Il sabato di Lazzaro

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13 aprile 2019

Gv 11,1-45

In quel tempo 1 un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. 2Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. 3Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
4All'udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». 5Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. 6Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. 7Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». 8I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». 9Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». 11Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». 12Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». 13Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. 14Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto 15e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». 16Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».17Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. 18Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri 19e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. 20Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. 21Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». 23Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». 24Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell'ultimo giorno». 25Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». 27Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
28Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». 29Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. 30Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. 31Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
32Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». 33Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, 34domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». 35Gesù scoppiò in pianto. 36Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». 37Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».38Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. 39Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». 40Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». 41Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. 42Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». 43Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». 44Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».45Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.


Con questo vangelo, che ci fa sostare sul grande segno della resurrezione di Lazzaro, profezia e anticipazione della resurrezione di Gesù, noi ci apprestiamo a entrare nella Settimana santa. “Santa” per eccellenza, perché in essa si condensano gli eventi centrali della storia di salvezza, che vogliamo rivivere nella fede e nell’amore, quali discepoli di Gesù, il Signore. Ed è proprio l’amore a guidare e dare senso agli eventi che celebriamo in questi giorni santi.

Va sottolineato con forza: tutto qui avviene nello spazio dell’amore, sia per quanto riguarda Gesù, il Figlio “amato”, che ama i suoi “fino alla fine”, sia per quanto concerne la figura di Lazzaro. Non può passare inosservata l’insistenza con cui il nostro testo sottolinea la dimensione dell’amore, dell’amicizia, nella vicenda di Lazzaro: “colui che tu ami è malato” (v. 3); “Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro” (v. 5), “Lazzaro, il nostro amico” (v. 11); “guarda come lo amava!” (v. 36).

Di Lazzaro non sappiamo null’altro se non che era fratello di Marta e Maria, e che era amico di Gesù. Anche un’altra cosa veniamo a sapere dal racconto: quante lacrime versate alla sua morte! Segno di una vita bella, e soprattutto segno di una vita che porta in sé la scintilla di eternità, proprio perché circondata e abitata dall’amore, “fiamma del Signore” (Ct 8,6).

Lazzaro non dice una parola, eppure la sua vita parla! Ci dice che non può morire del tutto, che non può morire per sempre chi è amato, chi ama. È una verità che intuiamo, magari confusamente e spesso dolorosamente, anche nella nostra esperienza umana. Ma qui ciò che più conta è l’essere amati da Gesù. Fino alle lacrime!

È quanto mai significativa l’espressione a cui giungono, autonomamente l’una dall’altra, le sorelle di Lazzaro, a loro volta amate da Gesù: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto” (vv. 21 e 32). Felice intuizione: sì, dove c’è lui, dove c’è il suo amore, la morte non può avere l’ultima parola! Anche se il suo ritardo pesa e risulta incomprensibile. Anche se lascia passare quattro lunghissimi giorni… Gesù ama anche quando è lontano. Egli è il volto di un Dio che spesso appare assente, ma in verità non ci abbandona, anzi con-soffre con noi. Questo ci dicono le lacrime di Gesù per l’amico: ci parlano di un Dio che è sempre in cammino verso le nostre tombe, che piange le nostre stesse lacrime. Arriva troppo tardi, spesso, rispetto alle nostre attese umane. Ma proprio perché ci ama, in realtà ci “ascolta sempre” (v. 42), seppur in un modo che talvolta ci sconcerta.

E questo ci immette direttamente nella Settimana santa. Anche Gesù, il Figlio amato, nella passione sperimenterà il “ritardo” di Dio. Egli “offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte – ci dice la Lettera agli Ebrei – e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito” (Eb 5,7). Venne esaudito! Sì, ma come? Solo dopo e in altro modo! L’amore di Dio non esenta dalla morte, ma è resurrezione e vita dentro la morte, oltre la morte. Perché l’amore è vita e genera vita.

Credi tu questo?” (v. 26). Ecco cosa chiede Gesù a Marta, ecco cosa chiede a ciascuno di noi: di fidarci di lui, di credere alla sua parola, al suo amore più forte della morte.

fratel Valerio