Conterranei e contemporanei

Particolari dei colori degli smalti del laboratorio di ceramica della comunità.
Particolari dei colori degli smalti del laboratorio di ceramica della comunità.

20 febbraio 2020
Mt 13,24-30 (Lezionario di Bose)

In quel tempo,24Gesù espose ai suoi discepoli un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. 25Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. 26Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. 27Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: «Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?». 28Ed egli rispose loro: «Un nemico ha fatto questo!». E i servi gli dissero: «Vuoi che andiamo a raccoglierla?». 29«No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. 30Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio»»


Quella del grano e della zizzania è storia di con-terranei. Il “buon seme” viene seminato dal Seminatore “nel suo campo”, con cura, con larghezza, con speranza (v. 24). La zizzania, invece, viene seminata dal Nemico, ma viene seminata sullo stesso terreno: è una semina notturna, fatta “mentre tutti dormivano” (v. 25), mentre il buio avvolgeva ogni cosa, mentre la vigilanza veniva meno e quindi il sonno del cuore generava mostri, come si potrebbe dire parafrasando il titolo di un’acquaforte di Francisco Goya (El sueño de la razón produce monstruos).

Il male non viene da Dio, dal “Padrone di casa”, ma da quel Nemico, da quel Divisore, da quell’Avversario che sta accovacciato e bussa alla porta del nostro cuore (cf. Gen 4,7), al quale non di rado consentiamo di entrare nelle nostre vite, nelle nostre scelte, nelle nostre azioni, nelle nostre parole. Spesso dunque il nostro acconsentimento al male ci rende collaboratori del Nemico, suoi strumenti e forse anche suoi complici. La zizzania dunque non sta semplicemente altrove rispetto al nostro campo, né è solo e sempre l’altro da me. Il campo seminato a zizzania è anche il nostro! È il campo della storia umana, ecclesiale, personale. 

Quella del grano e della zizzania è storia di con-temporanei. Siamo noi quel terreno in cui le due tipologie di seme sono state seminate l’una sull’altra (superseminavit: v. 25). Il grano e la zizzania crescono insieme, l’una in mezzo all’altro, inestricabilmente, tanto che sarà difficile per l’occhio e la mano dell’uomo distinguerli e separarli (cf. v. 30). Molto spesso, il male e il bene non si danno in una contrapposizione a tinte forti, in una separazione netta, come quella fra il giorno e la notte, il bianco e il nero, ma in una gradazione di sfumature, in un gioco di somiglianze segnate da una prossimità tale da ingenerare il pericolo di confondere le due realtà.

Ma la com-presenza non è connivenza. Il “Padrone di casa”, che ha seminato il bene nel suo campo, non intende chiudere gli occhi, né fingere di non vedere la com-presenza di quell’erba sterile che infesta le spighe buone. La com-presenza diviene spazio di attesa, luogo della pazienza: mentre i servi vorrebbero, con violenza impaziente, svellere la zizzania al suo apparire fra la distesa della messe, “Dio sa aspettare. Egli guarda nel ‘campo’ della vita di ogni persona con pazienza e misericordia: vede molto meglio di noi la sporcizia e il male, ma vede anche i germi del bene e attende con fiducia che maturino. Dio è paziente, sa aspettare: il nostro Dio è un padre paziente, che ci aspetta sempre e ci aspetta con il cuore in mano per accoglierci, per perdonarci. Egli sempre ci perdona se andiamo da Lui” (papa Francesco). Come scriveva l’Apostolo: “Il Signore non ritarda nel compiere la sua promessa, anche se alcuni parlano di lentezza. Egli invece usa pazienza verso di voi, perché non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi” (2Pt 3,9).

Se biologicamente è impossibile che una spiga di zizzania diventi grano buono, nel campo di Dio – che è il cuore dell’uomo – tale trasfigurazione è possibile, perché lui non cessa di impiantare in noi “un cuore nuovo, un cuore di carne” (Ez 36,26). Su questo terreno, amato da Dio – mentre le erbacce alla fine saranno raccolte e consegnate alle fiamme dell’amore che, sulla croce, brucia il male – il buon seme potrà dare frutto, spuntare, crescere e rendere anche il trenta, il sessanta, il cento per uno (cf. Mt 13,8.23), e il grano sarà riposto nel granaio del Signore (cf. v. 30). “Quindi, il male che c’è nel mondo non è il luogo della sconfitta del bene, non è il luogo dello zelo, dell’ira, delle vendette; è il luogo del trionfo dell’amore e della misericordia, è il luogo del trionfo del giudizio di Dio che è la croce: Dio che dà la vita per i peccatori” (S. Fausti).

fratel Emanuele


I commenti al Vangelo del giorno sono proposti seguendo il lezionario del Monastero di Bose