Maria e Elisabetta: danza di corpi

Jacopo Robusti detto Tintoretto
Jacopo Robusti detto Tintoretto

31 maggio 2019

Lc 1,39-45

39In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. 40Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 41Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo 42ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? 44Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. 45E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto».


Due donne, due future mamme, due corpi che portano in grembo due bambini, figli di una promessa e di un’attesa. Quando due donne gravide si incontrano nasce subito un’intesa, una comunicazione intensa, basata più sul linguaggio dei corpi che sulle parole; il suono delle parole scambiate crea subito una risposta all’interno del corpo delle donne.

Questo testo, meditato più volte, ricorda che è necessario che ciascuno si faccia grembo accogliente in cui il seme dell’amore possa trovare un terreno fertile di fiducia, tenerezza e pazienza dove crescere ed espandersi.

Maria ed Elisabetta fanno spazio in loro per accogliere e riconoscere la promessa del Signore. Questo incontro esprime chi è Giovanni in rapporto a Gesù, il precursore che lascia spazio a chi viene dopo, e chi è Gesù in rapporto a Giovanni. Non è solo un rapporto generazionale, esso evidenzia che una promessa per giungere il compimento deve essere preparata e accolta.

Questo incontro è anche il primo segno del lasciare andare. Ogni madre dà la vita per lasciarla andare, per offrirla al mondo. Nel caso anche di queste donne un figlio non è di loro proprietà, la discendenza a cui danno continuità non è di natura storica.

Leggendo questi versetti sono diversi i verbi e le espressioni che riportano a un linguaggio del corpo: di nuovo l’umanità che parla attraverso il corpo.

Maria “si alza”: è lo stesso verbo della resurrezione, ha in sé il senso del prepararsi per iniziare un’azione, camminare, percorrere seguendo il volere il piano di Dio.

Lo fa “in fretta”, con zelo, e questo può indicare l’obbedienza di Maria come armonia tra la sua fede e il disegno di Dio.

Entrare in una casa e salutare è uso comune che indica familiarità e fa entrare nell’intimità di chi accoglie, è un rituale, un abbraccio di corpi. È un saluto di gioia, una benedizione che provoca una reazione, una risposta. È il bimbo che risponde, che sussulta e gioisce. E questo danzare nel grembo materno fa pronunciare parole di gioia, di pace: “Rallegrati, piena di grazia, benedetta tu fra le donne”.

Elisabetta sente con gli orecchi della fede e riconosce in quella piccola donna la grandezza di colui che porta in grembo, colui che sarà grande, che sarà figlio dell’Altissimo. Se Maria è benedetta fra tutte le donne è perché è benedetto il frutto del suo corpo. La benedizione fa degli esseri nuovi.

Per Maria si apre un nuovo modo di servire il Signore da credente, giusta, ebrea, osservante, così da incarnare il figlio della promessa per la salvezza di tutti i popoli. Ecco la serva: ogni credente è chiamato a servire il Signore con la sua vita nell’ascolto della sua parola.

In queste due donne è chiaro l’atteggiamento di colui che entra nell’ascolto del proprio corpo, entra nella vita interiore, atteggiamento di colui che accoglie indistintamente per grazia dello Spirito. Qui, in queste due donne, “si dovrebbe specchiare la chiesa, il popolo che si riconosce abbracciato dal Signore unito dalla speranza che è entrata nelle loro vite, nel loro cuore attraverso la parola. E ciò che sperano è già presente” (Karl Barth).


sorella Francesca