Sale e luce

Avori salernitani, prima metà del XII secolo
Avori salernitani, prima metà del XII secolo

21 febbraio 2018

Mt  5,13-19

In quel tempo vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «13Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. 14Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, 15né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. 16Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli. 17Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. 18In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. 19Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.»


Gesù ha compreso e plasmato la sua fede al cuore delle concrete realtà di ogni giorno. Lo stesso vangelo si comunica a noi attraverso i sensi più che attraverso concetti astratti e il brano odierno ce lo conferma: una manciata di sale, la luce di una lampada.

È nota la funzione del sale: esso serve a condire, a dare sapore agli alimenti, a depurarli e a conservarli. Sappiamo pure che al tempo di Gesù una piccola lampada bastava a illuminare l’interno di una casa palestinese formata da un solo vano. Con queste immagini Gesù vuole mostrare come la vita del discepolo si caratterizzi per un sapore e una luce particolari.

Gesù non dice: “voi sarete” o “voi dovete essere”, ma: “voi siete”. Siamo sale e luce per pura grazia, ancor prima che per sforzo o volontà propria. È un’identità che riceviamo dal Signore, nascosta nelle profondità del nostro essere; dobbiamo esserne consapevoli e ricordarlo quando ci lasciamo trascinare dal solito tran tran e ci sembra di vivere una vita con poco sapore, se non opaca.

Ma poi occorre chiederci che cosa facciamo del “dono” ricevuto. Siamo infatti chiamati a esprimere ciò che siamo, in modo che il sale e la luce delle nostre esistenze diventino un bene anche per gli altri.

Gesù ci mette in guardia: come il sale può perdere sapore e pertanto la sua funzione, così anche noi, quando non diamo sapore con opere buone alla vita dei nostri fratelli, veniamo meno al nostro compito. In greco “perdere sapore” ha la stessa radice di “sciocco”, “stolto” (morós). Nei vangeli è ricorrente la contrapposizione tra il sapiente e lo stolto: è tale l’uomo che costruisce la casa sulla sabbia, anziché sulla roccia, come invece fa l’uomo saggio, che ascolta le parole del Signore e le mette in pratica (cf. Mt 7,24-27); sono stolte le vergini che attendono lo sposo ma si dimenticano di prendere la scorta di olio per le lampade, a differenza delle sagge (cf. Mt 25,1-12).

Come una lampada accesa non è fatta per essere messa sotto il moggio, altrimenti si spegne, ma sul candelabro per poter irradiarsi e illuminare l’ambiente circostante, così la luce del discepolo risplende nella misura in cui è capace di donare la sua presenza agli uomini, prolungando il modo di vivere di Gesù.

Non una luce accecante, ma tenue e diffusa. L’amore si rende visibile quando si offre con pudore e discrezione: per questo Gesù ha accostato all’immagine della luce quella del sale, capace di dare sapore “nascosto” negli alimenti.

“Non pensiate… non crediate…”. Gesù vuole evitare un possibile fraintendimento della sua missione. Egli è venuto per compiere la Legge data da Dio al popolo di Israele, riconducendola all’intenzione originaria del suo progetto di salvezza per l’umanità. Essenziale è il comandamento dell’amore che sintetizza tutta la Legge (cf. Mt 22,34-40).

Come viverlo? Riascoltiamo in questo tempo quaresimale le parole del profeta: “Sciogli le catene inique, rimanda liberi gli oppressi, condividi il pane con l’affamato, introduci in casa i miseri e i senza tetto, vesti chi è nudo senza trascurare i tuoi parenti. Allora la tua luce sorgerà come l’aurora” (cf. Is 58,7-8).

Fratel Salvatore