Il dono della vita dell’altro

Avori salernitani
Avori salernitani

18 maggio 2018

Gv  17,1-11a

In quel tempo 1 Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse: "Padre, è venuta l'ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. 2Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. 3Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. 4Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l'opera che mi hai dato da fare. 5E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse.
6Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. 7Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, 8perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.
9Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. 10Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. 11Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te."


“Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo” (Gv 17,6). Sono parole dense, che ci rivelano l’intima persuasione di Gesù di essere l’Inviato del Padre presso gli uomini (cf. Gv 17,8) per rivelare loro l’amore fedele ed estremo di quel Dio che “ha tanto amato il mondo” (Gv 3,16).

E’ un atteggiamento, questo di Gesù, che contraddice un certo stile di noi cristiani, che, a tal punto persuasi di dover portare gli uomini a Dio, ci dimentichiamo forse, talvolta, della missione essenziale che il Padre ha affidato alla sua chiesa come partecipazione alla missione stessa di Gesù: portare Dio, il Padre, agli uomini, al mondo, narrare il suo amore.

E’ del Padre, infatti, che Gesù sempre parla (cf. Gv 8,27), è in ascolto di lui che Gesù sempre vive (cf. Gv 17,8), sono le sue parole che egli consegna agli uomini (cf. Gv 8,26 e 17,7), sono le sue opere che Gesù sempre compie (cf. Gv 5,36), al punto che la sua intera vita è narrazione di Dio (cf. Gv 1,18).

Questo il grande tesoro che la chiesa custodisce come in vaso di creta (cf. 2Cor 4,7), nella fragilità della sua esistenza debole e peccatrice; eppure tesoro prezioso destinato agli uomini tutti, tesoro di cui essere custodi, tesoro da condividere, tesoro che Gesù stesso condivide con coloro che il Padre gli ha dato (cf. Gv 17,6-8), con quei discepoli che Gesù ha imparato ad amare come dono ricevuto e come pegno dell’amore del Padre per lui, e che egli ha assunto, con consapevolezza e responsabilità, fino a pregare per loro (cf. Gv 17,9).

Gesù prega per i suoi, perché li ha accolti come dono, come eredità, come segno dell’amore fedele e tenero del Padre per lui, e la sua intercessione per loro, per noi, è segno di questa obbedienza filiale, libera e matura, di questa assunzione, di questo fare spazio all’altro nella propria vita al punto da sentire la vita dell’altro come dono per sé.

E il dono più grande che Gesù sa di poter fare a coloro che ama è di rivelare loro l’amore del Padre, il Nome di cui egli è conoscitore e custode, e il fatto che tutto ciò che egli vive è stato dato a lui come dono dal Padre che lo ama (cf. Gv 17,7).

Di questa intimità Gesù è portatore e testimone presso gli uomini, e di questa intimità i cristiani sono chiamati a loro volta, come dono inesprimibile, a vivere, fino a testimoniarla nella compagnia degli uomini.

Così la vita e la parola del cristiano possono e devono essere annuncio di una buona notizia, di un evangelo, annuncio di una parola di gioia.

Parola, però, che a volte rischia di non essere capita. Per questo Giovanni annota che gli interlocutori di Gesù “non compresero che parlava loro del Padre” (Gv 8,27).

E Gesù va incontro a uno scacco, a un apparente fallimento, a un’incomprensione nutrita di ostilità che lo porterà fino alla morte violenta, morte che Gesù trasforma nel dono supremo della vita. Gesù porta a compimento tutta l’opera che il Padre gli ha affidato da compiere (cf. Gv 17,4-5 e 19,30) e proprio dalla croce si compirà l’accoglienza da parte sua di quella umanità tutta che egli ha ricevuto in dono da Dio: “Io quando sarò innalzato da terra attirerò tutti a me” (Gv 12,32). Questo l’evangelo, la buona notizia che oggi ci viene annunciata!

sorella Cecilia