Ciechi chiamati a vedere

Particolari dei colori degli smalti del laboratorio di ceramica della comunità.
Particolari dei colori degli smalti del laboratorio di ceramica della comunità.

15 febbraio 2020
Mc 8,11-26 (Lezionario di Bose)

In quel tempo,11vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova. 12Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno». 13Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l'altra riva.14Avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. 15Allora egli li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». 16Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane. 17Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? 18Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, 19quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». 20«E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». 21E disse loro: «Non comprendete ancora?».22Giunsero a Betsàida, e gli condussero un cieco, pregandolo di toccarlo. 23Allora prese il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?». 24Quello, alzando gli occhi, diceva: «Vedo la gente, perché vedo come degli alberi che camminano». 25Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente, fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa. 26E lo rimandò a casa sua dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio».


I quindici versetti che sono proposti alla nostra riflessione sono suddivisibili in tre parti apparentemente scollegate tra loro, ma che in realtà ci propongono tre tappe di uno sconvolgente cammino. È un cammino talmente sconvolgente che l’evangelista Matteo l’ha decisamente addolcito per non turbare i suoi lettori, ma che Marco invece ci presenta nella sua disarmante realtà. Realtà che solo grazie a ripetuti interventi esterni giungiamo a “vedere chiaramente” (cf. v. 25).

La prima tappa ci presenta dei farisei che “escono” non si sa bene da dove, al punto che viene tradotto “vennero” per dare un senso compiuto alla frase. Costoro fanno una richiesta totalmente assurda. È assurda perché Gesù ha appena moltiplicato pani e pesci per una grande folla. È assurda al punto che è subito smascherata: la richiesta di un segno è un pretesto! A costoro non interessa nessun segno, ciò che vogliono è “metterlo alla prova” (v. 11). Così Gesù, dopo aver domandato il perché della loro domanda, dice: “Non sarà dato alcun segno” (v. 12), e se ne va. Con questa nettezza Marco vuol far capire al suo lettore che per chi è uscito da un contesto di fiducia reciproca nessun segno può essere convincente. E noi abbiamo fiducia in Gesù o facciamo false richieste, che alla fin fine smascherano la nostra poca fede in lui?

La seconda tappa è caratterizzata da una totale incomprensione, al punto che si conclude con Gesù che dice ai discepoli e a ciascuno di noi: “Non comprendete ancora?” (vv. 17 e 21). Ciò che non viene compreso è di che tipo di lievito Gesù sta parlando. Mi sembra bello vedere nel lievito ciò che nelle nostre vite immette movimento, ciò che ci dà dinamicità, bontà e profumo. Gesù mette in guardia dal lievito dei farisei nel senso che ciò che motivava la loro domanda era l’intenzione malevola di metterlo alla prova. Gesù ammonisce i discepoli affinché non abbiano la falsa preoccupazione di “aver dimenticato di prendere dei pani” per saziarsi ma, capendo a fondo la moltiplicazione dei pani, si rendano conto di “avere con sé”, proprio “sulla barca” “un solo pane” (cf. v. 14), il solo pane necessario, e qual è il solo pane veramente necessario se non quello dato dalla compassione di Gesù? Qual è il pane lievitato con lievito buono affinché tutte le nostre vite giungano a pienezza se non Gesù stesso?

La terza tappa mostra il perché della necessità che altri ci conducano a Gesù e il perché delle sue difficoltà a farci vedere “distintamente ogni cosa” (v. 25). Questo cieco, a differenza di Bartimeo (cf. Mc 10,46-52), non “balza in piedi e va da Gesù” (cf. v. 50) da solo, ma ha bisogno che altri lo conducano a lui. Non fa nessuna richiesta di guarigione e sono altri che pregano Gesù di toccarlo. Questo rivela l’accecamento in cui cadiamo spesso anche noi: sfiducia in Gesù e in noi stessi. I ripetuti interventi di Gesù per far vedere questo cieco non sono dovuti a sue incapacità, ma alla non fiducia di questo cieco. Costui, a differenza di Bartimeo, non ha nome perché ognuno di noi possa arrivare a immedesimarsi in lui. Noi siamo ciechi chiamati a vedere la nostra poca fede che chiede segni e non capisce di avere con sé l’unico pane necessario: Gesù, che con la sua parola sazia di beni le nostre vite.

fratel Dario


I commenti al Vangelo del giorno sono proposti seguendo il lezionario del Monastero di Bose