Dialogo di luce che ci unisce al Padre

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12 maggio 2020

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 8,12-30 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 12Gesù parlò di nuovo a scribi e farisei e disse: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». 13Gli dissero allora i farisei: «Tu dai testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera». 14Gesù rispose loro: «Anche se io do testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove sono venuto e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado. 15Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno. 16E anche se io giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato. 17E nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due persone è vera. 18Sono io che do testimonianza di me stesso, e anche il Padre, che mi ha mandato, dà testimonianza di me». 19Gli dissero allora: «Dov'è tuo padre?». Rispose Gesù: «Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio». 20Gesù pronunciò queste parole nel luogo del tesoro, mentre insegnava nel tempio. E nessuno lo arrestò, perché non era ancora venuta la sua ora. 21Di nuovo disse loro: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». 22Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: «Dove vado io, voi non potete venire»?». 23E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. 24Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati». 25Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. 26Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». 27Non capirono che egli parlava loro del Padre. 28Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. 29Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite».30A queste sue parole, molti credettero in lui.


“È in te la sorgente della vita, | alla tua luce vediamo la luce” (Sal 36,10). Così cantava il salmista, facendosi voce dell’attesa di una notte che invoca il sorgere della luce, lo zampillare di quell’acqua viva, che dà vita, perché è la Vita stessa (cf. Gv 14,6).

“Io sono la luce del mondo” (Gv 8,12): è “nel tempio” che Gesù pronuncia queste parole: è “nel luogo del tesoro” (v. 20) che risuona l’“Io sono” del Figlio, che è Luce e Vita, eco di quell’“Io sono” che era risuonato alle orecchie di Mosè sul monte di Dio, l’Oreb, “in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto”, quando il Signore si era manifestato a un pastore fuggitivo, che sarebbe diventato il pastore di un popolo in cammino verso la libertà (cf. Es 3).

Nelle notti della storia, Israele aveva già intraveduto la luce, nel suo progressivo manifestarsi, dapprima nella Legge, nella parola che viene da Dio per rischiarare i passi degli uomini (“Il comando è una lampada | e l’insegnamento una luce | e un sentiero di vita l’istruzione che ti ammonisce”, Prv 6,23), come pure nella Sapienza che “è riflesso della luce perenne, | uno specchio senza macchia dell’attività di Dio | e immagine della sua bontà” (Sap8,26).

Ora, l’antica profezia è giunta al compimento: “Il popolo che camminava nelle tenebre | ha visto una grande luce; | su coloro che abitavano in terra tenebrosa | una luce rifulse” (Is 9,1). In Cristo, si manifesta questa profonda imbricazione fra luce e vita, come mostra già il prologo del quarto vangelo: “In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; […] Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1,4.9).

Questa Luce che vivifica e questa Vita che illumina mettono l’uomo in movimento, lo chiamano alla sequela, ad un cammino non più di tenebra, ma luminoso: “Un tempo infatti eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Camminate perciò come figli della luce” (Ef 5,8), cioè come uomini nuovi, con-risorti con Cristo e illuminati dalla sua luce pasquale, una luce calda, che accende i cuori e li chiama ad amare: “Questo è l’amore: camminare secondo i suoi comandamenti. Il comandamento che avete appreso da principio è questo: camminate nell’amore” (2Gv 1,6).

Ora, la Luce afferma sempre se stessa, è diffusiva di sé, è luce per l’altro, è luce sull’altro; la luce si dà come testimonianza di se stessa (cf. Gv 8,13) e – al contempo – come rimando alla sua sorgente, alla sua origine, alla sua provenienza, cioè a quel Padre che manda il Figlio, come manda la luce sul mondo, come gli rivolge la sua parola di salvezza, quel Padre che è veritiero, che insegna al Figlio come parlare, e che è sempre con lui, perché non lo lascia mai solo, ma lo accompagna con la sua testimonianza di verità. Colui che è la Luce rivela che, nel suo nucleo più profondo, sta la relazione vitale e generante che lo unisce a quel Padre “dal quale ha origine ogni discendenza in cielo e sulla terra” (Ef 3,15).

Il Figlio è venuto a introdurci in questa relazione di vita, in questo dialogo di luce che lo unisce e ci unisce al Padre:

Tu mi hai insegnato come è composto il mondo
e mi hai reso figlio […].
I seguaci che mi hanno seguito
hanno creduto in Te e in me,
Tuo figlio. […]
Perché risorgo, Padre?
Perché il tuo nome è stato
il mio pane quotidiano.
Ogni giorno Tu mi hai dato
da mangiare e da bere
come il migliore dei padri.
Tu mi hai nutrito
del tuo vero nome.
[…] nel tuo nome,
Dio,
si può tutto,
si può nascere e morire,
e trionfare nel mondo (A. Merini). 

fratel Emanuele