Il Vangelo non è un’utopia

Mosaico realizzato all’interno del progetto di arte pubblica nel paese di Tornareccio (Chieti).
Mosaico realizzato all’interno del progetto di arte pubblica nel paese di Tornareccio (Chieti).

31 luglio 2019

Mt 13,44-46

In quel tempo Gesù, congedata la folla, disse ai suoi discepoli:« 44Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.45Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; 46trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».


“Non voglio che si diffonda il cristianesimo che io conosco. Voglio che si diffonda il Vangelo che io medito, che è un’altra cosa”,

scriveva Ernesto Balducci in Siate ragionevoli chiedete l’impossibile. E’ con questo desiderio che meditiamo la pagina evangelica di oggi.

Il Vangelo non è un’utopia ma una vita da vivere. Il Vangelo è una possibile risposta alla domanda che ogni essere umano si fa: “come vivere?” Anche le sette parabole del regno dei cieli che in questi giorni stiamo meditando rispondono alla domanda: “come vivere?” .

A un primo sguardo, queste parabole indicano delle realtà alle quali il regno dei cieli è simile – seme, campo, granello di senape, lievito, tesoro, perla, rete –, ma più a fondo raccontano delle persone che lavorano: dei seminatori che seminano, una casalinga che impasta, un uomo che trova il tesoro e un mercante che cerca la perla preziosa, dei pescatori che gettano la rete. Il regno dei cieli non è un oggetto da possedere, uno status da raggiungere o un premio da meritare, ma è quel principio di vita contenuto nelle realtà che ci passano tra le mani ogni santo giorno, è quella forma di vita che ogni nostra azione quotidiana può rigenerare o distruggere.

Il regno dei cieli è una vita che per sprigionarsi ha bisogno di essere lavorata e vangata come un terreno e per questo richiede la generosità del seminatore e la sua capacità di attesa, chiede la sapiente laboriosità della donna di casa, la tenacia di chi scopre un tesoro o la raffinatezza del mercante che ricerca la perla preziosa, chiede la fiducia che sempre anima chi getta in mare la rete per la pesca.

Il Vangelo quando è vissuto (questo è il “regno dei cieli”) è un potenziale di vita donata, per questo si identifica nel seme che da sé stesso muore per dare frutto. Il Vangelo è il lievito che se impastato nella realtà la fa lievitare di senso, è la rete della nostra vita che non attende altro che essere gettata nel mare a rischio di prendere di tutto, “pesci buoni e pesci cattivi”, e per questo non ci risparmia la responsabilità della scelta, la fatica del discernimento.

La vita che il Vangelo promette può trovarla solo chi la cerca come si cerca un tesoro e una perla preziosa, nell’inesausta fatica di non riuscire mai e fino in fondo a vendere tutto quel che abbiamo e che siamo per averli. Quando, giunti al tramonto della nostra giornata terrena, nell’ora dei bilanci e dei giudizi, tesori non ne troveremo, allora l’aver lavorato e vangato a fondo il terreno della nostra vita per amore di Gesù Cristo e del suo Vangelo sarà il nostro unico tesoro.

Fratel Goffredo