No, non sradicate anche il grano!

Mosaico realizzato all’interno del progetto di arte pubblica nel paese di Tornareccio (Chieti).
Mosaico realizzato all’interno del progetto di arte pubblica nel paese di Tornareccio (Chieti).

27 luglio 2019

Mt 13,24-30

In quel tempo, 24Gesù espose ai suoi discepoli un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo.25Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. 26Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. 27Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: «Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?». 28Ed egli rispose loro: «Un nemico ha fatto questo!». E i servi gli dissero: «Vuoi che andiamo a raccoglierla?». 29«No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano.30Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio»».


Nel capitolo tredicesimo del Vangelo secondo Matteo si concentrano parabole di Gesù sul regno dei cieli, realtà di cui è possibile solo abbozzare i tratti: siamo rimandati alla grandezza del mistero del regnare di Dio, in Gesù e nella storia. Anche nella nostra storia.

Oggi è offerta alla nostra meditazione la famosa parabola del grano e della zizzania. L’evangelista aveva raccontato del seminatore e dei diversi terreni. Di questa come di quella parabola Gesù offre una spiegazione ai suoi discepoli che gliela domandano, intuendo un oltre a cui guardare, da cui lasciarsi conformare. Alla fine del capitolo (cf. Mt 13,36-43) il Gesù di Matteo fornirà delle chiavi di lettura: l’uomo che semina del buon seme è il Figlio dell’uomo, il buon seme sono i figli del Regno, il nemico è il diavolo, ossia colui che divide, la mietitura è la fine dei tempi, del mondo.

E a noi oggi che cosa può dire? 

Il Regno è paragonato a un uomo che semina del buon seme. C’è un bene all’origine. Un seminare, dunque sperare e porre le condizioni per una vita nuova. Occorre, prima, riconoscere e custodire il seme, lasciare che muoia, che lasci spazio al rinnovarsi della vita. 

L’uomo che semina non lo fa in modo generico: semina del “buon seme” (v. 24), che si rivela essere grano, seme semplice che serve la vita, perché da esso l’uomo può trarre il pane, il pane che sostiene, dà forza e allieta il cuore, il pane che si può condividere.

Il bene originario si offre, ma non soffoca ogni spazio. Ed ecco che nel racconto irrompe il “nemico” (v. 25) che semina della zizzania, o “loglio ubriacante”, spiga rossa infestante. Non viene detto da dove venga il nemico e perché sia interessato a soffocare le messi. La Scrittura non sembra tanto domandarsi da dove viene il male o perché c’è il male, ma: come io posso vivere nell’intreccio della vita che ha in sé bene e male? Come riesco a discernere tra bene e male? Non si tratta di aguzzare l’ingegno bensì di provare ad avvicinarsi al pensiero “largo” di Dio, al suo “lasciare che crescano insieme” (v. 30) perché il bene non venga sradicato insieme al male. È decisivo il “no” del seminatore: “No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano” (v. 29). 

Si è sempre guardato al grano come ai giusti e alla zizzania come ai peccatori: e se provassimo a lasciarci interrogare più interiormente? Se osassimo riconoscere in noi il grano e la zizzania? In noi stessi c’è un groviglio di bene e di male, al di là delle nostre (pur buone) intenzioni

È responsabilità di ciascuno vedere che siamo abitati sia da istinti di luce sia da pieghe di oscurità. Ciascuno di noi è chiamato a riconoscere questa complessità e a ritornare al Signore per discernere il bene, secondo i criteri e i tempi che il vangelo ci offre… “Vagliate tutto e tenete ciò che è buono” (1Ts 5,21).

sorella Silvia