Uomini e donne di luce

Mosaico realizzato all’interno del progetto di arte pubblica nel paese di Tornareccio (Chieti).
Mosaico realizzato all’interno del progetto di arte pubblica nel paese di Tornareccio (Chieti).

1 agosto 2019

Mt 5,11-16

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:« 11Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.13Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.14Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, 15né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. 16Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».


In questa memoria di Eusebio di Vercelli (+ 371), padre della nostra chiesa locale, la pericope liturgica del vangelo propone una beatitudine cui fatichiamo a credere: “Beati quando vi insulteranno” – quando non avrete consenso, ma solo biasimo e disprezzo –; “Beati quando vi perseguiteranno” – una situazione che molte comunità cristiane conoscono oggi nel mondo –; “Beati quando la menzogna pubblica si leva contro di voi” – ma tutto questo a una condizione: “per causa mia”, a motivo di Cristo. Siamo così abituati a sentirci lodare dagli uomini, che rimaniamo scandalizzati se la nostra adesione al Signore ci chiede di pagare un prezzo; a volte perdiamo persino il coraggio di dire una parola di giustizia di fronte all’arroganza di un potere che costruisce il proprio consenso sulla discriminazione violenta degli ultimi e dei più deboli, dei poveri, dei profughi, degli stranieri.

Eusebio, consacrato nel 345 da papa Giulio primo vescovo della chiesa che comprendeva allora larga parte dell’odierno Piemonte, pagò di persona la sua fedeltà al vangelo opponendosi al potere politico dell’epoca (l’imperatore ariano Costanzo), conoscendo l'esilio, prima in Palestina e poi in Cappadocia e nella Tebaide, fino alle soglie della morte violenta; per questo la chiesa gli ha da sempre riconosciuto il titolo di martire, quale pastore in tutto conforme all’Agnello, che depone la vita per le pecore. “Mi rallegro, fratelli carissimi, della vostra fede”, scrive Eusebio ai suoi figli: “Come l'agricoltore innesta l’albero buono che produce frutti … così anche noi vogliamo offrirvi non solo il servizio secondo la carne, ma la nostra stessa vita per la vostra salvezza” (Lettere 2,2).

La radicalità vissuta da Eusebio è anche la condizione quotidiana dei discepoli del Signore. Gesù ricorre a due immagini per definirla. La prima è quella del sale, indispensabile per dar sapore al cibo ma, nell’antichità, anche per purificare (cf. 2Re 2,20; Ez 43,24) e conservare. 

La seconda immagine è quella della luce. Nella metafora della luce respirano altre immagini: il venire alla luce, la nascita al mondo, ai colori, lo sguardo e lo stupore verso tutte le cose, ma anche la capacità di orientare, di indicare una via, di donare e far crescere la vita. 

Gesú parla all’indicativo: i discepoli sono sale della terra, sono luce del mondo. Se siamo suoi discepoli, siamo sale della terra e luce del mondo. Ma essere discepoli del Signore, essere alla sua sequela, significa agire come Gesù, imitare la sua vita spesa per gli altri, passando in mezzo agli uomini facendo il bene, prendendosi cura, guarendo...

La fede genera una prassi. Il fine non siamo noi – nemmeno la nostra giustificazione – ma la glorificazione del Padre, cioè la speranza e la vita donate a tutta l’umanità.

Certo, è sempre possibile il fallimento, il venir meno alla vocazione cristiana: lasciare diventare insipido il nostro sale, spegnere in noi la luce, soffocare lo spirito. Allora non avremo nulla da dire, nessuna speranza da dare, nulla per cui rallegrarci con chi con noi condivide l’umana avventura sulla terra. “Se vi è luce in un uomo”, recita un detto apocrifo di Gesù, “splenderà in tutto il mondo. Se non darà luce, è un uomo di tenebra”.

fratel Adalberto