Siamo contro Gesù?

67ec356717f2a15d963f9e99d7a3a75a.png

30 marzo 2019

Mc 9,38-50

In quel tempo, 38Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». 39Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: 40chi non è contro di noi è per noi.41Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.42Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. 43Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. [ 4445E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. [ 4647E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna,48doveil loro verme non muore e il fuoco non si estingue. 49Ognuno infatti sarà salato con il fuoco. 50Buona cosa è il sale; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli darete sapore? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri».


Il Vangelo secondo Marco attesta a più riprese l’incomprensione di Gesù da parte dei discepoli, che nella loro durezza di cuore ben ci rappresentano. Oggi è il caso di Giovanni: “Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demoni nel tuo Nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva” (v. 38). Non seguiva noi, la comunità! Ecco l’ottusa pretesa di detenere il monopolio della presenza del Signore, del suo Nome, da cui deriva una visione rigida e ristretta dell’appartenenza comunitaria, un volere innalzare barriere a tutti i costi.

È una storia vecchia, come si legge nel libro dei Numeri (cf. Nm 11,25-29). Gesù però, come già Mosè, ha una concezione ben diversa, che nasce da una grande larghezza di cuore e di orizzonti. Non mette ostacoli frutto di bassi calcoli umani all’azione dello Spirito santo: “Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio Nome e subito possa parlare male di me” (v. 39). Commenta Paolo: “Nessuno può agire in nome del Signore Gesù, se non sotto l’azione dello Spirito santo” (cf. 1Cor 12,3).

Poi Gesù aggiunge: “Chi non è contro di noi è per noi” (v. 40), parole da capire in profondità. È anzitutto un invito a rallegrarsi con tutti coloro che fanno il bene, qualsiasi sia la loro appartenenza, perché nel loro agire dimora Cristo. Già questo non sarebbe poca cosa, anzi sarebbe un’apertura cordiale al dialogo con tutti gli umani, nella consapevolezza che – come ci ricorda il Concilio – “lo Spirito santo offre a tutti la possibilità di essere associati, nel modo che Dio conosce, al mistero pasquale”. E chi siamo noi per ostacolarne l’azione?

Ma chiediamoci ancora: chi è contro di noi? Almeno due le risposte possibili: o noi pretendiamo di crearci nemici che non esistono, oppure c’è davvero chi ci osteggia ingiustamente. Questa seconda possibilità è una benedizione: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni male contro di voi per causa mia” (Mt 5,11). Si tratta infatti di un’occasione per vivere il vangelo, alla sequela di Gesù. Ecco il vero metro su cui si misura la nostra appartenenza a lui: vivere il vangelo oppure dare scandalo, cioè non viverlo ed essere d’inciampo a chi vorrebbe farlo, impedendogli di accedere a Cristo. Gesù non ha scelto di avere dei nemici; li ha avuti perché altri lo hanno odiato, detestando la sua libertà di amare senza limiti. Eppure non si è opposto neppure alla violenza che si scaricava ingiustamente su di lui, ma ha offerto il suo perdono fino alla fine. Ci ha insegnato a fare questo, non a erigere barriere. E quando siamo tentati di erigerle, è perché siamo incapaci di vivere il vangelo

La vera domanda, dunque, non è: “Chi è contro di me, contro di noi?”, bensì: “Sono io, siamo noi di Cristo?”. Ancora Paolo: “Tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio” (1Cor 3,22-23). Ovvero: se non siamo di Cristo, se non abbiamo il suo stile e il suo pensiero, non siamo nulla, siamo il sale insipido che “serve solo a essere gettato via e calpestato” (Mt 5,13). La nostra responsabilità è quella di lottare contro noi stessi, non contro presunti nemici esterni, perché niente e nessuno può impedirci di vivere e condividere il vangelo, se non noi!

Gesù ha detto altrove, e lui solo poteva farlo: “Chi non è con me è contro di me” (Mt 12,30). E se fossimo noi a essere contro di lui?

Fratel Ludwig