Di chi siamo tempio?

Photo by Jonathan Cosens Photography on Unsplash
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La mia anima è ormai senza vita, posta in una tomba, come un morto. Cura, Signore, i miei lividi con lacrime di conversione e con suppliche mescolate a gemiti, durante la notte. O Dio mio, donami sapienza spirituale ed energia per la preghiera, affinché penetri nella sapienza della Parola e diventi servo dell’amore, dopo l’inimicizia con te. Salvami, o Amante degli uomini, poiché i miei pensieri sono affondati nei flutti di questo mondo. Ti supplico, o grande Re, ricordati del tuo servo nel tuo Regno. Ecco, infatti, un ladrone ha detto questo, e tu, nella tua compassione e nella tua salvezza, lo hai visitato. Perdonami un po’ affinché possa trovare riposo. Il mio errore e la mia iniquità mi pesano. Rendimi degno di poter comunicare al Corpo di tuo Figlio, affinché mi renda nuovo e io compia ciò che gli è gradito. Pastore e Salvatore, va’ alla ricerca della tua pecora: mi sono smarrito! (Psali adam del Grande Digiuno di Quaresima sulla Terza Ode)

Nel contesto liturgico della Quaresima, bisogna leggere e vivere il brano della purificazione del Tempio nel suo senso profondamente spirituale. “Il tempio del Dio vivente siamo noi”, dice San Paolo (2Cor 6,16). Con la salvezza operata da Cristo e l’invio nei credenti in lui del Paraclito, lo Spirito Santo abita in templi di carne: “Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi” (1Cor 6,19). 

Eppure, a causa della libertà che non viene annullata dalla grazia, il cristiano è capace ancora di peccare e di essere, al contempo, tempio di Dio e tempio del diavolo e degli idoli mondani, servitore di Dio e di mammona. Con questa pericope evangelica, dunque, la Chiesa vuole suggerirci che, per prepararci ai misteri pasquali, è necessario purificare il nostro tempio interiore affinché torni a essere “casa di preghiera” e non più “un covo di ladri”. E il solo a poterlo fare è Gesù Cristo.

Forse è Origine il primo autore cristiano ad andare oltre il senso storico e cristologico della purificazione del tempio di Gerusalemme, parlando esplicitamente della nostra purificazione:

Ora Cristo è consumato di zelo soprattutto per quella casa di Dio che è in ciascuno di noi, e non vuole che essa diventi una casa di commercio, né che la casa di preghier soltanoa diventi un covo di ladri, poiché egli è Figlio di un Dio geloso (cf. Es 20,5). Così è, se comprendiamo con intelligenza tali espressioni della Scrittura: esse sono tratte dall’ambito umano, con valore metaforico, per far comprendere che Dio non vuole che nulla di estraneo alla sua volontà venga a mescolarsi all’anima degli uomini in generale e, in particolare, all’anima di coloro che vogliono accogliere i doni della divinissima fede (Origene, Commento a Giovanni 10,221).

Macario il Grande ci chiede di esaminarci e di chiederci con chi siamo in comunione e di chi siamo tempio:

La natura [umana] stessa è in comunione con i demoni e gli spiriti del male (cf. Ef 6,12), ma anche con gli angeli e lo Spirito santo; è tempio di Satana e tempio dello Spirito Santo. Ora, fratelli, esaminate il vostro cuore. Con chi siete in comunione, con gli angeli o con i demoni? Di chi siete tempio e abitazione, di Dio o del diavolo? Di quale tesoro è colmo il vostro cuore, della grazia o di Satana? Come una casa piena di cattivo odore e di sporcizia l’anima deve essere interamente ripulita, adornata e riempita di ogni buon odore e di tesori cosicché lo Spirito Santo possa venire al posto di Satana e riposare nelle anime dei cristiani (Macario, Omelia 27,19).

Affidiamoci dunque a Cristo, nostro Signore, supplicandolo di venire con il suo Spirito Santo dentro di noi, di purificarci da ogni macchia e di riportare il nostro tempio interiore alla vera adorazione che spetta alla Santa Trinità soltanto. 

un monaco del deserto