Il coraggio di prendere posizione

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9 aprile 2019

Mc 11,27-33

In quel tempo 27Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre egli camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani 28e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l'autorità di farle?». 29Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo.30Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi». 31Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: «Dal cielo», risponderà: «Perché allora non gli avete creduto?».32Diciamo dunque: «Dagli uomini»?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta.33Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose».


Per il terzo giorno consecutivo Gesù entra a Gerusalemme insieme ai suoi discepoli. È una giornata cruciale, in cui il confronto-scontro di Gesù con le guide religiose, messo in scena fin dai primi capitoli del vangelo, raggiunge il culmine.

Mentre cammina nel Tempio, i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani si avvicinano a Gesù e gli chiedono conto delle azioni compiute il giorno precedente, quando vi aveva cacciato i mercanti e criticato fortemente le istituzioni per averne fatto un luogo di profitto e di culto sterile, incapace di portare frutto: “Con quale autorità fai queste cose? Chi ti ha dato questa autorità?”.

Il termine “autorità” (in greco exousía), che qui ricorre quattro volte nello spazio di pochi versetti, viene utilizzato dagli evangelisti per descrivere l’impressione che Gesù fece sui suoi contemporanei: “Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità” (Mc 1,27). Da dove dunque Gesù traeva la sua autorità?

L’autorevolezza, la convinzione di Gesù si rende visibile nei suoi gesti e nelle sue parole, e traduce una franchezza nel parlare, la sapienza di una presenza vigile, libertà nei confronti dei legami familiari, religiosi e sociali. La forza della sua parola sta nel fatto che egli viveva ciò che chiedeva e predicava.

Coerenza, integrità, essere pienamente in quello che si fa e si dice: sono atteggiamenti tutt’altro che scontati che ricaviamo dall’umanità di Gesù e attraverso i quali possiamo vivere una conformità al vangelo nella quotidianità dei rapporti, nel contesto civile in cui ci troviamo ad operare.

Gesù risponde ai suoi interlocutori con un’altra domanda e rinvia all’autorità di colui che lo ha preceduto, Giovanni Battista: “da dove” il Battista derivava la sua missione, da Dio o dagli uomini? Per i capi dei sacerdoti prendere posizione nei confronti del Battista significava accogliere o meno il carattere profetico del suo battesimo, credere alla promessa di salvezza contenuta nelle Scritture dell’Antico Testamento; dunque, essere disposti a cambiare l’idea che si erano fatti su Gesù.

Gesù tenta di aprire una breccia nel loro sistema religioso, ma costoro non si aprono al dialogo e rimangono chiusi nei loro ragionamenti: “Non lo sappiamo”. Sono incapaci di collegare il ministero di Gesù a quello del Battista, venendo meno al compito di guide deputate a riconoscere i segni dell’imminente venuta del Messia, della visita del Signore in mezzo al suo popolo. A volte è più facile rimanere ancorati alle proprie certezze, magari per calcolo o per paura, anziché accettare di lasciarsi mettere in discussione e iniziare un nuovo cammino, un cammino di verità in se stessi.

Neanche Gesù replica direttamente ai suoi interlocutori, ma la risposta si delinea nella parabola che racconterà subito dopo, che narra la fedeltà di un Dio che non si stanca di visitare la sua vigna, inviandovi ripetutamente i suoi servi per raccoglierne i frutti, e da ultimo il suo Figlio amato (Mc 12,1-12).

Anche oggi, nel nostro oggi, Gesù, il Figlio del Dio vivente, desidera fare “breccia” in noi, vuole scavarsi un varco nei nostri cuori spesso intorpiditi, lenti nel fare fiducia e magari adagiati nei confini sicuri del quieto vivere. Egli ci invita a credere alla buona notizia che lui è per la nostra vita e a metterci con gioia al suo servizio.

fratel Salvatore