Evento di comunione

Disegno tratto dagli Exultet nel manoscritto IB49 della Biblioteca Nazionale di Napoli
Disegno tratto dagli Exultet nel manoscritto IB49 della Biblioteca Nazionale di Napoli

18 marzo 2020

Mc 9,1-13 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù, convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto giungere il regno di Dio nella sua potenza». 2Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro 3e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. 4E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. 5Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». 6Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. 7Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!». 8E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
9Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risorto dai morti. 10Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.
11E lo interrogavano: «Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elia?». 12Egli rispose loro: «Sì, prima viene Elia e ristabilisce ogni cosa; ma, come sta scritto del Figlio dell'uomo? Che deve soffrire molto ed essere disprezzato. 13Io però vi dico che Elia è già venuto e gli hanno fatto quello che hanno voluto, come sta scritto di lui»


A distanza di una decina di giorni, ci è dato di riascoltare il vangelo della trasfigurazione di Gesù. Nella II domenica di Quaresima l’abbiamo ascoltato nella versione di Matteo, oggi ci viene proposto in quella di Marco. È un vangelo da cui ci può venire una luce in questi giorni in cui la nostra vita è fortemente gravata da insicurezze e paure, e per tante persone da veri e propri drammi che toccano in primo luogo la salute, ma non meno il problema del lavoro, della scuola, la situazione economica, il futuro… 

Quid est: Transfiguratus est?, “Che significa: Fu trasfigurato?”, si chiedeva un grande padre della chiesa, Giovanni Crisostomo. E rispondeva: “Ha lasciato vedere qualcosa della divinità, ha mostrato Dio che abitava in lui”. Ma va subito rilevata la forma passiva del verbo: “fu trasfigurato” (sottinteso: da Dio). Non è Gesù che “si trasfigura”, non c’è un’auto-trasfigurazione! È un’azione che solo Dio può compiere. Essa tuttavia avviene nella carne umana di Gesù. Dunque non è un evento che evade l’umano, la storia, che esula dalla corporeità, dalla materia; anzi, più che mai, in Gesù il corpo umano appare come il luogo dove Dio abita e da dove può irradiarsi una luminosità che trabocca all’esterno. 

Pietro (“non sapeva che cosa dire”!) vorrebbe costruire delle capanne per la gloria di Dio, per il divino che si irradia dalla persona di Gesù e che coinvolge le figure di Mosè e di Elia. Ma c’è qui un ribaltamento della prospettiva: non è l’uomo, non siamo noi a costruire una dimora per Dio, ma è il nostro corpo, cioè la nostra vita, che deve lasciarsi trasformare in una capanna dove Dio dimora, diventare spazio della sua presenza. È quanto dice con forza l’apostolo Paolo ai cristiani di Corinto: “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (1Cor 3,16).

 Sì, Dio abita il corpo umano, Dio abita in noi! In questo frangente in cui la nostra quotidianità è stravolta e, tra le tante limitazioni, non ci è possibile partecipare alle celebrazioni comunitarie, il “vaso di creta” (2Cor 4,7) del nostro corpo può diventare davvero il luogo in cui si celebra la presenza di Dio. Singolarmente, eppure in comunione. Soggetti a restrizioni e, in molti casi, anche a isolamento, ma non soli!

 La trasfigurazione è infatti un evento di comunione. Quando Gesù rifulge della gloria di Dio, risplende accanto a lui anche la comunione dei credenti, la “comunione dei santi” – come proclamiamo nel Credo –, dove si raccolgono in unità antica e nuova alleanza, Israele (Mosè ed Elia) e la chiesa (Pietro, Giacomo e Giovanni). In Cristo si stabilisce una misteriosa comunione che abbraccia credenti di epoche e provenienze diverse. Così, quando celebriamo la presenza di Dio nella capanna del nostro corpo, noi sappiamo di essere avvolti da una grande “nuvola di testimoni” (Eb 12,1). 

E se questa congiuntura dolorosa ci sbatte in faccia ogni giorno la precarietà della nostra esistenza, non dimentichiamo la promessa di Dio che ci viene attraverso la parola dell’Apostolo: “Il Signore Gesù trasfigurerà il nostro corpo di miseria per conformarlo al suo corpo di gloria” (Fil 3,21). 

A tutti voi, care amiche e cari amici che ci seguite da lontano, e in particolare a quanti vivono questi giorni in modo drammatico, la nostra comunità monastica assicura il suo ricordo e la sua vicinanza, in comunione di preghiera e di affetto. Isolati, ma non soli!

fratel Valerio