“Ipocriti!”

Mosaico realizzato all’interno del progetto di arte pubblica nel paese di Tornareccio (Chieti).
Mosaico realizzato all’interno del progetto di arte pubblica nel paese di Tornareccio (Chieti).

7 agosto 2019

Mt 15,1-9

1 In quel tempo alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono a Gesù e gli dissero: 2«Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani!». 3Ed egli rispose loro: «E voi, perché trasgredite il comandamento di Dio in nome della vostra tradizione? 
4Dio ha detto: Onora il padre e la madre e inoltre: Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte.
5Voi invece dite: «Chiunque dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è un'offerta a Dio, 6non è più tenuto a onorare suo padre». Così avete annullato la parola di Dio con la vostra tradizione. 
7Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo:

8Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
9Invano essi mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini».


Nel vangelo di oggi alcuni scribi e farisei venuti da Gerusalemme accusano Gesù chiedendogli come mai i suoi discepoli “trasgrediscono la tradizione degli antichi”. 

Gesù non risponde direttamente alla loro domanda, li attacca decisamente e se ne va dalla folla senza lasciar loro la possibilità di replicare. Ma come mai Gesù che conosciamo come “mite e umile di cuore” reagisce così duramente?

Nel testo troviamo una possibile risposta: l’ipocrisia. Gesù ha usato parole molto dure contro l’ipocrisia (Mt 23). L’ipocrisia è il male terribile delle persone che si credono giuste e di chiunque pur di non voler vedere la trave che ha nel proprio occhio ricerca e denuncia con ferocia la pagliuzza nell’occhio degli altri.

Gesù articola la sua risposta in tre fasi.

Comincia chiedendo conto anche lui di una trasgressione. Ma la trasgressione che vuole smascherare non è alla “tradizione degli antichi”, ma alla “vostra tradizione”. Ma ancor più interessante è che Gesù chiede conto della trasgressione “al comandamento di Dio”. Gesù mette a confronto il comandamento di Dio con una tradizione che si vorrebbe far risalire agli “antichi”, ma che in realtà è una tradizione che loro stessi si sono dati e che infatti Gesù denuncia come “vostra tradizione”.

Qui c’è un errore causato da un falso ordine di priorità in cui anche noi possiamo cadere con facilità: mettere prima ciò che interessa a noi rispetto a ciò che interessa a Dio. 

Gesù lo mostra bene nella parte centrale del discorso mettendo a confronto ciò che “Dio ha detto” con ciò che “scribi e farisei dicono”. Ciò che Dio ha detto è quanto contenuto nei dieci comandamenti, cioè l’onore dovuto a padre e madre. Ciò che scribi e farisei dicono è una delle tante norme che nel corso degli anni si erano aggiunte a quanto indicato da Dio. Questa norma consentiva di fare un’offerta a Dio, cioè al tempio, invece di sostenere i genitori. Si capisce bene che dietro questa norma c’è la chiara volontà di arricchimento dei religiosi del tempio a discapito dei genitori.

La conclusione del brano comincia con la netta accusa di ipocrisia a scribi e farisei seguita da un passo attribuito al profeta Isaia in cui si denuncia l’ipocrisia religiosa di chi dice a Dio tante parole, ma poi ha “il cuore lontano” da Lui. E poi denuncia un culto che sostituisce “al comandamento di Dio” “precetti di uomini”.

Ritualità e formalismi liturgici, anche se antichi non garantiscono un bel niente. Per questo sono stati abbandonati e hanno lasciato spazio a qualcosa di nuovo che utilizzando necessariamente nuove ritualità non le enfatizza sicuri che nessun rito garantisce l’avvicinamento del cuore a Dio, ma può solo aiutarlo a patto che sia veramente vissuto e celebrato.

Solo una mente accordata con la voce, una mente presente a ciò che si dice pregando, una mente attenta a ciò che la liturgia ci fa dire e compiere può far avvicinare il nostro cuore a Dio. Allora Gesù nel vangelo di oggi ci richiama a una prassi che miri davvero a essere animata dal senso profondo della custodia di precetti e tradizioni risalenti al “comandamento di Dio” e non ai “precetti-comandamenti di uomini”.

fratel Dario