Imparate da me

Avori salernitani, prima metà del XII secolo
Avori salernitani, prima metà del XII secolo

20 febbraio 2018

Mt  5,1-11

In quel tempo 1Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. 2Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

3«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
4Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
5Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
6Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
7Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
8Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
9Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
10Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
11Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.


Anche noi quest’oggi, ci avviciniamo a Gesù, ci concediamo un po’ di tempo per sederci e stare davanti a lui per ascoltarlo. La sua Parola, oggi è tutta una beatitudine.

Tra le sette beatitudini che seguono ce ne sono due estremamente attuali in questo nostro tempo. “Beati i miti, perché erediteranno la terra”; “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”. Esse ci pongono la questione dei cristiani di fronte alla violenza.

Cosa ha voluto dire Gesù esaltando la mitezza? Miti, pacifici, mansueti, sono, nella Bibbia, gli umili e i poveri. Coloro, cioè, che non hanno i mezzi o la volontà di farsi giustizia da soli. Coloro che non confidano né nei carri, né nei cavalli, ma ripongono la loro fortezza nel nome del Signore (cf. Sal 19,8). Nell’Antico Testamento, a costoro i profeti promettono la salvezza nelle ore di angoscia, di guerra e di deportazione. Essi sono quel “resto di Israele” perché Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti. Gesù è il prototipo di questi miti, al punto da poter esclamare: “Imparate da me che sono mite ed umile di cuore” (Mt 11,29). Mitezza e mansuetudine indicano, oltre che un atteggiamento interiore del cuore, anche un certo atteggiamento preciso nei confronti dell’uso della forza e della violenza. Gesù ne è la più luminosa manifestazione.

Alla violenza egli oppose il martirio, cioè la testimonianza: “Sono venuto nel mondo per dare testimonianza alla verità” (Gv 18,37). Il rifiuto della violenza è totale in Gesù, sia nella sua vita che nella sua parola. L’ultima delle beatitudini oggi ascoltate dice: “Beati voi quando vi perseguiteranno e faranno ogni sorta di male contro di voi”. Egli rifiuta la violenza in tutte le sue forme: non, quindi, soltanto la violenza di reazione, ma anche quella di chi “fa violenza” per primo, quelli che umiliano e asserviscono, quelli che cacciano in esilio, quelli che emettono sentenze ingiuste.

Gesù con la sua mitezza non è però inerte di fronte all'ingiustizia; non ha voluto coprire le storture e lasciare, in ultima analisi, i poveri e i deboli in balia dei potenti e degli arroganti. Ci si chiede però: questo amore produce davvero cambiamenti? La storia sembra dirci di no, perché c’è tanto da cambiare intorno a noi, al punto che anche alcuni cristiani cominciano a divenire propensi alla violenza.

La terra che Gesù promette in eredità ai miti non è la terra materiale, è la terra promessa, il regno dei cieli, capace però di instaurarsi nel loro cuore fin da questa vita e di renderli felici. “Beati i miti perché erediteranno la terra!”.

In una società di arrabbiati, di violenza continua, di intolleranza, il nostro Maestro ci ha dunque riproposto oggi la sua scelta, così diversa da quella del mondo. A noi suoi discepoli chiede di non essere così; di essere, invece, uomini di pace, anche se uomini forti, anzi proprio perché uomini forti. Solo i forti possono permettersi di essere miti e pacifici.

fratel Roberto