Un padre-non-padre

Avori salernitani
Avori salernitani

19 marzo 2018

Mt  1,16-24

16Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
17In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici.

18Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. 20Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; 21ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
22Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:

23Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:
a lui sarà dato il nome di Emmanuele,

che significa Dio con noi. 24Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa


Oggi è la festa di san Giuseppe, “padre di Gesù secondo la Legge”. Ma che cosa festeggiamo oggi? L’obbedienza di un uomo? La sua giustizia? Molto di più! Un uomo coraggioso, libero, capace di infrangere un codice, di oltrepassare un limite? No. Molto di più!

Matteo e Luca sono d’accordo su un punto preciso: Giuseppe accetta di sposare Maria già incinta, prima che il loro essere coppia sia compiuto. La regola e il diritto farisaico impongono che il marito ripudi una donna così. Giuseppe non lo fa, e si espone alla non approvazione del suo gesto, prende pubblicamente il rischio di sposarla e di accettare un figlio che, secondo l’opinione corrente religiosa e popolare è visto come un mamzer, un bastardo.

Ricordiamo Gesù a 12 anni al tempio di Gerusalemme… “Tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo…”, gli dice Maria. “Perché mi cercate? Non sapete…” (Lc 2,48-49). La prima maturità di Gesù è segnata da una tensione profonda con il padre e la madre. Suo Padre è qualcun altro rispetto a ciò che essi dicono: “Tuo padre e io…”.

Una prova di pazienza da parte di Giuseppe? Di rispetto? Di più. Noi festeggiamo Giuseppe perché ha accettato di essere un padre-non-padre. Il vangelo di oggi non chiama mai Giuseppe “padre” di Gesù. Un padre-non-padre, in piena consapevolezza, senza sostituzioni e annessioni, che ha permesso a Gesù tutta la sua crescita di “figlio-senza-padre” (come è stato definito da alcuni studiosi).

Grazie alla presenza non invasiva ma essenziale, quale sposo di Maria e perno della famiglia, senza occupare un posto che non è suo, Giuseppe accompagna Gesù in tutta la sua ricerca, tutta la sua lotta, tutte le sue domande sulla sua origine, sul suo vero Padre, i suoi dubbi, i suoi perché, le sue domande a Dio, restando a lato, presente, silenzioso.

Giuseppe ha assistito in maniera indicibile al cammino di grandezza di Gesù che a un certo punto del suo itinerario scopre l’altro Padre, quello dei cieli, colui che invocherà come “Abba” (Mc 14,36). Questa scoperta cambierà tutto. “Tutto mi è stato dato dal Padre mio e nessuno conosce il Padre se non il Figlio” arriverà a dire Gesù (Mt 11,27), facendoci intendere la gioia, la fierezza, la felicità di questa scoperta.

Gesù scopre e offre a tutti lo sguardo del Padre sui buoni e sui malvagi, sui giusti e sugli ingiusti, del Padre che veste i gigli dei campi e nutre gli uccelli del cielo, e invita anche noi a scoprirlo. Giuseppe c’è, singolarissima presenza; Gesù emerge, senza complessi, senza invidie e narcisismi.

Gesù e Giuseppe ci consegnano due grandezze perfettamente sinergiche. È Gesù che fa grande Giuseppe, col suo acconsentirgli, senza demonizzarlo, senza lottare contro di lui. In questo senso la festa odierna è pienamente cristologica.

Giuseppe è un carisma trasversale, per così dire: quanti, vecchi e giovani, abbiamo incontrato, con una soggettività potente, paradossale, capace di negarsi, perché la vita del mondo cresca!

Questo è un vertice dell’amore umano: solo un grande eros è capace di questa forza, di questa adorazione silenziosa, che feconda la terra.

fratel Lino