Nell’arcobaleno e non nella tempesta mortifera

Avori salernitani, prima metà del XII secolo
Avori salernitani, prima metà del XII secolo

24 febbraio 2018

Mt  5,38-48

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli e alle folle: «38Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente. 39Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra, 40e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. 41E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. 42Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
43Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo (Lv 19,18) e odierai il tuo nemico. 44Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, 45affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. 46Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.»


“Avete inteso che fu detto … Ma io vi dico”: chi pretende di essere questo Gesù?

L’evangelista Giovanni ha considerato le cose in questo modo: “La legge ci fu data da Mosè, la grazia e la verità da Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che ce ne ha fatto il racconto” (Gv 1,18). Questo lo dice avendo visto la gloria di Dio manifestarsi in Gesù sulla croce: “E noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità” (Gv 1,14). Come è arrivato Giovanni a comprendere tutto questo? Attraverso le Scritture, attraverso i profeti: “Isaia ... vide la sua gloria e parlò di lui” (Gv 12,41).

Attraverso le Scritture. Anche l’evangelista Luca legge la storia di Gesù nei termini che ascoltiamo raccontati da due discepoli testimoni del Risorto: “Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?” (Lc 24,32). Costoro si erano sentiti dire da Gesù: “Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?” (Lc 24,25-26). E il Risorto aveva spiegato loro, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, ciò che in tutte le Scritture si riferiva a lui (cf. Lc 24,27): a lui in quanto narrazione del Padre nostro che è nei cieli.

Allora capiamo come nel vangelo di oggi Gesù non pretenda di darci dei nuovi comandamenti, una nuova legge; ci dà piuttosto tutto se stesso e la possibilità di essere santi come il Signore Dio è santo; ci indica la via per essere perfetti come il Padre nostro che è nei cieli è perfetto.

Gesù dice di non opporsi al malvagio e andare oltre quanto stabilisce l’equilibrato precetto che vuole dare un limite alla vendetta, commisurando la pena al delitto: “Occhio per occhio”.

Ci possiamo chiedere: può l’essere umano avere la forza di non opporsi al malvagio senza per questo soccombere e perire? Non abbiamo forse verso gli altri la responsabilità di opporci al male?

Forse Gesù non si è posto queste domande, si è solo chiesto se il Padre che è nei cieli osserva il precetto “Occhio per occhio”, o se piuttosto egli non conserva in vita l’universo creato attraverso l’esercizio della misericordia. Gesù deve aver pensato al fatto del Diluvio (cf. Gen 6,1-9,17), e ha concluso che il Signore Dio sta nell’arcobaleno e non nella tempesta mortifera. Perché il Signore Dio in Noè ci ha insegnato ad attraversare la tempesta non opponendoci alla forza del male ma galleggiandovi sopra con atteggiamento pasquale. Dio sta in una verità debordante, fatta di molti colori, non nel bianco accecante del lampo e nel nero delle acque infuriate. Una verità splendente che non acceca né oscura, una verità che genera e fa vivere, che non umilia ma che fa misericordia.

Gesù ci mostra il Padre, che dona il sole e la pioggia a ogni essere vivente a prescindere dai meriti, prima di ogni giudizio; li dona a tutti i viventi, indipendentemente da quale sia la loro stirpe. Direi che il Padre osserva uno “ius solis”, il diritto al sole, e ci fa scoprire quanto meschini siamo noi che non accordiamo agli altri un semplice diritto alla terra, “ius soli”, tanto più che la terra non l’abbiamo fatta noi, ma è di lei che siamo fatti.

Siamo esseri di terra, ma destinati a essere perfetti “come è perfetto il Padre” nostro “celeste”.

fratel Stefano