Coraggio della fede di un cercatore di Dio

Avori salernitani
Avori salernitani

16 marzo 2018

Mc  10,46-52

In quel tempo 46mentre partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. 47Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». 48Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». 49Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». 50Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. 51Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». 52E Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.


Si completa qui la sezione del Vangelo secondo Marco dedicata alle istruzioni di Gesù su ciò che comporta la vera sequela (Mc 8,34). Perdere la propria vita per Gesù e il Vangelo è un’esigenza che risuona difficile. Chi può credere che il potere e la ricchezza siano da scartare a favore del dono di sé e della condivisione, come servizio ai fratelli?

Abbiamo incontrato un giovane volenteroso che però non ha saputo rinunciare alle proprie ricchezze per seguire Gesù e persino Pietro, che sottolinea d’aver lasciato tutto, in fondo si domanda che vantaggio ne ricaverà; che dire poi dei due discepoli, Giacomo e Giovanni, che chiedono insistentemente i primi posti!

Un mendicante cieco ci spiega, con l’esempio di vita, chi sia il vero credente.

Egli possiede un solo mantello, il suo unico vestito, la sua unica protezione per difendersi dal freddo della notte, la sua unica sicurezza ed è pronto a gettarlo via, per seguire libero Gesù.

Egli vive in una condizione fisica e sociale di emarginazione e d’impotenza ma chiede per sé, non ricchezza e potere, bensì di essere restituito alla propria dignità di uomo.

“Tornare a vedere” suppone che ci sia stato un tempo in cui quest’uomo aveva una vita di relazione normale e un lavoro, compromessi poi da una malattia o forse da un incidente. La vita ci mette alla prova, spesso ci pone di fronte a difficoltà che ci paralizzano, ci inducono alla passività e ci riducono a perdere ogni senso e ogni speranza.

Per il vero credente, credere è già vedere.

La propria indigenza e il bisogno di aiuto non sono più solo un ostacolo, ma si trasformano nella preghiera incessante e perseverante di chi continua ad aver fiducia in Dioe in se stesso: Signore “Abbi pietà di me!”.

Scriveva Rabbi Nachman di Brazlav: “Ricordati che l’essenza delle tue preghiere consiste nella fiducia di vederle esaudite. Afferma la tua fiducia in te stesso:

Credo di essere molto importante agli occhi di Dio.
Credo di poter far ritorno, per quanto mi sia allontanato.
Credo di avere la forza interiore di cambiare.
Credo di poter davvero avvicinarmi a Dio”.

Il coraggio della fede di Bartimeo è veramente grande. Si trova anche a dover spezzare il muro dell’arroganza e della prepotenza di una folla senza volto e senza nome: “Molti lo rimproveravano perché tacesse”. Pochi versetti prima, la stessa folla impediva ai bambini di avvicinarsi a Gesù. In questa folla ci sono i discepoli! Quante volte chi è chiamato a testimoniare il Vangelo diventa pietra d’inciampo, quante volte, in nome di una maggioranza dimissioniamo a una presa di posizione personale a danno di altre persone.

Eppure, come prega il Salmo (Sal 52,3), il Signore si affaccia dai cieli per vedere se c’è un cercatore di Dio e a questo, non a una folla omologata, dà la salvezza. Gesù può guarire Bartimeo grazie alla grande e personalissima fede dimostrata da quell’uomo.

Insieme a Bartimeo, che ha ritrovato la piena libertà, seguiamo anche noi Gesù sulla via che da Gerico porta a Gerusalemme, una salita faticosa (Gerico si trova a 240 m sotto il livello del mare) che ci prepara ad affrontare la passione e la morte di Gesù e che ci chiede di sperare contro ogni speranza nella resurrezione.

sorella Lara