Dono gratuito e libera scelta

Particolari dei colori degli smalti del laboratorio di ceramica della comunità.
Particolari dei colori degli smalti del laboratorio di ceramica della comunità.

18 febbraio 2020
Mt 13,10-17 (Lezionario di Bose)

In quel tempo,10si avvicinarono a Gesù i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». 11Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. 12Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. 13Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. 14Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice:

Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
15Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!

16Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. 17In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!


Il seme viene seminato ovunque, il seminatore lo lascia cadere su terreni diversi. Il frutto ha quindi la possibilità di nascere ovunque, ma in modi e quantità diverse: “il cento, il sessanta, il trenta per uno” (Mt 13,8). Incuneati tra la parabola del seminatore e la sua spiegazione, i versetti che oggi la liturgia ci offre traggono il loro significato proprio da questa loro posizione. Il dialogo cui assistiamo è suscitato da una domanda dei discepoli: vi è in atto una differenziazione tra un “loro” e un “voi”, i discepoli sono stupiti e indagano. Perché Gesù segna questo confine tra “loro” e “voi”? Forse, però, come spesso accade anche a noi, la domanda posta non è corretta. Proprio la risposta a questo “perché” rimane uno dei misteri del Regno di fronte ai quali si trovano i discepoli: ad alcuni “è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato” (v. 11). Perché, si chiedono, perché, ci chiediamo…

Il mistero tuttavia rimane. Gesù chiama e parla a tutti ma il terreno che accoglie, l’ascolto offerto è diverso. Vi è una gratuità assoluta da parte di Gesù, i discepoli sono destinatari di un dono, non per merito ma gratuitamente. Un dono che ha il potere di moltiplicarsi, di sovrabbondare. “A colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza” (v. 12): accogliere il dono di una Parola ci inserisce in un movimento di vita che incrementa la “conoscenza”. E più si conosce più si ama, e così i discepoli possono essere colmati di “grazia su grazia” (Gv 1,16). Mentre “a colui che non ha verrà tolto anche quello che ha”: chi rimane impermeabile, insensibile, a ciò che può essere solo donato, ciò che non possiamo darci da soli, si preclude ogni accesso alla conoscenza e all’amore. Chiusi alla parola di Dio, se non ci lasciamo segnare, penetrare da essa, non siamo spinti a metterci in cammino, e piano piano la nostra vita diviene completamente arida, una terra che non dà frutto, vuota di tutto, anche di quello che ci illudiamo di possedere, convinti di poter bastare a noi stessi.

Gesù non spiega i misteri, in realtà non risponde in modo chiaro al “perché”, fa però una promessa: la beatitudine (cf. v. 16). La beatitudine di chi, di fronte alla realtà del Regno che egli sta portando, vivendo, vede e ascolta. Ma cosa vedono e ascoltano i discepoli? Vedono l’uomo Gesù, ascoltano la sua parola e si mettono alla sua sequela. La sua parola donata annuncia un Regno che non si impone, che non costringe, che non usa violenza ma lascia liberi di ascoltare e di accogliere. A chi si mette in questo ascolto, senza la pretesa di voler sapere e possedere tutto, viene fatta la promessa della beatitudine, la promessa di essere sempre destinatari del dono che sovrabbonda.

Il dono non ha misura, è gratuito, ma richiede collaborazione. Questo il grande mistero dell’amore infinito di Dio: dono gratuito e libera scelta. Il dono ha bisogno della nostra scelta, ha bisogno di occhi aperti per poter vedere, di orecchi pazienti per cogliere la Parola di vita, e di un cuore aperto, non chiuso e indurito ma disposto a rischiare, a lasciarsi plasmare e guarire dalla Parola di vita (cf. v. 15). Un cuore che lascia accesso alla Parola altra, a un volto diverso, un cuore che potrà contenere la sovrabbondanza proprio perché è disposto a fare spazio allo sconosciuto, al non definitivo, al nuovo che si rivela affidabile. Il dono chiede la nostra scelta di accogliere ciò che rimane mistero, il dono dipende dalla nostra scelta di credere e di fare fiducia.

sorella Elisa


I commenti al Vangelo del giorno sono proposti seguendo il lezionario del Monastero di Bose