Pane, paura della morte e fame di vita

Avori salernitani
Avori salernitani

20 aprile 2018

Gv  6,16-29

In quel tempo 16venuta intanto la sera, i discepoli di Gesù scesero al mare, 17salirono in barca e si avviarono verso l'altra riva del mare in direzione di Cafàrnao. Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti; 18il mare era agitato, perché soffiava un forte vento. 19Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. 20Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!». 21Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti. 22Il giorno dopo, la folla, rimasta dall'altra parte del mare, vide che c'era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. 23Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie. 24Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. 25Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». 26Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. 27Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell'uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». 28Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». 29Gesù rispose loro: «Questa è l'opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».


Il vangelo di oggi inizia con una dispersione. La reazione della folla alla moltiplicazione dei pani è di voler prendere Gesù per farlo re a proprio vantaggio, ma lui “si ritirò di nuovo sul monte, tutto solo” (Gv 6,15). Ciascuno dei tre protagonisti del segno dei pani va per la propria strada e si ritrova solo: Gesù sul monte, i discepoli soli sulla barca senza Gesù e la folla anch’essa sola senza Gesù. Il segno dei pani disperde invece di riunire perché questo segno è stato travisato, non ne è stato capito il significato profondo.

L’episodio di Gesù che cammina sulla acque non è dell’ordine dell’evento storico ma della realtà simbolica. Il simbolo non è il non-reale, ma lo svelamento del senso profondo della realtà. I discepoli salgono su una barca per andare sull’altra riva del lago a Cafarnao. Giovanni evidenzia due elementi particolarmente significativi: “Era molto buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti”. L’evangelista da un chiaro segnale che invita a guardare più in profondità: i discepoli, lasciati soli, sono nelle tenebre, lontani da Gesù ed esposti all’assalto delle forze ostili del mare in tempesta.

Nella linguaggio biblico le onde burrascose, i marosi, rappresentano il pericolo, il male, la morte. I discepoli sono presi da paura quando in questa situazione vedono Gesù che cammina sul mare. Questa è una “cristofania che anticipa la risurrezione” (Klaus Wengst): camminando sulle acque Gesù rivela il suo potere sul mare, cioè sulle forze del male e della morte. Ecco perché all’apice rivelativo di questo episodio notturno Gesù così si identifica: “Io sono, non abbiate paura”.

I discepoli sono attraversati dalla stessa paura della morte che, dopo la moltiplicazione dei pani, spinge la folla a inseguire Gesù per catturalo. Avere Gesù significa avere il pane sempre e dunque la vita assicurata. Come la folla cerca di prendere Gesù ma lui va oltre, così i discepoli “vollero prenderlo sulla barca”, ma lui si sottrae anche a loro: “Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca” (v. 22). Sia i discepoli che la folla trovano Gesù sull’altra riva del mare di Galilea.

Ecco ciò che lega insieme il segno della moltiplicazione dei pani, il segno del camminare dei Gesù sul mare e il grande discorso sul pane di vita che segue: il pane, la paura della morte e la fame di vita. “Mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vis siete saziati” (. 26). Non è possibile cercare e catturare Gesù per saziarsi di pane e non morire di fame, come vuole la folla, e neppure avere Gesù sulla barca in tempesta per vincere la paura della morte, come vorrebbero i discepoli, ma occorre credere in lui, credere che “Io sono”, espressione con la quale nella Bibbia Dio si rivela al suo popolo: Gesù è l’invito di Dio. “Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato” (v. 29).

Si mangia il pane per sconfiggere la morte, così che la fame del pane è fame di vita. Nel grande discorso nella sinagoga di Cafarnao Gesù dirà: “Io sono il pane della vita … se uno mangia di questa pane vivrà in eterno” (Gv 6,48.51). Gesù Cristo è il pane che fa vivere, credere in lui significa nutrirsi del pane che sconfigge la morte e fa vivere per sempre. 

fratel Goffredo