I martiri dell’incarnazione

Tessuto wax
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7 gennaio 2019

Mt 2,13-18

13In quel tempo i Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
14Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, 15dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:

Dall'Egitto ho chiamato mio figlio.

16Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi. 17Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremia:

18Un grido è stato udito in Rama,
un pianto e un lamentogrande:

Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata,
perché non sono più.


L’angelo aveva detto ai pastori: “Vi annuncio una grande gioia, oggi è nato per voi il Salvatore”, ma questa gioia oggi si trasforma in tragedia: a causa della nascita di Gesù dei bambini innocenti vengono uccisi dalla furia scatenata di Erode. L’unica colpa di questi bambini è di essere nati insieme a Gesù nella stessa borgata di Betlemme. “Questi bambini appena nati, che avevano la stessa età di Cristo, sono i martiri dell’incarnazione”, canta la liturgia bizantina. Condividere con lui la nascita ha significato per loro condividere la sua morte di innocente.

I vangeli raccontano che alla notizia della nascita di Gesù i pastori vanno a Betlemme, vedono il bambino e se ne tornano “glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto”. I Magi vedono spuntare la stella “di colui che è nato, il re dei Giudei” e da oriente vengono a Betlemme per adorarlo e offrirgli doni preziosi. “I miei occhi hanno visto la tua salvezza” esclama l’anziano Simeone mentre tiene tra le sue braccia il neonato Gesù. In quella stessa circostanza anche la profetessa Anna “si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme”. La nascita di Gesù non suscita solo gioia, adorazione, consolazione, benedizione e lode, ma c’è anche chi la vive come l’annuncio di un pericolo.

Non la gioia ma il turbamento è la reazione di Erode e di tutta Gerusalemme al sentire che Magi sono venuti da oriente ad adorare il re dei Giudei che è nato. Per questo, l’evangelista Matteo presenta quella che la tradizione chiama “strage degli innocenti” come l’immediata conseguenza della paura del re Erode di fronte alla nascita di un re rivale. L’inno della liturgia delle ore della festa dell’Epifania si domanda: “Perché temi Erode il Signore che viene? Non toglie i regni umani chi dà il regno dei cieli”.

L’evangelo della venuta al mondo di un Salvatore, la buona notizia della nascita a Betlemme del Messia a lungo atteso è immediatamente avvertito dal potere politico come una minaccia, come più tardi i gesti e la predicazione di Gesù saranno interpretati dalle autorità religiose come un sovvertimento della dottrina ufficiale e dell’ordine costituito. Prendendo tra le braccia il bambino Gesù, l’anziano Simeone lo aveva indicato come “segno di contraddizione”. Gesù stesso sapeva che la sua stessa persona e l’intera sua vita non creava consenso unanime ma contrasto e divisione, fino a generare violenza cieca e gratuita: “Non sono venuto a portare la pace ma la guerra” (Mt 10,34), “se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me” (Gv 15,18)

Qualche giorno fa papa Francesco ha affermato: “Dove c’è il Vangelo, c’è rivoluzione. Il Vangelo non lascia quieto, ci spinge: è rivoluzionario”. Questo significa che quando il Vangelo entra nella storia, quando è pacificamente vissuto, trasformandosi in atti, comportamenti e scelte che giungono a trasformare al meglio persone e situazioni, c’è sempre chi si sente minacciato fino a reagire con inaudita crudeltà. Il giusto scatena l’odio degli empi, l’innocente accende l’ostilità dei colpevoli, di quanti sono pervertiti dal potere, corrotti dal denaro, accecati dagli interessi.

I bambini innocenti di Betlemme sono le prime vittime della pacifica rivoluzione del Vangelo.

fratel Goffredo