La sua luce abita le nostre tenebre

Particolari dei colori degli smalti del laboratorio di ceramica della comunità.
Particolari dei colori degli smalti del laboratorio di ceramica della comunità.

12 febbraio 2020
Mc 7,14-23 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 14Gesù hiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! 15Non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall'uomo a renderlo impuro». [ 16]
17Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. 18E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell'uomo dal di fuori non può renderlo impuro, 19perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti. 20E diceva: «Ciò che esce dall'uomo è quello che rende impuro l'uomo. 21Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, 22adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. 23Tutte queste cose cattive vengono fuori dall'interno e rendono impuro l'uomo».


La buona notizia che ci raggiunge oggi con questa pagina dell’evangelo è che il Signore guarda e interviene sul nostro cuore. Il cuore, quell’intimo di noi stessi che dà senso a ogni nostra azione e dal quale a volte cerchiamo di fuggire per non guardarlo in faccia, quell’intimo che a volte è abitato da tenebre di morte che ci procurano angoscia, anch’esso è abitato dal Signore che ci ha visitati.

Nelle nostre profondità, che talvolta possiamo percepire come un inferno che ci abita, anche lì il Signore Gesù è penetrato con la sua morte e con la sua discesa agli inferi (cf. 1Pt 3,19), e in quegli abissi egli fa già risplendere la luce della sua resurrezione.

Non vi è tenebra in noi che non sia abitata dalla sua luce, non vi è abisso da cui egli non ci faccia, insieme a lui, risalire, non vi è angoscia che non abbia in sé il germe della sua pace. Si tratta solo di crederci, anche se tutta la nostra esperienza passata, i nostri ragionamenti e il nostro sentire porterebbero a farci credere il contrario.

Si tratta, in fin dei conti, di credere alla potenza della resurrezione e di accettare - mettendo in atto un autentico cammino di conversione, di ritorno - di compiere il cammino della risalita, dell’uscita dal baratro, della riemersione alla vita, guidati da questa luce e da questa forza, che come una piccola fiammella e una dolce ma tenace forza ci guidano e ci prendono per mano.

Per questo possiamo non temere di dare un nome e di guardare la tenebra, l’impurità, il peccato, il male che sono in noi, e che noi talvolta possiamo trovarci dentro anche senza che l’abbiamo voluto, e anche senza che noi vogliamo che esso ci muova all’azione.

E tuttavia vi sono in noi delle potenze, delle spinte interiori, quelle che i padri della chiesa chiamavano “passioni” e che forse oggi noi inglobiamo nel termine generale di “emozioni”, che non sono sempre emozioni positive. Sì, possono essere immediate, non premeditate, ma questo non è il segno della loro positività. Può esservi in noi una spontaneità negativa, forze di male, che sono nel nostro cuore e che escono da noi. Bisogna imparare a riconoscerle e, anzitutto, a dare loro un nome. Dare loro un nome è già l’inizio della vittoria.

Noi non siamo schiavi di ciò che proviamo e sentiamo. Se l’evangelo di oggi mette a nudo il male che è dentro di noi è solo per offrirci una parola di speranza: anche lì il Signore viene a visitarci e incontrarci, per offrirci quel cuore nuovo, quel cuore di carne che fin dall’Antico Testamento egli ci ha promesso (cf. Ez 36,25-27).

Per questo non esiste peccato da cui chiunque possa sentirsi garantito dal cadervi, e nessuno di per sé è migliore di altri (cf. Lc 18,11). Ma la nostra speranza non sta nel nostro essere migliori di qualcuno, o nella nostra eventuale forza, ma dalla speranza, dalla chiamata che è rivolta a ciascuno di noi ad accogliere e a seguire quel germe di vita nuova, di resurrezione che mediante il battesimo è stato posto nelle nostre esistenze e che è germe di vita, potenza che vince quale male che sentiamo come più forte di noi, luce che rischiara le nostre tenebre, gioia profonda che ci pervade nonostante tutto. Accogliamo, dunque, questa buona notizia!

sorella Cecilia


I commenti al Vangelo del giorno sono proposti seguendo il lezionario del Monastero di Bose