altro, tra un balcone e l’altro sino ad arrivare alla montagna.

Quello stesso anno Maria Lai regalò alla chiesa parrocchiale di Ulassai una via crucis fatta di fogli scuri e di filo bianco cucito.

Il formato di questi lavori è davvero particolare: sono stretti e lunghi, non ricordano i quadri davanti ai quali siamo abituati a soffermarci per devozione nelle chiese. Ci obbligano a fermarci e a riflettere. Il filo parte da terra e lascia dietro di sé, a un certo punto della sua salita, un nodo. Ecco l’intreccio con le altre vite, le asperità che sorgono nel lento scorrere della vita: senza gli altri fili non ci sarebbe trama, le nostre vite scorerebbero forse serene, ma sostanzialmente vuote. Sarebbero vite lineari, che arriverebbero dritte all’obbiettivo, ma incapaci di raccontare, perché incapaci di costruire una storia.

Per fare una storia ci vuole una trama e per questa ci vogliono altri fili, altre vite, ci vuole l’impegno ad intrecciarsi e ad annodarsi.
Ed è così che da un punto partono diversi fili, che in apparenza sembrano seguire strade diverse, ma in realtà salgono per intrecciarsi.



Ad uno sguardo frettoloso questi fili dicono pochissimo. Bisogna fermarsi qualche tempo per poter comprendere i personaggi presenti e ricostruirne i contorni. Non è quello che accade anche nelle nostre relazioni? Abbiamo bisogno di tempo per delineare le caratteristiche di coloro che ci sono accanto e, proprio quando pensiamo di aver compreso qualcosa, ecco che ci sfuggono, ecco che quel filo che pensavamo di aver cucito in realtà esce dall’ordito e ci obbliga a ricominciare.

Quello che sembra un intreccio informe in realtà nasconde i gesti, le posture e i relativi sentimenti che ogni credente in questo periodo dell’anno liturgico è chiamato a meditare.

Questi lavori ci ricordano che c’è una trama sottile anche in quelle situazioni che su due piedi sembrano inestricabili, proprio in quei momenti in cui sembra che le cose siano incomprensibili.

Eppure in queste immagini apparentemente caotiche, se ci concediamo del tempo e scegliamo il capo di un filo, vedremo che diventerà un corpo, una mano che segna, una croce che sovrasta.

In questo momento siamo chiamati a restare a distanza: i fili di Maria Lai ci ricordano che c’è una trama sottile e invisibile che ci lega indissolubilmente e che ogni nostra scelta può influire sulla vita di un altro.
Per questo i personaggi non sono nettamente cuciti, sarebbe stata una scelta stilistica di cui Maria Lai si è dimostrata capace, ma ora lo scopo è quello di farci vedere che siamo un intreccio più o meno volontario di azioni e sentimenti, e che quello che accade è solo l’emergere di una trama di azioni che mettiamo in atto e che altri fanno con o senza di noi.

Così l’aguzzino che inchioda il corpo di Cristo è parte del corpo stesso del condannato: sono umani tutti e due indissolubilmente e le loro vite non saranno più le stesse dopo il loro incontro. Un filo sottile li legherà e saranno loro a scegliere in che modo questo intreccio continuerà a scorrere sotto le mani del telaio del tempo.

I fili lasciati penzolare ricordano gli strascichi delle nostre azioni, quei sentimenti rimasti aperti che ci lasciano sospesi, come rimane sospeso un filo alla fine di una cucitura.

Eppure da quei fili possono nascere nuovi legami, così come accade per questa via crucis. Da quei legami sono nate le storie di uomini e di donne che hanno tramandato a noi la loro fede; da loro noi siamo chiamati ad annodare nuovi legami e a far sì che il filo della storia continui e non si fermi con noi.

Sappiamo riconoscere una presenza all’interno di una realtà apparentemente incomprensibile? Tra quei fili che sembrano ammassati casualmente, se dedichiamo tempo e impegniamo lo sguardo, emerge il corpo e il volto di Cristo: Maria Lai ci invita così a cercare nuove trame all’interno delle nostre esistenze. E se guardando meglio i contorni delle nostre vite complicate riuscissimo a riconoscere che proprio Cristo si annoda a noi con una trama sottile?

Per approfondire la conoscenza di Maria Lai:

Archivio Maria Lai

Mostra di Maria Lai presso il MAXXI di Roma

Inventata da un Dio distratto - Intervista a Maria Lai