La porta stretta dell’amore

Disegno tratto dagli Exultet nel manoscritto IB49 della Biblioteca Nazionale di Napoli
Disegno tratto dagli Exultet nel manoscritto IB49 della Biblioteca Nazionale di Napoli

13 marzo 2020

Mt 7,12-20 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: "12Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.
13Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. 14Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano! 15Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! 16Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? 17Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; 18un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. 19Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. 20Dai loro frutti dunque li riconoscerete.


“Fate”. “Entrate”. “Guardatevi”. Il Signore ci rivolge oggi una triplice esortazione.

Fare agli altri, fare per gli altri quello che vogliamo che gli altri facciano a noi. Gesù ribalta in senso positivo un noto proverbio di condotta umana, la cosiddetta regola d’oro, che suggerisce di non fare agli altri ciò che non vorremmo fosse fatto a noi. Il “punto di osservazione” è in noi, con ciò che ci procura gioia e beneficio. Se ci collochiamo in questa prospettiva di un sano amore di noi stessi, potremo affinare lo sguardo sull’altro per scorgere in lui quella fiamma vitale che lo fa vivere e corrispondere al suo desiderio di bene

La parola di Gesù ci sollecitaad assumere l’iniziativa del bene, ad attivarci per il bene dell’altro gratuitamente, senza aspettarci il contraccambio. Il fratello, la sorella ci interpellano con la loro aspirazione a bellezza, a bontà, a giustizia. Avere attenzione e comprendere l’altro comporta necessariamente un movimento di empatia e di immedesimazione.

Questa pratica di umanità realizza la Legge e i Profeti, ciò che Dio ha pensato per il bene dell’uomo e desidera che egli faccia per camminare lungo la via della vita. In essa si invera il comandamento dell’amore verso gli altri: “Non siate debitori di nulla a nessuno se non dell’amore vicendevole: perché chi ama l’altro ha adempiuto la Legge … Pienezza della Legge è la carità” (Rm 13,8-10).

È questa la via della vita che si apre davanti a noi e nella quale il Signore ci invita a entrare. Sappiamo quanto sia difficile amare l’altro, senza condizioni e in modo disinteressato; ci è richiesta una disciplina, un lavoro su di sé, “un lavoro a giornata”, per rievocare la nota espressione del poeta Rilke. È “stretta” la porta che vi conduce, perché non è affatto semplice accogliere l’altro nella sua verità, senza cercare facili scappatoie per eludere la fatica dell’incontro. Bisogna trovare questa porta che ci conduce al cuore dell’esistenza, e al tempo stesso accettare anche di rimanere sulla soglia del mistero che l’altro è.

Nel concreto ambito delle relazioni umane possiamo divenire “falsi profeti” gli uni per gli altri: quando rivestiamo del manto di bontà quella che è la ricerca del nostro tornaconto e viviamo in modo interessato la relazione con l’altro; oppure cerchiamo di legare l’altro a noi, senza lasciargli la libertà di essere se stesso. I “frutti” che ne scaturiscono attestano o meno l’autenticità di quella relazione. Sì, spesso pensiamo che i falsi profeti siano gli altri, ma dovremmo invece sentire come rivolto a noi l’avvertimento di Gesù.

La carità, ci ricorda Paolo, “pazienta, fa il bene, non invidia, non si gonfia, non cerca il proprio interesse; non aggredisce, non tiene conto del male, non gode dell’ingiustizia, ma si rallegra nella verità. Tutto copre, a tutto aderisce, tutto spera, tutto soffre” (1Cor 13,4-7).

In questo tempo di Quaresima fissiamo con maggiore intensità il nostro sguardo su Gesù e al suo stile di vita per imparare da lui, maestro mite e umile di cuore, che è passato accanto alle vite degli uomini facendo il bene e guarendo (cf. At 10,38). Tenendoci uniti a lui potremo portare il frutto che il Signore si attende da noi: un cuore largo nell’amare, uno sguardo limpido e libero da pregiudizi, rugiada che vivifica le relazioni fraterne. 

fratel Salvatore