La croce: il criterio di valutazione

Disegno tratto dagli Exultet nel manoscritto IB49 della Biblioteca Nazionale di Napoli
Disegno tratto dagli Exultet nel manoscritto IB49 della Biblioteca Nazionale di Napoli

21 marzo 2020

Mc 9,38-50 (Lezionario di Bose)

38 In quei giorni Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». 39Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: 40chi non è contro di noi è per noi. 41Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa. 42Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. 43Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. [ 44] 45E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. [ 46] 47E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, 48doveil loro verme non muore e il fuoco non si estingue. 49Ognuno infatti sarà salato con il fuoco. 50Buona cosa è il sale; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli darete sapore? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri».


Leggendo la pagina evangelica di oggi si resta subito colpiti dalla disomogeneità, almeno così sembra, dei temi trattati. In realtà vi è un preciso filo rosso che lega le parole di Gesù, individuabile se ci si ricorda che egli sta parlando alla comunità dei suoi discepoli (cf. Mc 9,31), comunità lenta a capire (cf. v. 32) e per nulla orientata a vivere le relazioni sotto il segno della croce, visto che la prima preoccupazione sembra essere stabilire chi debba avere priorità sugli altri (cf. vv. 33-37)! 

Gesù con pazienza, partendo da una situazione concreta, chiede ai discepoli di allargare lo sguardo, di abbracciare il vangelo e non la logica del potere, di uscire dalle logiche dei confini settari, di non sentirsi, soprattutto, depositari della verità.

Ma ripercorriamo il testo. Giovanni solleva una questione che è anche una grande tentazione di ogni realtà ecclesiale: c’è uno che non è dei nostri (e il problema è che non segue noi, non che non segue te!) e che fa ciò che noi siamo autorizzati a fare nel tuo nome (cf. v. 38), cioè scaccia i demoni, il male dalle persone. Noi volevamo impedirglielo. 

Che sguardo ha Giovanni, e con lui tutti gli altri, su quest’uomo? Essi lo giudicano, e lo giudicano come uno “fuori” dal gruppo dei legittimi seguaci di Gesù; non sono sfiorati dal pensiero che, se davvero egli scaccia i demoni nel nome di Gesù, potrebbe essere proprio lo Spirito di Dio a farlo operare come Gesù ha fatto (perché questo è agire nel nome di Gesù). In verità il loro apparente zelo religioso non è che segno di immaturità della loro fede, che non riesce a immaginare un Dio libero di agire: lo Spirito soffia dove vuole lui (cf. Gv 3,8), non dove vogliono i discepoli…

Gesù a questo punto chiede loro di avere intelligenza, intelligenza di fede, grandezza d’animo, capacità di includere: “Chi non è contro di noi è per noi” (v. 40).

Ma poi va oltre, chiede ai discepoli di riflettere su come si relazionano con chi è “fuori” e poi con chi è “dentro” la comunità. E dà un criterio preciso di valutazione: la croce.

Come comunità (e comunità ecclesiale) ci consideriamo forti, i soli capaci di gesti di accoglienza o sappiamo riconoscerci bisognosi, in attesa anche solo di un bicchiere d’acqua da chi è “fuori”? 

E nei confronti di coloro che sono “dentro”, ma sono deboli nella fede, “piccoli” e quindi marginali come agiamo? Il nostro comportamento li fa cadere o li sostiene, li emargina o li accoglie? 

Ma anche nei confronti di noi stessi: sappiamo fare scelte che, al caro prezzo della croce (“Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala”, v. 43), aprono alla vita, al Regno, o ci adagiamo nella tiepidezza e nel compromesso che, però, conducono alla morte?

Le parole di Gesù sono certamente dure, ma esse testimoniano l’apprensione che vive, perché sa bene che se non osiamo scelte decise, quella rinuncia a sé indispensabile per seguirlo sulla via della croce (cf. Mc 8,34-37), non potremo imboccare la porta stretta (cf. Mt 7,13).

Ecco allora l’invito conclusivo: abbiate sale in voi, abbiate sapore, intelligenza, sguardo profondo e umile; e siate in pace tra voi, niente giochi di potere, niente gelosie, invidie. Questo testimonierà che siete di Cristo.

sorella Annachiara