Come ascoltare?

Disegno tratto dagli Exultet nel manoscritto IB49 della Biblioteca Nazionale di Napoli
Disegno tratto dagli Exultet nel manoscritto IB49 della Biblioteca Nazionale di Napoli

28 marzo 2020

Mc 11,12-19 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 12mentre uscivano da Betània, Gesù ebbe fame. 13Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. 14Rivolto all'albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l'udirono.15Giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe 16e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. 17E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto:

La mia casa sarà chiamata
casa di preghiera per tutte le nazioni?

Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
18Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. 19Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.


Il testo di oggi ci descrive la seconda giornata di Gesù a Gerusalemme. 

Dopo aver passato la notte, Gesù e i suoi discepoli escono da Betania e vanno a Gerusalemme, la città della pace. Quando verrà la sera usciranno per ritornare a Betania (cf. v. 19), la casa del povero, periferia che accoglie Gesù e i suoi discepoli. Per essere uomo di pace Gesù sceglie di dimorare nella “casa del povero”, cioè di coltivare e far dimorare in sé un animo povero. E noi dove vogliamo riposare? Nella ricca città della pace ripiena di progetti di morte e paura, o nella casa del povero in cui si possono trascorrere notti tranquille di riposo?

Se leggiamo i due episodi proposti così come sono e senza precomprensioni, non possiamo che essere scioccati. Che colpa ha il rigoglioso fico? Nessuna spiegazione viene data, anzi l’evangelista si compiace di aggiungere che “non era la stagione dei fichi” (v. 13). Lo stesso si potrebbe dire di venditori e compratori cacciati fuori dal tempio e dei cambiavalute e venditori di colombe che vedono rovesciati i loro tavoli. Ma almeno in questo secondo episodio qualche spiegazione viene data. Infatti Gesù, insegnando, dimostra come si stia ripetendo quanto denunciato dai profeti Isaia e Geremia, cioè la riduzione della casa di Dio ⎼ destinata alla preghiera per tutte le genti ⎼ a luogo di ritrovo di ladri.

Tra di noi e attorno a noi possono accadere fatti scioccanti, fatti in cui sembra regnare il capriccio di Dio che, senza motivo, pretende frutti fuori stagione; oppure fatti eclatanti che, cercando di contrastare ruberie ammantate di sacro, riescono appena a fare un po’ di clamore.

È interessante notare come di fronte a questi due fatti il testo ci presenta uno stesso atteggiamento: l’ascoltare, o come tradotto nel nostro testo l’udire: “I suoi discepoli lo udirono” (v. 14) e “Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi” (v. 18). L’ascolto dei discepoli di Gesù si limita alla registrazione di un fatto apparentemente strano senza trarre nessuna conseguenza pratica o conclusioni affrettate. Questo tipo di ascolto sembra voler custodire ciò che non si capisce per chiederne la spiegazione in un secondo momento, come accadrà nel testo che segue immediatamente il nostro.

L’ascolto dei capi dei sacerdoti e degli scribi è talmente diverso che c’è da domandarsi se sia veramente ascolto! Proprio per questo arrivano a elaborare progetti di morte che soltanto la paura riesce a frenare, anche se solo per il momento. Eppure in questo caso Gesù si mette a insegnare motivando il suo agire con fonti autorevoli come due grandi profeti delle sante Scritture!

E noi che tipo di ascolto vogliamo fare? Un ascolto compiacente di noi stessi e dei nostri interessi oppure un ascolto che mette veramente in discussione, che sa andare al di là delle immediate apparenze e che cerca il significato profondo di ciò che accade? Premessa che ci fa propendere per il secondo tipo di ascolto sembra proprio essere la custodia di un animo povero che non si compiace di vivere in ricche città di pseudo-paci.

Il Signore ci conceda un cuore povero, un cuore capace di ascolto, un cuore che non ha paura di chi la pensa diversamente da noi; solo così troveremo in noi la pace e la dilateremo attorno a noi.

fratel Dario