La mietitura, tempo della misericordia oltre il tempo

Particolari dei colori degli smalti del laboratorio di ceramica della comunità.
Particolari dei colori degli smalti del laboratorio di ceramica della comunità.

22 febbraio 2020
Mt 13,36-43 (Lezionario di Bose)

In quel tempo,36Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». 37Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. 38Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno 39e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. 40Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. 41Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità 42li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. 43Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!


Gesù ci fa entrare nei particolari della parabola del Regno paragonato al campo in cui vengono lasciati crescere insieme grano e zizzania. L’esistenza intera è un continuo fare i conti con il bene e il male, dentro e attorno a noi. Il nemico che si affaccia e desidera scalzarci viene qui paradossalmente lasciato a lavorare, a maturare assieme al buon seme, ma non viene condannato: questo spetta al momento della mietitura, lavoro per cui il Signore nella sua infinita misericordia separerà i giusti dagli ingiusti, giudicherà le azioni di bene per il bene e le azioni malvagie che non hanno tenuto conto dell’altro in quanto prossimo.

Gesù nella sua umanità mostra come a partire dalla sua stessa vita il nemico giunge e cova il male, spia, perseguita, mette trappole, ma è responsabilità dell’uomo prendersi cura del campo di Dio. Esso diventa terreno donato in cui far crescere e maturare la vita buona nelle nostre esistenze, nelle nostre realtà sociali ed ecclesiali, personali e comunitarie. Ma la parola del Signore ricorda, attraverso la zizzania, anche una verità che la vita stessa ogni giorno ci mette davanti agli occhi con forza: il male nasce dentro di noi, ha a che fare con la nostra stessa umanità. E aggiunge che sta sempre a noi, alla comunità, alla chiesa, alle istituzioni lottare per non lasciare che esso soffochi il buon seme: “Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal cuore dell’uomo escono infatti i propositi di male: impurità, furti, omicidi, … inganno, invidia, calunnia, superbia” (Mc 7, 20-23).

Non è cosa facile coltivare il bene in campi accidentati eppure è la via responsabile e adulta, essa necessita grande umiltà e misericordia; necessita di accettare che considerarsi giusti non è prerogativa del cristiano ma solo Dio può giudicarlo.

Tutto ciò è un sapiente invito ad attendere, a non pretendere di sradicare il male prima ancora che il bene si sia formato, che sia cresciuto, prima che porti il suo frutto, prima che giunga il tempo della mietitura. Ma questo necessita anche una maggiore vigilanza sul dare tutta la possibilità al grano di maturare: “Non fatevi giustizia da voi stessi, ma lasciate fare all’ira divina … Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene” (Rm 12,19.21).

“La maturità nella fede consiste nella riconciliazione con l’ineliminabile presenza della contraddizione e del male in noi. Se fino all’ultimo dovremo fare i conti con la zizzania presente nei nostri cuori e nelle nostre istituzioni, il segreto per non disperare risiede nella misericordia” (Luigi Gioia).

Arrivato il momento della mietitura, solo il Signore giudicherà sulla base dell’amore, della sollecitudine mostrata verso quel campo. E brucerà le travi malvagie presenti nei nostri occhi e ci farà vedere la luce, se avremo saputo vivere per il bene nostro e degli altri insieme, avendo a cuore la casa comune che è il mondo, perché è in questo che ci riconosciamo figli di uno stesso Padre e fratelli di tutti. “L’attuale dilagare dell’empietà, se non diventa opportunità per crescere nella misericordia, si fa connivenza che raffredda l’amore di molti” (Silvano Fausti).

sorella Francesca


I commenti al Vangelo del giorno sono proposti seguendo il lezionario del Monastero di Bose