L’umanità delle parole

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9 maggio 2020

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 7,40-53 (Lezionario di Bose)

In quel tempo40 all'udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». 41Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? 42Non dice la Scrittura: Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo?». 43E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui. 44Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui.
45Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». 46Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». 47Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? 48Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? 49Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». 50Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: 51«La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». 52Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». 53E ciascuno tornò a casa sua.


“Dov’è quel tale?” (Gv 7,1)? Gerusalemme è piena di pellegrini radunati per la festa di Sukkot, la festa delle capanne, e tanti cercano Gesù. Un brusio di opinioni si leva su di lui. La sua parola e i suoi gesti nei giorni della festa suscitano pareri diversi, creano divisione.

Chi è Gesù? Ciascuno è libero di rispondere a questa domanda. Per la folla che lo circonda tutti gli elementi sono a suo sfavore: Gesù non corrisponde a ciò che comunemente le Scritture dicono del Messia. È contrariata, delusa, non è chi si aspettava, questo lo rende colpevole. Chi è questo sconosciuto che ci sta dicendo una parola nuova?Che non corrisponde alle nostre aspettative e non rientra nelle etichette con cui classifichiamo gli altri. La folla cerca la casella in cui inserire Gesù: la loro etichetta di Messia non gli corrisponde e semplicemente dimenticano, non guardano e non ascoltano ciò che lui fa e dice. Accettano la parola potente e definitiva dei sacerdoti e dei farisei e scelgono di non esercitare il loro discernimento.

Chi è Gesù? Per chi ascolta con attenzione Gesù non c’è dubbio: non ci si può impossessare di un uomo, etichettarlo, non si possono mettere le mani su di lui (cf. v. 44). Le guardie, armate, non esercitano più la loro autorità violenta di fronte a quest’uomo che parla come nessuno mai (v. 46). La parola di Dio rivoltaci da Gesù, se ascoltata, disarma, permette di fare scelte “disobbedienti”, che non corrispondono al pensiero comune ma che nascono dall’esercizio della propria libertà. 

Chi è Gesù? Vi è qualcuno che “era andato precedentemente da Gesù” (v. 50), che aveva incontrato e ascoltato una parola personalissima rivoltagli da lui (cf. Gv 3,1-21), che è però anche “uno di loro” (v. 50), uno del gruppo dei capi: Nicodemo. In lui vi è la forza dell’appartenenza al gruppo, ma c’è anche l’eco di quell’incontro personale, che lo porta a esporsi debolmente per Gesù. Rimane zittito dalla parola saccente dei capi, timoroso…

Chi è Gesù? “Mai un uomo ha parlato così” (v. 44). La parola di Dio che passa nella bocca di quest’uomo ha una qualità umana che colpisce, è una parola che interessa non solo per ciò che esprime ma per come è espressa. Di fronte a quest’uomo che non fa gesti particolari, che solo rivolge loro la parola, ciascuno deve chiedersi non tanto “chi è Gesù” ma interrogarsi sul “chi sono io”. Incontrarlo pone noi di fronte alla domanda: che uomo, che donna sono nella relazione, nell’incontro con l’altro? La parola di Dio mi abita, mi attraversa e diventa parola portatrice di umanità in me? O rimane puro possesso, strumento di potere?

Che parola rivolgo all’altro? Una parola falsa, che condiziona e seduce o una parola che spinge a interrogarsi e a porre in discussione sentenze e giudizi che ci raggiungono con l’intento di provocare “dissenso” (v. 43)? Una parola che dà coraggio perché l’altro possa fare passi di vita e scelte di libertà o una parola che spaventa e imprigiona in una staticità mortifera? Gesù è l’uomo che parla, un uomo dalla parola che libera, che colpisce chi lo ascolta perché egli si lascia abitare da questa parola e la abita, la vive con la sua piena umanità. Così può raggiunge l’altro e permettergli di sentirsi uomo, donna, che può parlare, pensare, vivere come uomo, libero dalla paura e responsabile dei proprio gesti. Uomini e donne che “seguendo la parola delle sue labbra possono tenere saldi i passi sulle sue tracce di uomo e non vacillare” (cf. Sal 17,4). Lasciamo “che l’umanità delle sue parole porti frutto in noi” (G. Baudry).

sorella Elisa