“Non avete ancora fede?”

La tempesta sul mare di Galilea, 980 circa, affresco, St. Georg, Oberzell (Germania)
La tempesta sul mare di Galilea, 980 circa, affresco, St. Georg, Oberzell (Germania)

2 febbraio 2019

Mc 4,35-41

In quel tempo 35venuta la sera, lungo il mare, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all'altra riva». 36E, congedata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui. 37Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. 38Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che siamo perduti?». 39Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. 40Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». 41E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».


La buona notizia che ci raggiunge oggi è quella della vittoria di Gesù Signore sulla forze del male che devastano la vita degli uomini e delle creature. Per gli ebrei, popolo prima nomade poi sedentario, il mare rappresentava la sede di forze caotiche e incontrollabili, il luogo temibile di potenze malefiche, dimora di morte e simbolo del male. Per questo nell’Apocalisse si dice che nel regno eterno che Dio prepara il mare non ci sarà più (cf. Ap 21,1).

Così qui i discepoli nella barca sono immagine della chiesa di ogni tempo, chiamata a navigare in mezzo a flutti anche tempestosi, a dover fronteggiare il male fuori, ma anche dentro di lei. Non è un caso che Gesù rimproveri i discepoli di incredulità: il male non è solo nel mare, fuori della comunità cristiana, ma anche dentro di essa, nel cuore dei discepoli, dei cristiani.

E Gesù chiede loro “perché?”: “Perché siete paurosi?”, con un termine che vuol dire anche “vili, vigliacchi” (cf. anche Ap 21,8), diverso da quello che invece indicherà lo spavento che afferrerà Gesù, prossimo alla morte violenta, nel Gethsemani (cf. Mc 14,33). Nel presente testo la paura, la codardia dei discepoli è dovuta alla loro mancanza di fede, è manifestazione della loro incredulità.

L’atteggiamento ad essa contrario, dunque, non è l’eroismo, ma la fede-fiducia nel Signore Gesù, anche quando questi sembra assente, non preoccuparsi della sua comunità, tacere, come nel caso presente, in cui Gesù dorme.

Questo vangelo, così, è anzitutto un appello a non temere, perché il Signore sempre ha cura della sua comunità, anche quando essa non ne percepisce la presenza, ed è anche l’annuncio che la paura può non essere l’ultima parola nel cuore del credente, poiché essa ha un “perché”: “perché questa paura nei vostri cuori?”.

La paura, che è un’emozione, non è un assoluto, ma ha pur sempre un’origine, ed è possibile andarne alla radice e, a partire da tale radice, combatterla, e, con la forza che viene dal Signore, dalla fede-fiducia in lui, anche vincerla, negarle il dominio sull’esistenza dei credenti, quella dittatura alienante che talvolta essa esercita sull’intera personalità di chi ne rimane in balìa.

E in Marco Gesù è molto radicale: non dice, come nel passo parallelo di Matteo: “uomini di poca fede” (Mt 8,26), ma “Non avete ancora fede?”. Secondo le parole di Gesù qui i discepoli non hanno proprio fede, non è che ne hanno poca. Non solo, ma come esito del gesto potente di Gesù non si ha per Marco la fede, ma un’accresciuta paura: “Temettero di un timore grande” (v. 41)! Con lo stesso verbo che indicherà il timore, la paura delle donne che al sepolcro ricevono l’annuncio di Gesù risorto (Mc 16,8), e con cui originariamente si concludeva il vangelo secondo Marco.

Questa simmetria di termini pone dunque questo testo in un’ottica pasquale, e rivela che la mancanza di fede della comunità cristiana e dei singoli cristiani non è altro che, in fondo, mancanza di fede nella resurrezione di Gesù, il crocifisso. Questo l’annuncio, dunque, che deve risuonare nel cuore dei credenti e nella chiesa in ogni tempo e animare ogni suo comportamento: “Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto!” (Mc 16,6).

sorella Cecilia