Che nulla vada perduto

Avori salernitani
Avori salernitani

21 aprile 2018

Gv  6,30-47

In quel tempo la folla disse a Gesù: "Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? 31I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo". 32Rispose loro Gesù: "In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. 33Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo". 34Allora gli dissero: "Signore, dacci sempre questo pane". 35Gesù rispose loro: "Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai! 36Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete. 37Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori,38perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. 39E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell'ultimo giorno. 40Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno".
41Allora i Giudei si misero a mormorare contro di lui perché aveva detto: "Io sono il pane disceso dal cielo". 42E dicevano: "Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: "Sono disceso dal cielo"?".
43Gesù rispose loro: "Non mormorate tra voi. 44Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. 45Sta scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. 46Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. 47In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.


“Io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. Per tre volte Gesù a Cafarnao ripete questa parola-evento-promessa. Per tre volte Gesù, parola fatta carne, annuncia cosa attende l’essere umano che a lui si affida, anzi cosa attende l’umanità intera: la risurrezione e la vita. Gesù infatti, “il pane di vita”, “il pane vivo” è venuto nel mondo, ha preso carne per compiere la volontà del Padre. E la volontà del Padre è una sola: che nulla vada perduto di quanto è affidato al Figlio e che ciascuno in questa adesione al Figlio che ha abbracciato l’umanità abbia la vita che non muore.

A Gesù chiedono dei segni e Gesù rimanda a un segno che necessita di occhi e di cuore umili per essere visto, capito, interiorizzato: la sua incarnazione – l’essere disceso dal cielo – e la sua vita interamente donata. La folla chiede questo pane dal cielo che dà la vita al mondo, ma si rifiuta di vedere nel corpo dell’uomo Gesù che dà la vita per il mondo proprio quel pane disceso dal cielo.

Gesù insegnerà a invocare diversamente questo pane di vita nascosto nel figlio di Giuseppe, il figlio di due semplici abitanti di Nazareth. Insegnerà a chiederlo come “pane quotidiano”, il pane per l’oggi e per ogni giorno, il pane che anticipa l’ultimo giorno, il pane che nutre solo se è impastato con il perdono ricevuto da Dio e offerto ai fratelli, con i debiti rimessi e con la tentazione di non rimetterli affrontata e vinta nel nome del Signore.

La risurrezione, la vittoria sulla morte, la vita per sempre e per tutti sono al cuore della volontà di Dio e quindi della volontà del Figlio, del suo volere e operare, della sua parola che – come Parola che esce dalla bocca di Dio – non è afflato vocale, non è suono che si perde nell’aria, ma parola efficace, che dà corpo a ciò che annuncia, che mantiene ciò che promette. Il Figlio, Parola fatta carne, allora è colui che opera sempre, suscita eventi, consente a chi aderisce a lui di mettere radici, produrre frutti, vedere realizzate promesse che non sono secondo il volere umano ma secondo la volontà del Padre di ogni essere umano.

C’è un brano nel Vangelo secondo Matteo che sembra una spiegazione di questo brano giovanneo su Gesù pane di vita, sul suo essere una cosa sola con il Padre, sull’andare a lui come unica via, verità e vita per entrare nella comunione trinitaria. È un brano che ha a cuore non i sapienti e i dotti ma i “piccoli”, non quelli che credono di sapere tutto su Gesù, ma quelli convinti che Gesù sa tutto di loro, conosce cosa c’è nel loro cuore e nel cuore di ognuno: “Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero".

Sì, nella volontà del Padre che il Figlio ha fatta propria sino alla fine, lo Spirito ci concede di discernere che lì è la nostra vita, una vita che niente e nessuno ci potrà rapire perché il Signore Gesù ha voluto aggiogarla assieme alla sua vita, la vita che non muore.

fratel Guido