Gesù è umile, franco e giusto

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7 maggio 2020

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 7,14-24 (Lezionario di Bose)

In quel tempo,14quando ormai si era a metà della festa, Gesù salì al tempio e si mise a insegnare. 15I Giudei ne erano meravigliati e dicevano: «Come mai costui conosce le Scritture, senza avere studiato?». 16Gesù rispose loro: «La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato. 17Chi vuol fare la sua volontà, riconoscerà se questa dottrina viene da Dio, o se io parlo da me stesso. 18Chi parla da se stesso, cerca la propria gloria; ma chi cerca la gloria di colui che lo ha mandato è veritiero, e in lui non c'è ingiustizia. 19Non è stato forse Mosè a darvi la Legge? Eppure nessuno di voi osserva la Legge! Perché cercate di uccidermi?». 20Rispose la folla: «Sei indemoniato! Chi cerca di ucciderti?». 21Disse loro Gesù: «Un'opera sola ho compiuto, e tutti ne siete meravigliati. 22Per questo Mosè vi ha dato la circoncisione - non che essa venga da Mosè, ma dai patriarchi - e voi circoncidete un uomo anche di sabato. 23Ora, se un uomo riceve la circoncisione di sabato perché non sia trasgredita la legge di Mosè, voi vi sdegnate contro di me perché di sabato ho guarito interamente un uomo? 24Non giudicate secondo le apparenze; giudicate con giusto giudizio!».


Il brano evangelico proposto ci presenta Gesù che insegna. Infatti quasi la totalità del testo consiste in parole di Gesù. Uniche eccezioni sono: il versetto iniziale che contestualizza questi insegnamenti nel tempio durante le celebrazioni della festa delle capanne, e l’intervento di due gruppi di interlocutori (alcuni giudei e la folla). 

Questo insegnamento provoca la reazione di quei Giudei che si meravigliano per l’autorevolezza di Gesù, ma questa meraviglia invece di evolversi in un ascolto più profondo suscita in loro fastidio e invidia. Questo emerge chiaramente dalla loro domanda che, pur avendo un punto interrogativo alla fine, non è un chiedere. La loro è una falsa domanda, il loro è un “dire” (v. 15), un insinuare. Così facendo costoro vogliono suscitare nella folla che lo sta ascoltando il sospetto sull’autorevolezza di Gesù e del suo insegnamento.

Gesù, a differenza di quei giudei, “risponde loro” (v. 16), cioè si rivolge direttamente a chi lo vuole screditare per risolvere il problema alla radice, senza preoccuparsi troppo di difendersi di fronte alla folla. Ancor prima dell’argomentazione della sua risposta è il modo di fare di Gesù a costituire l’insegnamento più grande per noi oggi! Quando ci sono rapporti che “saltano” e che diventano contrapposizioni occorre rivolgersi con franchezza direttamente agli interessati. Quante volte invece cerchiamo di coalizzarci per meglio difenderci e attaccare chi ci vuole screditare?

Il contenuto della risposta di Gesù è umile, franco e lucido.

È umile perché non mira a difendersi, ma a difendere ciò che sta dicendo. Così dichiara prontamente che ciò che sta dicendo non è una sua invenzione, ma è la dottrina di colui che lo ha mandato. Inoltre dice chiaramente che non sta cercando “la sua gloria” (v. 18) perché non sta “parlando da se stesso” (v. 18), non sta sostenendo una dottrina che è sua.

È franco perché non dice semplicemente che ha ragione, ma indica come si possa verificare quello che sta sostenendo: occorre un “fare la sua volontà” (v. 17). Voler fare a tutti i costi la propria volontà dà solo l’illusione di essere liberi! Voler fare a tutti i costi la propria volontà rende schiavi, schiavi di se stessi e della propria volontà. Invece, tener in considerazione che c’è anche una volontà altrui fa mettere in atto quel minimo di relativizzazione di se stessi che consente di sfrondare la propria volontà da tutto ciò che ci asservisce. 

È lucido perché, pur sapendo benissimo lui e la sua dottrina vengono da Dio, e dunque sono veritieri, non pretende che gli si creda troppo velocemente.

A questo punto sorge spontanea una domanda che è anche un invito: le nostre risposte, ma anche il nostro semplice parlare, sanno essere umili, franchi e lucidi? Queste caratteristiche faranno sì che il nostro giudicare non sia secondo le apparenze ma si avvicini, almeno un po’, al “giusto giudizio” (v. 24) che non si basa solo sulle “apparenze” (v. 24). Cioè a quel giudizio che non cerca di uccidere né di “demonizzare” (v. 20) nessuno, ma punta a “sanare interamente” (v. 23) tutti coloro che si incontrano spinti dall’unica legge dell’amore.

fratel Dario