La beatitudine, compimento della Legge

Avori salernitani, prima metà del XII secolo
Avori salernitani, prima metà del XII secolo

23 febbraio 2018

Mt  5,27-37

In quel Gesù si mise a parlare e insegnava ai discepoli dicendo: « 27Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio. 28Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.29Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. 30E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.31Fu pure detto: «Chi ripudia la propria moglie, le dia l'atto del ripudio». 32Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all'adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.33Avete anche inteso che fu detto agli antichi: «Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti». 34Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, 35né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. 36Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. 37Sia invece il vostro parlare: «Sì, sì», «No, no»; il di più viene dal Maligno.»


“Non sono venuto ad abolire la Legge, ma a darle pieno compimento”, ossia “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli”. Il compimento della Legge non sarebbe “il regno dei cieli”?

Questi due versetti tratti dal nostro capitolo, che ho accostato, sono la chiave di lettura del nostro brano.

Gesù è sul monte e sta insegnando. Il lungo discorso che segue le beatitudini ne è come la spiegazione, lo sviluppo. Le beatitudini sono la quintessenza della Legge di Mosè interpretata da Gesù. La Legge è un’alleanza che si concretizza nelle dieci parole o comandamenti, che qui Gesù riprende per rivelarci il loro cuore e svelarci il nostro.

Non si nasce poveri in spirito o puri di cuore, lo si diventa dopo aver purificato il proprio occhio e la propria mano. L’occhio accende un desiderio di possesso o di prepotenza sulla donna in questo caso trattato da Gesù, e la mano, l’agire, compie l’azione: l’adulterio, o il ripudio. Un cuore puro è un cuore che ha cacciato via da sé l’ipocrisia. Gesù non si contrappone alla Legge quando dice: “Ma io vi dico” (che si può tradurre con un “Ebbene io vi dico”, che toglie la contraddizione del “ma”), anzi egli rilegge i precetti offerti dalla Legge con un cuore povero e puro, un cuore che piange sulle durezze e l’ipocrisia, un cuore che ha fame e sete della giustizia di Dio, una giustizia che è per l’essere umano, non contro di lui.

È ipocrita chi pensa di essere giusto davanti alla Legge solo perché non commette apertamente l’adulterio ma lascia che una bramosia nascosta roda la vita, invece di combatterla dentro di sé e persino contro di sé, conferendo rispetto alle donne.

È semplicemente duro e anche ipocrita chi impone alla propria moglie un atto di ripudio tradendo così l’alleanza matrimoniale, diventa anche lui un adultero perché la espone all’adulterio. Le donne non potevano vivere senza la tutela di un uomo.

Gesù è tremendo, va a scovare il nostro peccato anche lì dove ci sentiamo protetti dalla nostra giustizia perché, secondo noi, sarebbe quella di Dio. Una giustizia, quella della Legge, che siamo pronti ad addolcire con delle clausole per “poter vivere” o a sclerotizzare per aver la meglio sugli altri e persino su Dio stesso (ad esempio: solo l’uomo aveva il diritto di infliggere l’atto di ripudio, o ancora, si poteva giurare “per il cielo”, cioè utilizzando il nome di Dio, presumendo dunque di esercitare un potere su Dio).

Gesù rimette le cose al loro posto, ci esorta a parlare, guardare e agire senza ipocrisia, senza peccato: “Sì sì, no no, il di più viene dal maligno”, che è sempre accovacciato alla nostra porta, e che dobbiamo dominare (cf. Gen 4,7) come Gesù ha fatto. Gesù, tremendo, svela il nostro peccato non con lo scopo di affliggerci o di indurirci, perché è una possibile reazione purtroppo, ma per portarci alla beatitudine del regno dei cieli, compimento della Legge. L’apostolo Paolo lo dice bene: “Chi ama l’altro ha adempiuto la Legge”. I comandamenti della Legge si ricapitolano in questa parola: “Amerai il tuo prossimo come te stesso. La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità” (Rm 13,8-10).

sorella Sylvie